Teatri Unesco, Polacco: «Cultura,
turismo e commercio insieme
per alimentare sviluppo condiviso»
RICONOSCIMENTO - Il direttore di Confcommercio Marche: «Risultato che sentiamo particolarmente vicino, anche alla luce dell’impegno con Impresa cultura Italia Confcommercio, il coordinamento nato per rappresentare le imprese culturali e creative e rafforzarne il ruolo economico e sociale». Giulio Silenzi e Gino Trolli (ex assessori regionali) sottolineano il ruolo avuto dalla giunta D’Ambrosio nello sviluppo dei teatri. A Matelica rammarico del sindaco per l’esclusione del Piermarini. La Fondazione Marche Cultura: «Non vince un elenco di teatri, ma un sistema culturale»

Massimiliano Polacco
«L’ingresso dei teatri condominiali dell’Italia centrale nel Patrimonio mondiale dell’Unesco è un traguardo storico per le Marche, che vedono consacrata a livello internazionale la propria identità di “regione dei teatri” – dice Massimiliano Polacco, direttore di Confcommercio Marche –. È un risultato che sentiamo particolarmente vicino anche alla luce dell’impegno della Confederazione con Impresa Cultura Italia Confcommercio, il coordinamento nato per rappresentare le imprese culturali e creative e rafforzarne il ruolo economico e sociale. In questa prospettiva stiamo costituendo il comitato marchigiano, in piena sinergia con il percorso avviato dalla Regione, convinti che cultura, turismo e commercio siano tre asset strategici del terziario, chiamati a procedere insieme e ad alimentare uno sviluppo condiviso.

Gli otto teatri marchigiani inseriti costituiscono la componente più numerosa di un patrimonio diffuso, profondamente legato alla storia e alla vita delle nostre comunità. L’iscrizione nella Lista Unesco offre una straordinaria occasione per accrescere l’attrattività del territorio e generare nuove opportunità per l’economia regionale. Molte di queste strutture, custodite nei borghi, possono richiamare visitatori durante tutto l’anno, favorendo la destagionalizzazione dei flussi e producendo ricadute positive per il commercio, la ricettività, la ristorazione e i servizi».
Confcommercio sottolinea il lavoro svolto dalla giunta regionale e conclude: «Il riconoscimento Unesco e la designazione di Ancona a Capitale italiana della Cultura 2028 rappresentano due tappe di eccezionale rilievo, dalle quali partire per rafforzare il posizionamento delle Marche nel panorama turistico nazionale e internazionale».
I teatri “Unesco” sono quelli di Macerata, Lauro Rossi, e San Severino, Feronia, e altri sei marchigiani: il Pergolesi di Jesi, il Ventidio Basso di Ascoli, il Serpente Aureo di Offida, il Teatro dell’Aquila di Fermo, il Gentile di Fabriano e il Bramante di Urbania.

Giulio Silenzi
Sul riconoscimento dei teatri a patrimonio Unesco intervengono anche due ex assessori regionali (giunta D’Ambrosio), Giulio Silenzi (Turismo) e Gino Trolli (Cultura). «Una straordinaria notizia che rende orgogliosa tutta la comunità regionale. È il giusto tributo a un patrimonio culturale unico al mondo, frutto di secoli di storia, di identità dei nostri territori e di una cultura dello spettacolo che ha fatto dei teatri delle vere “piazze coperte”, luoghi di incontro e di crescita civile. Proprio per questo, però, è doveroso ricordare come si sia arrivati a questo traguardo. Negli anni ’90 il patrimonio dei teatri storici marchigiani era in una situazione drammatica: molti edifici erano abbandonati, chiusi o non più utilizzabili, e la percentuale di strutture recuperate e restituite alla comunità era estremamente ridotta. La svolta arrivò con la Giunta D’Ambrosio, che ebbe la capacità di vedere in quei luoghi non soltanto immobili da recuperare, ma un sistema culturale da ricostruire e valorizzare. Lo strumento decisivo fu la legge regionale 43/98, la cosiddetta “Terzo Millennio”, che avviò un programma straordinario di interventi sul patrimonio storico, culturale e architettonico della regione, ponendo tra le priorità proprio il recupero dei teatri storici.

Teatro Piermarini
Grazie a quella legge e alla collaborazione con le Province venne realizzata una ricognizione completa dello stato dei teatri e fu messa in campo una straordinaria operazione finanziaria: circa 50 milioni di euro destinati al recupero di queste strutture, nel triennio 1998-2000, mediante l’emissione di Buoni ordinari regionali, che in pochi anni permisero la riapertura dei 72 teatri storici marchigiani. Tra i principali teatri che beneficiarono, negli anni successivi, di quel programma di recupero figurano: Teatro dell’Aquila, Lauro Rossi, Ventidio Basso, Feronia, Gentile, Pergolesi, Rossini, Goldoni. Oggi molti sono divenuti patrimonio dell’umanità. Fu un intervento epocale, che trasformò le Marche nella regione italiana con la più alta concentrazione di teatri e creò quel sistema unico che oggi viene riconosciuto a livello internazionale».

Denis Cingolani
Tra gli esclusi c’è il teatro Giuseppe Piermarini di Matelica, dal nome dell’architetto che lo ha progettato (autore anche del progetto del Teatro della Scala di Milano). «Le più sincere congratulazioni ai teatri marchigiani e ai territori che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento – dice il sindaco Denis Cingolani -. Si tratta di un risultato storico che rende onore alla straordinaria tradizione dei teatri storici della nostra regione. A questa soddisfazione, però, per la comunità di Matelica si accompagna un profondo rammarico. Il Teatro Giuseppe Piermarini rappresenta uno dei simboli più prestigiosi della nostra città. È un teatro progettato da uno dei più grandi architetti italiani del Settecento, autore del Teatro alla Scala di Milano, e da oltre due secoli costituisce il cuore della vita culturale, sociale e civile della nostra comunità. È un luogo che ha conservato intatti la propria identità, il proprio valore storico e la propria funzione pubblica.
Per queste ragioni, l’esclusione del Teatro Piermarini dal riconoscimento Unesco suscita inevitabilmente una grande delusione già preannunciata nella prima fase di candidatura». Il sindaco accetta la scelta dell’Unesco, ma non la condivide. «È una questione di rispetto verso una comunità che da oltre duecento anni custodisce con orgoglio questo straordinario bene culturale, investendo risorse, competenze e passione per mantenerlo vivo e fruibile. Il teatro Piermarini non perde certamente il proprio valore perché non inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale, anzi. Il suo prestigio resta immutato e continuerà a essere riconosciuto da quanti ne conoscono la storia, la raffinatezza e la bellezza. Tuttavia, è innegabile che il riconoscimento Unesco avrebbe rappresentato un’importante ulteriore opportunità di crescita culturale, turistica ed economica anche per Matelica e per l’intero comprensorio dell’entroterra marchigiano». Rammarico sì, ma il sindaco annuncia che per il loro bel teatro, che comprende pure i resti dell’antico stabilimento termale di epoca romana, proseguiranno gli investimenti.

«Un grande riconoscimento internazionale che premia una visione, sintetizzata in una parola chiave: sistema – commenta il presidente della Fondazione Marche Cultura, Andrea Agostini, insieme al Cda composto dalla vicepresidente Francesca Filauri, dai consiglieri Alessandro Bettini e Marta Paraventi – Non vince un elenco di teatri, ma un sistema culturale, che racconta l’identità di un territorio, un patrimonio diffuso che diventa progetto condiviso. Proprio per questo, sarebbe miope, oggi, ragionare sulle strutture che hanno ottenuto questo riconoscimento e quelle rimaste fuori. La ridefinizione del numero dei teatri candidati non ha ridotto l’orizzonte del progetto. I teatri riconosciuti diventano i rappresentanti più autorevoli di una rete diffusa e capillare e il veicolo di una strategia di valorizzazione che interessa l’intera regione». La Fondazione Marche Cultura ha rappresentato, su incarico della Regione, il braccio operativo che ha messo in relazione persone e territori, con l’obiettivo di costruire un’identità condivisa.
Il riconoscimento Unesco, aggiungono, «Non è un traguardo, ma una partenza che dà ulteriore slancio ad una stagione straordinaria per la cultura marchigiana».
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