Salvataggio Banca Marche,
si lavora al piano b

Fonspa rimane ancora della partita ma l'assenza di un partner industriale e l'apertura di una procedura di infrazione per aiuti di Stato nel caso Tercas costringono a ripensare lo schema di intervento. Il Fondo Interbancario potrebbe partecipare in maniera massiccia sottoscrivendo quote dell'istituto, una soluzione temporanea prima dello scadere dei due anni di commissariamento
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La sede di Banca Marche a Jesi

La sede di Banca Marche a Jesi

di Marco Ricci

Per Banca Marche i tempi della soluzione della crisi si sono spinti più in là di quanto immaginato, segno evidente di come la soluzione ipotizzata quasi un anno fa da Bankitalia e dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi non sia più così attuale. Se in parte può aver pesato l’apertura di un dossier per aiuti di stato da parte della commissione europea sul salvataggio Tercas (intervento simile a quello deliberato dal Fondo per Banca Marche), nelle ultime settimane la mancata individuazione di un partner avrebbe raffreddato la prima ipotesi di intervento, con Fonspa che non può coprire l’intero aumento di capitale. E se da autorevoli fonti finanziarie si apprende come il Credito Fondiario non si sia tirato indietro ma sia determinato a rimanere della partita, di tempo non ce ne è poi molto per individuare la soluzione, con ottobre che vedrà terminare i due anni di amministrazione straordinaria. Anche i commissari, molto difficilmente, riusciranno ad individuare in questo ristretto lasso di tempo  quel partner industriale richiesto da Via Nazionale per affiancare l’istituto di credito marchigiano, mentre i tempi del Risiko! delle popolari, da cui si sperava potesse venire la soluzione, si vanno allungando e rischiano di scivolare al 2016. Lo schema di salvataggio è dunque tornato sul tavolo del Fondo Interbancario il quale aveva già deliberato un suo intervento.

Al di là delle poche frasi di circostanza, la situazione d’impasse è infatti chiara da tempo alla Banca d’Italia, come è chiaro al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) che un default dell’istituto costerebbe al sistema, e dunque alle altre banche, qualcosa come sette miliardi di euro, molto di più di quanto necessario per porre in sicurezza l’istituto. Banca Marche, insomma, risulta too big to fail e un suo eventuale default avrebbe effetti drammatici per l’intera economia marchigiana, evento che tutti gli attori vogliono scongiurare, Banca d’Italia in primis. Davanti a questa situazione la Vigilanza e il Fitd stanno pensando ad un nuovo schema che possa rivedere i ruoli dei diversi attori in campo, un vero e proprio piano B, magari con una soluzione temporanea da mettere in campo prima del termine del commissariamento e prima che entrino in vigore le nuove regole europee per la risoluzione delle crisi, evitando magari all’istituto di fare da cavia per il nuovo meccanismo del bail-in: prima si azzerano le azioni, poi le obbligazioni, dunque interviene il sistema.

Come nel caso del recente salvataggio della Cassa di Risparmio di Ferrara, si fa strada l’ipotesi che il Fitd possa entrare in maniera massiccia nel capitale di Banca Marche, senza limitarsi a quei 100 milioni di euro ipotizzati in passato, magari ricorrendo a finanziamenti da parte delle altre banche, considerando anche come i numeri in gioco sono di tutto rispetto rispetto ai soli trecento milioni resisi necessari nel caso Carife. Messa dunque in discussione l’opzione di garantire la cessione dei crediti deteriorati dietro garanzia per non incorrere negli strali della Ue e considerata l’urgenza di chiudere il dossier, al Fitd non rimarrebbe altro che elevare la sua quota nell’aumento di capitale, magari accompagnando la stessa Fonspa nell’operazione. Una soluzione temporanea che però traghetterebbe la banca fuori dalle acque in cui versa, in attesa di individuare un partner. La partita, comunque, non si gioca solo in Italia ma anche in Europa, sia perché la Vigilanza opera in qualche misura sotto la supervisione della Bce, sia perché quasi tutti i paese europei hanno già ratificato le nuove norme per i salvataggi, come il governatore Visco ha ricordato solo due giorni fa durante la sua relazione annuale. Se dunque è quasi impossibile pensare che Banca Marche sia lasciata al suo destino – tutte le fonti, anche istituzionali, escludono questa possibilità – a questo punto non ci si possono fare troppe illusioni, se mai ci sono state, sul possibile valore futuro delle azioni Banca Marche. Se alla fine della storia non varranno zero sarà poco meno di un miracolo.

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