Banca Marche, le Fondazioni
chiedono di incontrare i commissari

La sollecitazione in una lettera inviata da Alfio Bassotti il quale, oltre a un silenzio di tre mesi, lamenta la sospensione delle cedole del prestito subordinato sottoscritto nel 2013 da Pesaro e Jesi. Continua intanto il lavoro dei commissari e del management dell'ex Credito Fondiario (Fonspa) per l'operazione di rilancio
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Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

Alfio Bassotti, presidente della Fondazione Carijesi

di Marco Ricci

A fronte del silenzio da parte dei commissari Feliziani, Terrinoni e Inzitari sul piano di rilancio e salvataggio di Banca Marche che vede come attore principale il Credito Fondiario (Fonspa), il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, Alfio Bassotti, ha preso carta e penna chiedendo un incontro ai tre commissari incaricati dalla Banca d’Italia di guidare l’istituto. Nella lettera, dai toni non proprio teneri e inviata la scorsa settimana, Bassotti, pur ricordando il dovere di riservatezza a cui sono tenuti Feliziani, Terrinoni e Inzitari, ha lamentato lo slittamento dei tempi dell’operazione di rilancio di Banca Marche dall’inizio di settembre ad oggi, un periodo durante il quale le Fondazioni sono sarebbero state messe al corrente di alcun particolare. Bassotti, inoltre, avrebbe espresso la propria frustrazione davanti alle informazioni diffuse dalla stampa e che sarebbero maggiori di quelle note alle stesse fondazione azioniste di Banca Marche. Jesi, lo ricordiamo, possiede circa l’undici per cento delle azioni dell’istituto di credito, la metà di quanto in possesso delle consorelle di Pesaro e Macerata. Anche la Fondazione di Fano, in una quota molto minore, rientra tra gli azionisti più importanti.

Tornando alla lettera di Alfio Bassotti, il presidente ha anche lamentato ai commissari la sospensione prudenziale del pagamento delle cedole relative al prestito obbligazionario subordinato Upper Tier 2 sottoscritto insieme a Pesaro a metà del 2013. Il prestito, sollecitato da Banca Marche alle tre principali fondazioni e non sottoscritto da Macerata, ha visto dieci milioni di euro di obbligazioni sottoscritte da Pesaro e quindici milioni da Jesi,obbligazioni con un rendimento del 12.5% annuo. Tra le condizioni del prestito, il possibile congelamento del pagamento delle cedole fino al primo bilancio attivo dell’istituto di credito, un congelamento che si sarebbe quindi avverata nonostante la banca – almeno secondo quanto avrebbe scritto Bassotti – avesse fornito assicurazioni contrarie. Il prestito, va ricordato, fu aperto e sottoscritto per mantenere il Total Capital Ratio di Banca Marche sopra l’otto per cento prima della messa in gestione provvisoria dell’istituto da parte di Banca d’Italia.

Nel frattempo prosegue l’operazione del Credito Fondiario, come ci è stato confermato da fonti vicine al dossier. Le parti, che si sono incontrate spesso negli ultime periodi e anche recentemente,  starebbero continuando a lavorare, con la firma di un accordo vincolante che necessiterebbe ancora di qualche tempo per vedere la luce. Non hanno invece trovato riscontro, anzi sono state smentite, le voci diffuse da ambienti vicini a Banca Marche per un possibile ingresso nel capitale azionario da parte di Cariparma. E’ stato lo stesso ufficio stampa della banca emiliana a ricordare le dichiarazioni di inizio novembre pronunciate da Jean.-Paul Chifflet, ad di Credit Agricole, a margine della presentazione dei dati trimestrali. In tale occasione Chifflet ha dichiarato come il gruppo a cui appartiene anche Cariparma, non sia intenzionato ad acquisizioni in Italia, negandone l’eventualità.

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