Invenduto, una beffa annunciata
nei documenti riservati del 2017:
«Non compatibile coi tempi dell’emergenza»

SISMA - Nelle carte della Regione di novembre scorso l'operazione da 55 milioni di euro viene descritta come incerta e non sufficiente al fabbisogno. A finanziarla però è stato il Fondo per le emergenze. Nello stesso documento si ricostruisce anche la vicenda con il Consorzio Arcale che ha costruito le casette: «Il Rup ha relazionato alla presidenza regionale evidenziando la sussistenza della grave inadempienza contrattuale ma l'impossibilità a rescindere il contratto»
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Da sinistra Luca Ceriscioli e Angelo Sciapichetti

 

di Federica Nardi

A novembre dell’anno scorso una lettera riservata raggiunge il presidente della Regione Luca Ceriscioli e l’assessore regionale alla Protezione civile Angelo Sciapichetti. Il tema: soluzioni abitative d’emergenza e operazione invenduto. Sono passati due anni dalle scosse dell’ottobre 2016 che hanno messo in ginocchio mezza provincia. Ma manca ancora molto per fare chiarezza sulle sae e sull’invenduto, le due più grandi operazioni abitative delle Marche per far fronte all’emergenza post sisma. L’invenduto nel documento (si tratta di un parere che arriva dagli uffici tecnici della Regione) viene definito come un’operazione non compatibile con l’emergenza e con tempi ed esiti incerti. Eppure, per finanziarlo, è stato utilizzato proprio il Fondo per l’emergenza. Nel caso delle sae il documento mette nero su bianco che solo Arcale, nei prossimi anni, potrà sostituire le casette che per forza di cose si usureranno (alcune già sono ammuffite a causa degli interni montati bagnati). Le strutture infatti non solo non sono reperibili sul mercato ma le platee che le ospitano sono fatte su misura. 

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Una delle palazzine a Tolentino destinata agli sfollati e ancora da finire

INVENDUTO: DELL’EMERGENZA SOLO I FONDI, NON I TEMPI – «Per quanto riguarda l’invenduto reperibile sul libero mercato – si legge nel documento – occorre considerare che seppure ciò consentirebbe economie sulle opere di urbanizzazione, con particolare riferimento alla presenza di servizi a rete, la tempistica dell’operazione non è compatibile con i tempi dell’emergenza né tantomeno di esito certo, come di fatto si è verificato. Sino all’espletamento dei bandi non era dato sapere l’entità e la dislocazione del patrimonio messo a disposizione e in ogni caso esso non è immediatamente disponibile. Per l’acquisto è previsto che prima il venditore adegui l’immobile alle necessità del bando con una tempistica non certa; tale previsione inoltre potrebbe aver rappresentato un disincentivo alla partecipazione ai bandi. Infine il patrimonio reperito non è risultato sufficiente al fabbisogno. L’operazione dell’invenduto – conclude il documento – può considerarsi solamente accessoria, successiva ed integrativa dell’operazione Sae e potrebbe al più essere alternativa ad altre forme assistenzialistiche (Contributo di autonoma sistemazione o alberghi). Di fatto, a oggi, non sono state consegnate abitazioni ai cittadini provenienti da invenduto, né è prevedibile nel breve periodo». Tuttavia, in quei giorni e dopo le critiche mosse all’operazione, proprio la Regione la difendeva come soluzione per riavvicinare gli sfollati ai comuni d’appartenenza o comunque restituire loro un tetto sopra la testa. Tanto che in alcuni comuni, come Tolentino, l’amministrazione non ha mai chiesto la sae ma ha puntato tutto su case vere. Sia da terminare sia da costruire ex novo. Insomma, un’operazione complessivamente stimata in circa 55 milioni di euro, nata per l’emergenza e finanziata con i fondi dell’emergenza, ma che la Regione sapeva già non avrebbe rispettato i tempi, necessari, per un veloce rientro. Né tantomeno i numeri (tanto che poi è stato emanato un altro bando).

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Nell’area sae di Villa Sant’Antonio le opere di urbanizzazione sono ancora in corso

BUROCRAZIA E POCO PERSONALE – Discorso diverso per le sae. Che sarebbero state consegnate tutte almeno entro marzo di quest’anno ne era convinta anche la Regione, che si è trovata a fare i conti, come spiega il documento, con una miriade di problemi causati dalle aree e dal consorzio Arcale. Tanto che le ultime, a Camerino, sono state consegnate qualche giorno fa. «I progetti redatti dal Consorzio Arcale molto spesso, per stessa ammissione dei loro tecnici, non consentivano l’accesso ai bilici per scaricare i prefabbricati – si legge nella lettera -. Inoltre prevedevano tempi per la realizzazione della prima fase delle opere di urbanizzazione troppo brevi, che non tenevano conto generalmente dei tempi necessari per la realizzazione delle opere di contenimento dei versanti. I rapporti con gli enti gestori dei servizi sono stati inizialmente troppo burocratici volendosi in genere utilizzare le procedure ordinarie mentre da luglio in poi ci si è accordati su procedure più snelle, consone al regime emergenziale – continua il documento -. Per quanto esposto si è verificato che il grosso delle aree sono state occupate dai comuni e hanno consentito di avviare la procedura nell’aprile e nel maggio del 2017, mentre alcune ancora oggi (novembre 2017, ndr), non sono state identificate dai comuni, in particolare solo ultimamente Petriolo ha avviato l’occupazione e Camerino deve ancora definire esattamente il fabbisogno di circa 60 sae che non ci ha ancora commissionato. Di conseguenza la maggior parte delle procedure di gara hanno impegnato i mesi di maggio e giugno e i lavori consegnati nei mesi di giugno e luglio. Alla fine di agosto quindi sono cominciate consegne di massa di platee di fondazione al Consorzio Arcale, anche suddivise in sub aree al fine di dare un po’ di continuità alle lavorazioni di montaggio di sae e opere di urbanizzazione. Generalmente le imprese delle opere di urbanizzazione, sorteggiate dalle white list delle prefetture regionali, hanno profuso tutto l’impegno necessario per minimizzare i tempi; basti considerare che molti cantieri presentano paratie di pali lunghe centinaia di metri con uno o due ordini di tiranti che necessiterebbero di sei mesi per realizzarle. Mentre utilizzando più macchina perforatrici e calcestruzzi speciali tali tempistiche sono state più che dimezzate, seppure superiori ai tempi previsti dai cronoprogrammi. La grande mole di consegne di platee susseguitasi da settembre, seppure da tempo programmata anche se con un po’ di incertezza, ha trovato impreparato il consorzio Arcale, che non ha mai messo personale sufficiente rispetto le dimensioni degli interventi».

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Da sinistra Giorgio Gervasi, presidente del Consorzio Arcale e il governatore Luca Ceriscioli nell’agosto 2017 durante una delle prime consegne delle sae a Pieve Torina

INADEMPIENTI MA INSOSTITUIBILI – Dopo diverse comunicazioni tra Rup, Protezione civile nazionale e Regione, il 19 settembre del 2017 «Arcale sostiene di aver aumentato il personale da 330 unità a 430 unità con il risultato che invece di abbreviare i tempi i cantieri iniziavano a superare i 60 giorni andando in penale. Il Rup ha quindi ordinato il 16 ottobre 2017 di lavorare su tre turni giornalieri ma il consorzio ha contestato l’ordine di servizio. A seguito dell’accertamento dell’inadempienza all’ordine di servizio il Rup ha relazionato alla presidenza regionale evidenziando la sussistenza della grave inadempienza contrattuale ma l’impossibilità a rescindere il contratto in quanto le procedure per la sostituzione del Consorzio sono lunghe, rispetto i ritardi che subiamo, oltre al fatto che il sistema prefabbricato non è reperibile sul mercato e non può essere installato altro sulle platee realizzate». Insomma, nessuna ditta tranne Arcale potrà sostituire nei prossimi anni i pezzi deteriorati e sulle platee potranno andare solo casette costruite dal consorzio. «Di conseguenza a oggi i ritardi sono accumulati su oltre trenta cantieri e vanno da alcuni giorni sino in molti casi in decine di giorni e in alcuni oltre trenta giorni, su un totale di sessanta previsti – si legge nel documento -. Tale circostanza sta mettendo in difficoltà le imprese delle opere di urbanizzazione, che non riescono a riprendere il cantiere per realizzare le finiture con l’inverno che incombe. A oggi sono state applicate penali per circa 450mila euro ma è solo l’inizio. A oggi oltre 530 sae sono o saranno consegnate in ritardo da Arcale rispetto ai 60 giorni da crono programma. Si fa notare che, diversamente da quanto accade e alle imprese che realizzano le opere di urbanizzazione, il consorzio realizza manufatti standardizzati e costruiti in serie in officina e che lavora in piano su platee di calcestruzzo facilmente accessibili e che pertanto la loro tempistica dovrebbe essere certa. Accade invece che per la carenza di personale messo a disposizione dei cantieri i tempi non vengano rispettati. Chi realizza invece le opere di urbanizzazione è soggetto a una miriade di imprevisti: progettazione inadeguata alla realtà dei luoghi e alla funzionalità degli insediamenti, sorpresa geologica per la carenza di indagini a base del progetto, rinvenimento di sottoservizi non segnalati, necessità di spostamento di servizi interferenti con la difficoltà di rapportarsi con i gestori dei servizi interessati, presenza di acqua nella realizzazione delle palificate, franamenti, riprogettazione frequente delle opere di contenimento del versante a monte dell’insediamento».

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