Cantieri per le casette:
la Cgil alza il velo
“Una giungla, lavoratori sfruttati”

SISMA - Massimo De Luca, segretario provinciale della Fillea: "Turni da 14 ore, sette giorni su sette, senza nessun accordo sindacale. Tutto nasce da ribassi scandalosi fino al 40% nelle gare d'affido. Inoltre ci sono otto subappalti in ogni area per l'edificazione delle Sae". Anche i comitati avevano chiesto chiarimenti alla Regione a tutela degli operai e del cronoprogramma
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Un cantiere a Valfornace (foto Falcioni)

 

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Massimo De Luca (Fillea Cgil)

 

di Federica Nardi

“Pochi operai che rincorrono i cantieri lavorando 14 ore al giorno senza nessun accordo sindacale”.  A denunciare la situazione è la Cgil che, per voce del segretario generale provinciale della Fillea Massimo De Luca,  mette in luce la situazione di lavoro nelle aree Sae del Maceratese. Proprio oggi la Regione ha intimato il consorzio Stabile Arcale, aggiudicatario dell’appalto con la Protezione civile, di accelerare i tempi che nella maggior parte dei casi non sono stati rispettati. Ma già tempo fa i sindacati e anche i comitati dei terremotati avevano chiesto di raddoppiare i turni e di lavorare nei festivi. La risposta o non c’era stata o era stato detto che era impossibile. Almeno fino a oggi. Con la denuncia del sindacato e la misura colma dei terremotati, i problemi vengono a galla in un colpo solo. Per ogni area Sae “ci sono almeno 8 subappalti e solo una minoranza applica il contratto edile, anche se vige il contratto nazionale”, dice De Luca. Inoltre “con la Protezione civile non abbiamo avuto modo di interfacciarci per stabilire un percorso di regole. Ci siamo messi a disposizione per stabilire turni di lavoro 7 giorni su 7 con squadre certe e regolari”. Ma niente di fatto, per il rappresentante dei lavoratori.  “Si cela tutto dietro la parola emergenza – aggiunge De Luca -. La Regione forse non lo sa, ma gli operai già lavorano notte e giorno, senza nessun accordo sindacale in barba a qualsiasi norma.

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Una Sae in costruzione a Visso

La denuncia mensile delle ore di lavoro riporta massimo 100, 105 ore, ma sono molte di più. Qua si fa finta di essere in regola. Perché già oggi lavorano 14 ore al giorno 7 giorni su 7. Il problema è che sono pochi. Per cui anche durante la costruzione abbiamo i cantieri deserti perché i pochi operai rincorrono i vari cantieri lasciando le altre aree totalmente alla mercé di tutti”. E questo accadrebbe perché “c’è sempre il problema dell’appalto preso al massimo ribasso. Abbiamo avuto nei cantieri Sae ribassi scandalosi del 30 o 40 percento. Ecco il risultato, una cosa drammatica. Dove c’è una giungla si crea questo: ritardi, lavori approssimativi e purtroppo iniziano a esserci infortuni, come quello gravissimo a Muccia. Il problema non è nemmeno il lavoro nero, ma il lavoro grigio. La denuncia mensile delle ore di lavoro riporta massimo 100, 105 ore, ma sono molte di più. Qua si fa finta di essere in regola”. A mancare è uno strumento invocato mesi fa e che l’ex commissario alla Ricostruzione Vasco Errani aveva promesso di aggiungere nella 41esima ordinanza proprio il giorno della sua uscita di scena: il Durc di congruità.

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Lavori sulla Valnerina

“Sono passati altri due mesi –  continua De Luca – tutte le altre ordinanze annunciate sono uscite e ne stanno per uscire altre, ma manca sempre quella sul Durc di congruità. Una semplicissima regola che permette di capire quante persone e per quante ore lavorano, quali sono le ditte in regola e se applicano il contratto giusto. Ci siamo appellati anche alla Regione. A oggi si riesce a fare tutto tranne quella regoletta. Il caso emblematico? Il cantiere per la frana della Valnerina. Nel versante umbro le aziende devono avere il Durc di congruità, nel versante marchigiano non c’è. In un solo appalto abbiamo regole diverse. Guarda caso la procura di Napoli ha avviato indagini rispetto a come lavorano gli operai di Norcia, Cascia e Preci. Perché immediatamente, grazie al Durc, la cassa edile ha riscontrato che c’erano maestranze non registrate regolarmente e che non veniva applicato il contratto edile”. Nel Maceratese inoltre “il 95 percento di questi operai – dice De Luca – mangiano nel cantiere. Hanno appena il tempo di mangiarsi il panino, solo la sera raggiungono le mense con mille problemi, verso le 9 o 10 di sera”. E in più “siamo stati fortunati con il tempo, non ha piovuto praticamente mai. Ma se le casette non sono finite a breve – conclude De Luca – le intemperie invernali non faranno altro che rovinare quel poco fatto. L’appello che facciamo è che le aziende nel Maceratese a partire dall’Arcale si mettano con noi intorno a un tavolo per concordare orari di lavoro congrui in modo da abbreviare la durata dei cantieri ma nel rispetto delle regole. Poche ma certe. La paura che nemmeno quest’inverno le persone possano tornare nei luoghi di residenza è tremenda”.

Casette, pugno duro della Regione: “Troppi ritardi e pochi operai ora al lavoro anche di notte”



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