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L’alba della ricostruzione è grigia:
opera da oltre 250mila euro
a ditta non iscritta ad anagrafe antimafia

GIUNGLA NEL CRATERE - Lavori a Valfornace affidati alla Eni srl, società che appartiene al 50% a Salvatore Piccolo. L'azienda ha presentato un'autocertificazione. L'imprenditore ha già lavorato nel cratere con la Euroimpresit. Il fratello, Raffaele, 56 anni, è uno dei personaggi principali dell’inchiesta denominata “The Queen” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli
sabato 4 agosto 2018 - Ore 09:37 - caricamento letture
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Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito*

Ormai pressoché ultimata, sia pure con gravissimi ritardi, l’epopea drammatica delle Sae (le casette di legno per l’emergenza post terremoto), di qualità scadente benché costate a metro quadrato quasi come un attico sul lungomare di Civitanova, comincia adesso l’era della ricostruzione. E, se per le Sae l’elemento caratterizzante è stato l’aggiramento della normativa sui subappalti grazie a vari marchingegni giuridici (tra i quali il cosiddetto contratto di rete, di cui in appresso) e alla scarsezza dei controlli, per la ricostruzione, che vedrà girare miliardi e miliardi di euro e sarà effettuata sia dagli enti pubblici che dai privati, molte ombre già si addensano.

Ne abbiamo un primo esempio per un appalto pubblico riguardante una struttura ricettiva sita nel comune di Valfornace, aggiudicato all’impresa Eni srl, con sede in Caserta (ovviamente niente a che vedere con l’Eni spa, la multinazionale scaturita dall’azienda pubblica costituita nel 1953 da Enrico Mattei), a mezzo della determina n. 45 del 14 maggio 2018 dell’Unione Montana Potenza, Esino e Musone (quale Stazione Appaltante). Ivi si legge che l’Eni srl, su ben 123 imprese partecipanti alla gara, ha effettuato il maggiore ribasso (pari al 26,131 per cento), per cui i lavori di riparazione e miglioramento sismico della struttura ricettiva le vengono aggiudicati per un importo pari a circa 250mila euro. Si legge inoltre che la stessa Eni srl ha presentato una propria autocertificazione antimafia, in quanto dalla Banca dati nazionale antimafia nulla è pervenuto nei 30 giorni dalla data della richiesta.

Ebbene, a prescindere da serie perplessità sul ricorso all’autocertificazione nel caso specifico (si leggano gli articoli 88 e 89 del D. Lgs. N. 159/2011, il cosiddetto codice antimafia), è necessario procedere ad un approfondimento sulla società aggiudicataria e su alcuni suoi significativi collegamenti. Socio al 50 per cento e amministratore unico della Eni srl, che ad oggi non risulta iscritta nell’anagrafe antimafia, è tale Piccolo Salvatore, domiciliato a Casapesenna (Caserta). Costui peraltro ha già operato dalle nostre parti anche per i cantieri delle Sae con un’altra sua ditta, la Euroimpresit, ditta individuale intestata appunto a Piccolo Salvatore, con sede in Casapesenna.

La Euroimpresit ha infatti lavorato per oltre un anno nella giungla della casette Sae, inizialmente distaccando propri lavoratori alla In.Tech spa (società legata da un accordo quadro con il Consorzio Arcale per le Sae da costruire nelle zone terremotate delle Marche). Successivamente, per seguitare a collaborare con la In.Tech spa e quindi per superare taluni ostacoli giuridici che consentono il distacco di lavoratori solo nella sussistenza di particolari presupposti, in precedenza difficili da intravedere, la Euroimpresit si è avvalsa di un contratto di rete (un particolare contratto che consente di realizzare raggruppamenti di imprese finalizzati ad una reciproca collaborazione, e quindi, nel forzare in vari modi il divieto di subappaltare i subappalti, facilita pure i distacchi di lavoratori da un’azienda ad un’altra) sottoscritto in data 28 settembre 2017 tra la In.Tech spa, società capofila, la stessa Euroimpresit (rappresentata nell’occasione, a seguito di procura speciale, dal fratello di Piccolo Salvatore, cioè Piccolo Raffaele, sul quale poi si tornerà) e varie altre imprese.

La Euroimpresit di Piccolo Salvatore nel febbraio 2018, dopo essersi aggiudicata una gara indetta dal Comune di Melito di Napoli per lavori pari a quasi 800mila euro (grazie anche in tal caso ad un notevolissimo ribasso, pari al 38 per cento), è stata peraltro esclusa in extremis dalla gara in questione (determina n. 116 del 20 febbraio 2018) per aver reso false dichiarazioni circa i requisiti di ordine generale dichiarati in sede di partecipazione alla gara. Sebbene la Euroimpresit non ne avesse fatto cenno, era infatti risultata presso il casellario dell’Anac la sussistenza di annotazioni circa una precedente risoluzione contrattuale per grave inadempimento.

Ma Piccolo Salvatore, come sopra detto, è anche fratello di Piccolo Raffaele, imprenditore di 56 anni, uno dei personaggi principali dell’inchiesta denominata “The Queen” coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, attualmente in fase di udienza preliminare. Una maxi inchiesta che riguarda diverse decine di imputati, tra i quali ben quattro sindaci del Napoletano e del Casertano, l’ex consigliere regionale Pasquale Sommese, il faccendiere Alessandro Zagaria. Gli imputati, a vario titolo e con imputazioni diverse da caso a caso, sono accusati di corruzione, turbativa d’asta e concorso esterno in associazione camorristica per aver truccato – anche aprendo nottetempo le buste con le offerte dei concorrenti – diversi appalti al fine di favorire imprese della famiglia Zagaria di Casapesenna, quella gestita sino all’arresto di qualche anno fa da Michele Zagaria, detto Capastorta, uno dei capi storici del sanguinario clan dei Casalesi.

Valfornace

Nell’ambito di tale indagine Piccolo Raffaele, fratello di Salvatore, è stato assoggettato alla misura cautelare degli arresti domiciliari nel marzo 2017. E, per quanto concerne uno dei più grossi appalti rientranti nell’inchiesta, quello indetto dal Comune di Casapulla (Caserta) per quasi due milioni di euro, all’epoca dei primi arresti risultava essere espressamente previsto per l’esecuzione dei lavori un contratto di noleggio “a caldo” proprio con la Euroimpresit di Piccolo Salvatore. A quest’ultimo, tra l’altro, era intestata l’utenza telefonica utilizzata dal fratello Raffaele per varie compromettenti telefonate, tutte intercettate dagli inquirenti. I due fratelli Piccolo, inoltre, sono stati tra di loro soci in un paio di società a responsabilità limitata (la Co.Pi.Raf. srl e la CRS srl), ad ulteriore testimonianza di un legame, non solo familiare ma anche affaristico, molto stretto. Per finire questa piccola rassegna, il nominativo della Euroimpresit di Piccolo Salvatore risulta essere emerso (in questo caso senza imputazioni) anche nell’ambito dell’inchiesta “Sarastra”, riguardante il Comune di Scafati (Salerno) e concernente i reati di scambio elettorale politico-mafioso, minacce, violenza privata ed estorsione, con l’aggravante dal metodo mafioso. Insomma, un quadro che suscita non poche preoccupazioni, peraltro già in qualche modo segnalato dalla Cgil di Macerata senza che vi siano state reazioni di sorta. E ciò francamente preoccupa ancora di più. Certo che, se questo è l’inizio della ricostruzione, noi tutti, e specialmente quei figli di un dio minore che sono i marchigiani residenti nelle zone del cratere, ne vedremo proprio delle belle.

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