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Casette marce dopo due mesi
«Tutti sapevano, è una vergogna
Ora dovrò andare in camper»

SISMA - La denuncia di Giorgio Calabrò, 59 anni, di Visso: «Durante i lavori di montaggio anche gli operai avevano segnalato che i materiali interni erano troppo bagnati per essere montati così. Ma siccome dovevano consegnare per tempo ed evitare le multe sono andati avanti lo stesso». A due anni dal terremoto e già in netto ritardo, era entrato il 29 luglio nell'area di Cesare Battisti II. Solo qui sono da rifare 35 sae su 50: «Chi ha controllato che fossero a posto? Ma se mi consegnano una chiave posso pensare che i tetti sono fradici? Chi ha firmato l'agibilità ha dichiarato che ci si poteva vivere»
martedì 16 ottobre 2018 - Ore 14:52 - caricamento letture
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Il camper dove andrà a vivere Giorgio Calabrò durante i lavori. Sullo sfondo alcune delle sae da rifare

 

di Federica Nardi

«Siamo entrati nella sae il 29 luglio e ci tocca rismontare tutto e andare a vivere in camper. Nemmeno dopo il terremoto mi era successo». Giorgio Calabrò ha 59 anni, è di Visso ed è titolare dell’omonima macelleria che ha riaperto il mese scorso nel centro artigianale proprio davanti all’area di soluzioni abitative d’emergenza Cesare Battisti II. Solo qui, su 50 casette realizzate dal consorzio Arcale, 35 sono da rifare a causa dei rivestimenti interni marci. Praticamente quasi tutte. Dopo due anni dal sisma e quattro case perse Calabrò, come tanti altri a Visso, si ritrova di nuovo con le valigie in mano.

Giorgio Calabrò

«L’isolante di lana di roccia era fradicio in tutte le stanze. Tutti lo sapevano. Questo dà fastidio: tutti sapevano e se ne sono fregati per sbrigarsi. Quando sono entrato nella casetta puzzava sempre di umido, quindi ho istallato un deumidificatore che tirava via tre o quattro litri d’acqua al giorno. Poi è successo che nell’area di Villa Sant’Antonio il soffitto di una sae è crollato perché era marcio e allora hanno cominciato a controllarli tutti, anche da noi. Ma se fosse successo durante la neve che avremmo fatto? Ci sarebbe crollato il tetto in testa con tutto quel peso. E’ una vergogna». Quando il controllo è toccato alla sua sae, i risultati dei carotaggi sono stati scioccanti. «Hanno scoperto che nel mio bagno la lana di roccia era stata montata non solo bagnata ma anche ancora imballata nel nylon – continua Calabrò – Ho ripensato a quando ci hanno consegnato le chiavi di queste casette. Hanno fatto l’inaugurazione (a quasi due anni dal terremoto, ndr), ci hanno consegnato le chiavi personalmente e stringendoci la mano. Ma chi ha controllato che fossero a posto? Ma se mi consegnano una chiave posso pensare che i tetti sono fradici? Chi ha firmato l’agibilità della casetta ha dichiarato che ci si poteva vivere».

Alcuni materiali marci ammucchiati all’esterno dopo i lavori nell’area di Cesare Battisti II a Visso

Nella fila di sae dove vive Calabrò le casette hanno tutte lo stesso problema. Compresa quella dove abitano i suoi genitori che tra l’altro hanno anche problemi di mobilità. «Non posso mandarli in albergo durante i lavori – spiega Calabrò -, hanno bisogno di assistenza continua, non posso spostarli lontano da me. Quindi prima faremo i lavori nella loro sae, in modo che li posso ospitare nella mia. Nel frattempo dormirò con mia moglie in un camper che mi ha prestato un amico. Tra tutto, compresi i lavori alla mia sae, ci dovrò stare minimo un mese, a seconda di quanto è messa male la sae dei miei genitori. Mi sono evitato il camper dopo il terremoto ma non con le sae, veramente assurdo. Speriamo che finisca presto».

 

Uno dei soffitti marci nell’area di Villa Sant’Antonio

Nel frattempo i lavori sono ancora in corso anche nell’altra area sae dove i rivestimenti interni sono stati montati bagnati, quella di Villa Sant’Antonio. Qui non tutte le casette hanno questo problema. Si tratta principalmente di quelle del lotto 4, che era stato consegnato a maggio. Anche qui, come nelle altre aree di Visso, l’appalto era stato vinto dal consorzio Arcale, che ha realizzato la maggior parte delle soluzioni abitative d’emergenza in provincia. A causa dei gravi problemi delle strutture, nei giorni scorsi, c’è stato anche un incontro in Senato tra il sindaco e senatore leghista Giuliano Pazzaglini e un rappresentante del consorzio. Un incontro che ha rivelato però anche l’intenzione di aprire le porte ad Arcale per investimenti su tutto il territorio marchigiano. L’ipotesi ha trovato perplessità nella popolazione. Mentre a livello istituzionale è arrivata la ferma opposizione sia da parte della Cgil di Macerata, che da mesi denuncia irregolarità nei cantieri di Arcale, sia dalla rete di comitati dei terremotati Terremoto centro Italia, che ha trovato paradossale la posizione del senatore. Fermo restando che i contenuti dell’accordo non sono stati resi pubblici, si è trattato, spiega Pazzaglini di un «incontro voluto e dovuto visto che, avendo realizzato le Sae, il consorzio Arcale continuerà a operare nel nostro territorio. Allora perché non chiedergli di fare qualcosa per queste zone?».

Un sacco di lana di roccia estratta bagnata da una sae dell’area Villa Sant’Antonio a Visso

Una delle sae di Villa Sant’Antonio con il soffitto marcio

 

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