Inchiesta sugli appalti delle Sae
«Infiltrate aziende in odore di mafia»

SISMA - Secondo la procura di Ancona ci sono delle ditte legate alla criminalità organizzata e delle omissioni nei controlli. Quattro le persone indagate. Il capogruppo della Lega in Regione Sandro Zaffiri punta il dito contro il governatore Ceriscioli: «E' il responsabile politico, si dimetta»
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Le Sae

 

Indagine sugli appalti delle Sae, secondo la procura di Ancona ci sono state aziende infiltrate in odore di mafia nei subappalti delle casette. Per gli inquirenti ci sarebbero state delle omissioni nei controlli legati alla normativa antimafia. Sono quattro le persone indagate, a vario titolo, per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Si tratta del capo della Protezione civile delle Marche David Piccinini, dei dirigenti Erap Maurizio Urbinati di Ancona e Lucia Taffetani di Macerata oltre al responsabile del procedimento Stefano Stefoni. La Procura ha anche nominato un consulente per studiare i documenti sequestrati.

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Sandro Zaffiri, capogruppo Lega

«Si allunga giorno dopo giorno la lista delle incapacità, degli errori, delle scelte sbagliate ed inopportune finanche dei maldestri tentativi di giustificazione del presidente Ceriscioli e della sua giunta di fronte al completo dissesto operativo nella gestione del post terremoto». Sono le parole di Sandro Zaffiri, capogruppo della Lega in Consiglio regionale. Dopo l’esposto alla procura e l’inchiesta della Guardia di finanza sulla realizzazione delle casette – che vede indagati, tra l’altro per abuso d’ufficio, il capo della Protezione civile delle Marche David Piccinini, Maurizio Urbinati, Stefano Stefoni e Lucia Taffetani – il Carroccio torna ad attaccare la giunta regionale sulla gestione della ricostruzione. «Il presidente Ceriscioli – denuncia Zaffiri – smetta di far finta di non essere coinvolto nella vicenda, chiedendo di consentire il regolare svolgimento delle indagini nel silenzio dell’opinione pubblica ed invocando trasparenza. Ceriscioli era, è e resta il principale responsabile politico degli errori, delle omissioni e delle lungaggini che si sono determinate nell’iter della ricostruzione, poiché rappresenta il vertice di una filiera operativa composta da dirigenti, funzionari e tecnici di sua nomina o della sua giunta. Pertanto, se errori (penalmente rilevanti o meno) ci sono stati e ce ne sono stati, dovrebbe trarne immediate conseguenze rimettendo il mandato».

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