Casette marce, aperta un’indagine
Lo scandalo Sae un anno dopo

LA PROCURA ha affidato un incarico alla Guardia di Finanza: l'obiettivo è quello di verificare se ci sono gli estremi per contestare il reato di frode nelle pubbliche forniture. Era 16 ottobre 2017 quando la Cgil di Macerata scoperchiò il vaso di Pandora dei subappalti per la costruzione delle soluzioni abitative d’emergenza in capo al consorzio Arcale di Firenze
- caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

visso-sae-casette-muffa-1-650x488-1-650x488

NELLE FOTO: L’ultima denuncia arrivata ieri da un cittadino di Visso, i rivestimenti interni bagnati, i pannelli del soffitto marci, i sindacalisti della Cgil Daniel Taddei e Massimo De Luca

 

di Federica Nardi

Sae marce a Visso, la procura di Macerata ha aperto un’indagine preliminare. L’incarico è stato affidato ieri alla Guardia di finanza di Macerata e Camerino. Al momento si tratta di verifiche preliminari disposte dal procuratore Giovanni Giorgio per accertare se vi siano gli estremi per contestare il reato di frode nelle pubbliche forniture. I militari hanno dato l’avvio agli accertamenti e hanno già svolto sopralluoghi per acquisire informazioni.

cgil-casette-sae-3-325x244

Nell’immagine due operai nei cantieri sae senza dispositivi di sicurezza

Era il 16 ottobre del 2017 quando la Cgil di Macerata scoperchiò il vaso di Pandora dei subappalti per la costruzione delle soluzioni abitative d’emergenza in capo al consorzio Arcale di Firenze (leggi l’articolo). Anche i terremotati, per voce dei comitati, segnalavano da tempo che qualcosa nei cantieri non andava. Un anno dopo, decine di famiglie di Visso stanno lasciando le casette per i problemi strutturali che hanno reso inagibili almeno 50 delle 228 sae consegnate. Se non trovano pace i terremotati, non trovano pace nemmeno gli operai che, in diversi casi sempre segnalati dalla Cgil, dicono di essere stati sfruttati, minacciati, fatti lavorare senza la necessaria preparazione o sicurezza. Sono ancora decine quelli in attesa dei pagamenti. Le sae sono costate, in media, 1.700 euro al metro quadro, comprese di opere di urbanizzazione. In alcune aree, come Villa Sant’Antonio, a Visso, le opere di urbanizzazione (affidate ad altre ditte rispetto al consorzio) sono ancora in corso, nonostante l’ultima consegna sia avvenuta a luglio.

visso-sae-casette-muffa-4-325x244

Una delle sae di Villa San’Antonio con il soffitto marcio

Le macchie di marcio e muffa comparse nelle abitazioni d’emergenza di Visso nelle aree di Villa Sant’Antonio e Cesare Battisti 2 sono un cerchio che si chiude. A Villa Sant’Antonio ad esempio i rivestimenti interni lasciati alle intemperie l’anno scorso e che oggi sono la causa principale dell’inagibilità delle sae, erano sotto gli occhi di tutti lo scorso inverno. Tra l’altro in quel cantiere, come risulta dalle notifiche preliminari dei lavori, hanno lavorato proprio quelle imprese segnalate negli ultimi 12 mesi dall’inchiesta sul campo della Cgil di Macerata. Daniel Taddei, segretario provinciale e Massimo De Luca, segretario della Fillea, hanno preso per mano gli operai che coraggiosamente hanno deciso di denunciare la situazione. Nel cantiere in questione hanno lavorato infatti anche il consorzio Gips (dove figurano le ditte Gesti one ed Europa) e la In.tech spa, capofila di una rete d’impresa. Il 19 aprile, con le vertenze di alcuni operai ancora aperte, il consorzio Gips ha presentato domanda di concordato preventivo. Per la consorziata Europa, la prima ditta coinvolta nell’inchiesta sae che poco dopo è diventata irreperibile, lavoravano operai che avevano raccontato di essere stati reclutati in Romania con la promessa di 50 euro al giorno. Soldi che poi in Italia diminuivano di molto o non venivano proprio dati. Anche l’ambasciata romena si era allarmata per la possibilità che il sistema messo in piedi fosse in odore di caporalato.

lucian

A destra Lucian, l’operaio che si infortunò nei cantieri delle sae

Per questa ditta lavorava anche Lucian, l’operaio romeno che si ruppe un legamento del ginocchio mentre era in uno dei cantieri delle sae di Ussita. Venne minacciato di essere riportato in Romania senza soldi, prima che la Cgil lo prendesse in carico e lo portasse in un luogo sicuro. Un episodio che il presidente del consorzio Arcale, Giorgio Gervasi, descrisse come «un operaio scivolato sul ghiaccio che si è slogato una caviglia». Per Gesti one invece lavoravano i tre operai egiziani che hanno raccontato, tra le altre cose, che i soldi dati come pagamento gli venivano chiesti indietro. E anche l’operaio clandestino che si era autodenunciato pur di sollevare la questione delle condizioni di lavoro nei cantieri delle casette. In.tech era finita nel mirino della Cgil per la rete d’impresa dove figuravano anche la Euroimpresit di Salvatore Piccolo e la Doge (la ditta che si è occupata di molti boiler delle casette), che al 13 aprile ancora non risultava iscritta al registro antimafia. Arcale ha sempre negato irregolarità nei cantieri e si è opposta anche alla richiesta di regolarizzazione dei lavoratori della Gesti one e in parte di Europa. La richiesta è ancora ferma in Regione.

ceregioli-video-condizioni-sae-sarnano-3-325x163

Il sindaco di Sarnano, Franco Ceregioli, in un frammento del video in cui denunciò le condizioni delle sae

Quali sono state, in questi mesi, le reazioni istituzionali? Il 22 dicembre l’assessore regionale Angelo Sciapichetti dettò le priorità: «Prima concludiamo i lavori, poi accerteremo le responsabilità per i gravi ritardi e per i difetti riscontrati nelle sae realizzate da Arcale». Pochi giorni dopo, nel periodo natalizio, tre sindaci si rifiutarono di consegnare alcune aree sae per le pessime condizioni in cui le avevano trovate al momento della chiusura dei lavori. Erano Giuliano Pazzaglini (Visso), Franco Ceregioli (Sarnano) e Mauro Falcucci (Castelsantangelo). Una presa di posizione talmente clamorosa che valse anche la visita del capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli. Nel caso di Sarnano e Caldarola Borrelli disse: «Scoccia vedere che ci sono problemi alle rifiniture».

sae_costafiore_muccia-5-298x400

I pensili del bagno caduti in una Sae a Muccia

Da lì l’episodio più grave fu quello del 10 aprile, con la scossa di 4.6 che tirò giù i pensili in sei sae di Pieve Torina e Muccia. Nessun ferito, per puro caso. La Regione prima minimizzò, poi corse ai ripari chiedendo una relazione dettagliata per individuare i responsabili. In 12 mesi si è spesso parlato di denunce contro il consorzio, tanto che oggi il consigliere regionale Elena Leonardi (Fratelli d’Italia), ha chiesto conto a Sciapichetti di quali e quanti esposti siano stati fatti nei confronti di Arcale per tutelare gli interessi dei terremotati, dei Comuni e della stessa Regione. Pazzaglini invece, diventato nel frattempo senatore nelle fila della Lega, è passato dal criticare Arcale ad annunciare l’intenzione di far investire il consorzio in tutto il territorio marchigiano. Un’ipotesi a cui si stanno opponendo, oltre alla Cgil, anche i comitati dei terremotati e gran parte della popolazione dell’epicentro delle scosse del 2016. Quello che sta accadendo a decine di sae di Visso costruite da Arcale è infatti l’ennesimo trasloco forzato per chi ha la casetta con le pareti o soffitti marci. Per gli altri assegnatari della provincia, un presagio da incubo. Dopo aver perso casa tanti temono di perdere anche la casetta.

Articoli correlati



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X