Il ministro Padoan allunga di un anno
il commissariamento di Banca Marche

LA CRISI DI BM - Un decreto del ministero dell'Economia ha prorogato di 12 mesi i tempi di amministrazione straordinaria dell'istituto. Prosegue l'operazione di salvataggio e rilancio capitanata da Fonspa. A metà ottobre scaduta la prima proroga delle indagine aperta sulle cause del dissesto dalla Procura di Ancona
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Il ministro Pier Carlo Padoan

Il ministro Pier Carlo Padoan

di Marco Ricci

Un decreto del ministro dell’Economia Padoan ha prolungato, su richiesta della Banca d’Italia, l’amministrazione straordinaria di Banca Marche. Il decreto, emesso il 13 ottobre, ha allungato di un anno i termini del commissariamento. Banca Marche, dopo due mesi di gestione provvisoria, era stata posta in amministrazione straordinaria dal Mef a fine ottobre del 2013 per gravi perdite patrimoniali e gravi irregolarità amministrative, con Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni incaricati da Banca d’Italia di guidare l’istituto. Ai due commissari, nei primi giorni di giugno di quest’anno, si è affiancato Bruno Inzitari, presumibilmente per seguire gli aspetti normativi e contrattuali legati alla risoluzione della crisi.

La proroga del primo periodo di commissariamento, scaduto il 25 ottobre, era già stato anticipato da Giuseppe Feliziani davanti ai circa trecento responsabili delle filiali convocati nella sede centrale di Fontadamo di Jesi. La lunghezza del periodo di proroga, alcune voci prive di riscontri avevano parlato di sei mesi, possono indicare da una parte la complessità dell’operazione in corso, ma dall’altra l’intenzione dell’istituto di via Nazionale di proseguire nella strada già tracciata, ovvero quella di portare Banca Marche fino alla ricapitalizzazione. L’esigenza di mantenere una banca del territorio preservando l’autonomia dell’istituto, la tutela – entro i limiti del possibile – sia degli azionisti che dei dipendenti, l’estrema importanza di Banca Marche per il tessuto produttivo della regione, circostanza ben presente a via Nazionale, tutti questi paletti hanno per forza di cose reso necessario individuare una soluzione complessa da mettere in campo, una soluzione fatta di tanti e diversi pezzi del puzzle che dovranno andare ad incastrarsi assieme. L’ulteriore anno di commissariamento lascia appunto pensare come l’intenzione originaria di Banca d’Italia non sia affatto venuto meno, garantendo all’istituto quel periodo di calma necessario al raggiungimento degli obiettivi preposti.

Banca_Marche_Jesi (5)Nulla esclude, in ogni caso, che qualcosa possa muoversi prima, come alcuni segnali sembrano indicare (è possibile che entro una quindicina di giorni alcuni ci sarà maggiore chiarezza). Gli stessi commissari avevano indicato nei primi giorni di novembre le ultime ore della notte di BM, e con i primi mesi del 2015 il ritorno della luce. La soluzione, in via di definizione, vede al momento l’intervento di Fonspa e del Fondo interbancario di tutela dei depositi, con Banca Marche che, oltre a cedere una parte consistente dei propri crediti non performanti, andrebbe ad aprire un aumento di capitale il cui importo oscilla tra gli 800 milioni e il miliardo di euro, numeri che fanno del dissesto Banca Marche il dossier più spinoso al momento sul tavolo della Vigilanza.

L’ottimo esito dell’asset quality review condotto sui principali istituti di credito italiani, così come i discreti risultati che le banche hanno ottenuto dagli stress test, illustrano un quadro rassicurante sulla tenuta del sistema bancario nazionale, circostanza questa che non può che favorire anche l’afflusso di quei capitali necessari a ripatrimonializzare la banca marchigiana. Gli stessi stress test, mirati più che altro sulla tenuta dell’economia reale, hanno però indicato come al di là del quadro finanziario sia proprio l’economia reale il tallone d’Achille per la banche italiane, un’economia che nelle Marche negli ultimi cinque anni non è andata affatto bene, con una perdita del Pil doppia rispetto alla media nazionale. Da qui anche l’ingente immissione di capitale fresco e la necessità di disfarsi dei crediti in default, crediti le cui valutazioni non possono non tener conto dello scenario onestamente difficile che sta vivendo la Regione Marche.

Il procuratore di Ancona Elisabetta Melotti che sta conducendo le indagini sulla vicenda Banca Marche

Il procuratore di Ancona Elisabetta Melotti che sta conducendo le indagini sulla vicenda Banca Marche

Venendo ad altre scadenze, nella seconda metà di ottobre è terminato il periodo di proroga delle indagini chiesto in primavera dalla Procura di Ancona, un fascicolo che vede indagati tra gli altri Massimo Bianconi, tre ex vice presidenti e tre ex vice direttori di Banca Marche, con reati che vanno dall’associazione per delinquere, al falso in bilancio, alla corruzione tra privati, all’appropriazione indebita.

 

 

 

 

 

 

 

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