Operaio clandestino nei cantieri sae:
«Atti in procura»

GIUNGLA CASETTE - L'uomo si è autodenunciato mostrando i documenti falsi con cui lavorava. Il sindacato Cgil ha inviato ai magistrati la documentazione. Continuano le segnalazioni di persone impiegate 10 ore al giorno. «Come possono venire opere fatte da persone che non riposano?». In un cantiere di Visso 21 italiani hanno annunciato lo sciopero se non saranno pagati
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L’operaio clandestino si è autodenunciato

di Federica Nardi

«Arcale dice che non c’è lavoro nero nei cantieri sae. C’è anche di peggio». La Cgil stringe il cerchio dell’inchiesta sui cantieri delle casette per gli sfollati portando foto, documenti e corrispondenza che lasciano poco spazio all’interpretazione. Dopo 50 vertenze e 100 segnalazioni di operai l’ultimo caso nel cantiere più grande d’Europa, proprio in provincia di Macerata, è quello di un operaio egiziano clandestino che si è autodenunciato. Lavora per la Gesti one, ditta che fa parte del consorzio Gips, subappalto del consorzio Arcale, che nel 2015 si è aggiudicato il maxi appalto della Protezione civile per le soluzioni abitative d’emergenza. Stamattina Cristiano Costanzo, responsabile della fornitura di Arcale e consigliere della Intech, capofila di una rete d’impresa nel mirino del sindacato, si è presentato nella sede della Cgil di Macerata per ascoltare la conferenza stampa ma è stato allontanato.

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Da sinistra Massimo De Luca e Daniel Taddei

«La foto del cartellino non corrisponde né con il vero nome né con la data di nascita dell’operaio. L’abbiamo accompagnato ad autodenunciarsi, non aveva il permesso di soggiorno. Ha fatto una denuncia querela. La procura ha acquisito gli atti – spiegano Daniel Taddei e Massimo De Luca, segretari Cgil e Fillea di Macerata -. Contengono passaggi penalmente rilevanti e per questo gli è stato concesso il permesso di soggiorno per motivi di giustizia». Intanto lunedì, in un cantiere sae di Visso, 21 operai italiani sono pronti a scioperare. «Non ricevono lo stipendio da settembre – spiega Massimo De Luca -. Solo acconti».

 

Da mesi gli operai di alcune ditte parlano alla Cgil di mancati pagamenti, richieste in odore di caporalato – come quella di restituire i soldi degli acconti ricevuti – e mancanza di sicurezza sul lavoro. Uno dei primi operai a uscire allo scoperto rischiava di essere rispedito in Romania dopo un infortunio non segnalato (leggi l’articolo). Le denunce presentate dagli operai a oggi sono cinque. Oltre alle denunce degli operai ci sono segnalazioni della Cgil perché alcune ditte al lavoro nei cantieri non compaiono nel registro dell’antimafia. Esempio portato dal sindacato: la rete d’impresa con capofila Intech. Della rete fa partela ditta Doge, che si è occupata dei boiler in gran parte dei cantieri sae, non compare nel registro. «Non stiamo imputando lavori fatti male – sottolineano i sindacalisti – ma una grossissima anomalia. Tra l’altro la rete di impresa costituita da Intech è datata 28 settembre, ma queste ditte operavano anche prima nei cantieri». Anche qui, foto alla mano.

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Una delle foto mostrate: al lavoro senza dispositivi di sicurezza

Per i mancati pagamenti al momento sono in attesa di risposta sette operai di Europa, (prima ditta coinvolta nello scandalo sae e che da allora è irreperibile) per un pagamento netto di 43mila euro e 13 operai della Gesti one per 81mila euro, sempre al netto dei contributi. Il presidente di Arcale, Giorgio Gervasi, ha scritto alla Protezione civile che «il consorzio contesta le comunicazioni della Fillea Cgil del 21 marzo in quanto inveritiere, contraddittorie, tendenziose e pretestuose». Tuttavia, sullo schermo dietro a Taddei e De Luca, scorrono documenti che dimostrano che gli operai dell’Europa erano al lavoro 10 ore al giorno, 6 di domenica. Niente riposo. I dati compaiono sul cedolino compilato da uno dei responsabili di cantiere della ditta. «Ma come può venire un lavoro se gli operai lavorano per mesi senza pause? A quali rischi si sono esposti?». Ci sono anche prove di lavoratori che non risultano da nessuna parte e quindi, per il sindacato, è anche difficile tutelarli a livello di contratti e compensi. Foto di operai che lavorano senza nessun tipo di sicurezza, in bilico su impalcature e scale.

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I fermi hanno ceduto in una sae a Muccia

In un’altra mail, sempre a firma di un responsabile di Europa e indirizzata al proprietario della ditta, si chiede di comunicare a Gips di non mettere troppa fretta ai lavori perché il cartongesso e lo stucco si devono asciugare. «Guardate cosa è successo alle sae, che da contratto devono reggere a una scossa di grado 8, con l’ultima scossa di 4.6. Il cartongesso era inadatto e le staffe in alcuni casi sono venute via – ricordano Taddei e De Luca -. Che sia un caso o 400 non importa. Per fortuna la scossa c’è stata all’alba. Se fosse stata poco dopo ci sarebbe stato qualcuno là sotto a fare colazione o a lavare i piatti». Dalla Protezione civile, almeno fino a stamattina, nessuna risposta al sindacato. «Abbiamo cercato di contattare, anche informalmente, sia il responsabile regionale David Piccinini, sia l’assessore regionale Angelo Sciapichetti. Ma non ci hanno mai risposto».
«Oltre allo sfruttamento – spiegano Taddei e De Luca – vengono segnalate anche minacce, giri non chiari di postepay, richiesta di restituire soldi ricevuti in pagamento. Dato che Arcale continua a dire che le pretese di operai e sindacato sono del tutto indimostrate, in giornata noi comunicheremo alla Protezione civile i nomi e i conteggi dei lavoratori».

(Servizio aggiornato alle 17,10)

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