Dopo la batosta, nessuna autocritica:
la lezione delle urne che il Pd non ascolta

IL COMMENTO di Matteo Zallocco - Dal sottopasso al ballottaggio: non sono mancati gli errori, alcuni già emersi nella campagna regionale di Matteo Ricci. Quella di Macerata era una partita difficile per il centrosinistra ma la sconfitta è stata pesante e nel post voto prevalgono le giustificazioni. Decisivo il mancato allargamento al mondo moderato. Il rinnovamento vero non c'è stato nonostante il candidato civico Gianluca Tittarelli abbia fatto il possibile. Nel centrodestra la vittoria è stata costruita su una macchina organizzativa solida e radicata con Parcaroli sorretto dalla filiera istituzionale (Acquaroli e Castelli in primis)

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Marchiori Parcaroli Acquaroli inaugurazione sottopasso

Sandro Parcaroli con il governatore Francesco Acquaroli all’inaugurazione del sottopasso (a sinistra l’assessore Andrea Marchiori, mattatore della campagna elettorale sui social)

di Matteo Zallocco

Macerata non è né una città di centrodestra né una città di centrosinistra, è una città governativa. Storicamente è sempre stato così. Gli elettori non lasciano facilmente la strada vecchia per una nuova. Soprattutto se quella strada ha portato a qualche risultato concreto. L’amministrazione Parcaroli è stata premiata anche per le opere portate a termine: 75 milioni tra Pnrr e fondi sisma spesi per 44 interventi. L’aria è cambiata il 19 marzo quando si è materializzato il sottopasso di via Roma atteso da decenni.

Al netto delle discussioni sul ruolo giocato dai fondi del Pnrr arrivati a pioggia, sulle progettazioni ereditate (piscine, Centro fiere e altro), agli occhi di una parte consistente dell’elettorato conta soprattutto il risultato finale. E il centrosinistra si è trovato a fare i conti con un’amministrazione che è riuscita a portare a termine interventi che in oltre venticinque anni di governo non erano stati realizzati, fatta eccezione per la Galleria delle fonti (Giunta Meschini) che però registrò anche il crollo al campo da baseball.

percentuali ballottaggio macerata parcaroli tittarelli

La sconfitta per il centrosinistra è stata comunque netta. Parcaroli non ha vinto al primo turno per soli dieci voti pur perdendo oltre 2mila preferenze rispetto al 2020. Al ballottaggio il sindaco uscente ha fatto ancora meglio (10.716 voti, 54,3%) contro i 9.020 (45,7 %) dello sfidante Gianluca Tittarelli. Sono tanti 1696 voti di differenza in un ballottaggio considerando anche che un po’ tutti dal centrosinistra – stando alle dichiarazioni rilasciate – si aspettavano un testa a testa dopo l’accordo fatto con l’ex candidato sindaco Marco Sigona (terzo al primo turno) e il coinvolgimento di Romano Mari.

Sono passati quattro giorni da quel pesante ko e non è arrivata nessuna autocritica dal centrosinistra. «Abbiamo dato il massimo», «rifaremmo tutto quello che è stato fatto, «abbiamo “giocato” bene la nostra partita» sono le frasi che si rincorrono in questi giorni.

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Gianluca Tittarelli con Elly Schlein

Eppure gli errori se si vogliono andare a cercare si trovano. A partire da quel 19 marzo quando nessun esponente del centrosinistra, nessun consigliere comunale di opposizione, si presentò all’inaugurazione del sottopasso. Assenze che sono sembrate quasi una ripicca verso chi è riuscito a portare a casa qualcosa. Da quel giorno l’aria a Macerata è cambiata, il centrodestra si è ricompattato e sono rientrati quasi tutti i dissidenti che negli ultimi anni hanno criticato Parcaroli per poi risalire sul carro e ricandidarsi con lui.

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L’accordo con Romano Mari arrivato tardi

Qualche giorno dopo, il 23 marzo,  il Pd Macerata esulta per la vittoria del no al Referendum sulla magistratura («Parcaroli sconfitto in città») facendo un collegamento improbabile con l’amministrazione cittadina e le elezioni comunali. Questo dopo che per anni il Partito Democratico in città è stato quasi totalmente assente. Dopo un lungo letargo i dem hanno radunato attorno a un tavolo tutte le forze di centrosinistra riuscendo a individuare un candidato sindaco civico come Gianluca Tittarelli ed è nato quel campo largo che oggi la segretaria cittadina Ninfa Contigiani rivendica. Sette liste ma con il baricentro – come scritto più volte – troppo spostato a sinistra abbandonando quell’elettorato moderato che a Macerata ha sempre avuto un peso importante. Dopo il primo turno si è cercato di colmare questo vuoto con l’alleanza con Sigona e il supporto di Romano Mari, da sempre apprezzato nel mondo cattolico. Un’operazione tardiva con il centrodestra (Lega compresa) che aveva già fatto suo quell’elettorato.

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In diversi incontri elettorali del centrosinistra si faceva fatica a trovare un under 50 tra il pubblico

Altro errore, non aver puntato con decisione sul rinnovamento: assieme a Tittarelli i giovani dovevano essere in prima linea invece sono stati pochi, spesso di facciata e senza un ruolo di effettiva responsabilità. Una carenza che si registra anche nel centrodestra. Unica nota positiva in questo senso l’elezione in Consiglio comunale dei 25enni Tommaso Domizi (Pd) e Tommaso Lorenzini (Lega). A questo si aggiunge il bel gesto post-voto di Roberto Cherubini (M5S) che ha lasciato il seggio ad Alice Verdicchio in nome del rinnovamento.

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Le magliette della Maceratese regalate al collezionista Bonaccini, con successiva polemica

Gianluca Tittarelli, alla sua prima esperienza politica, ha fatto tutto quello che poteva fare riuscendo anche nel difficile compito di mettere d’accordo le sette anime della coalizione. Un sindaco civico doveva essere la forza del centrosinistra e invece il Pd troppo spesso ha messo il cappello sopra questa candidatura. A Macerata sono arrivati pochi soldi per la campagna elettorale ma tanti esponenti nazionali: dalla segretaria dem Elly Schlein all’incontro sulla sanità con l’ex ministro Roberto Speranza assieme all’ex sindaco Romano Carancini, poi gli europarlamentari Stefano Bonaccini e Carolina Morace, Maria Elena Boschi, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni e altri ancora. Incontri in cui si sono affrontati più temi nazionali lasciando in secondo piano quelli relativi alla città, quasi come la disastrosa campagna di Matteo Ricci alle regionali. Passerelle che non portano voti e magari li fanno perdere.

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Parcaroli con Matteo Salvini, l’unico politico nazionale tornato a Macerata per la campagna elettorale del ballottaggio

Errori non ripetuti nella campagna elettorale del ballottaggio dove ne ha commessi più Parcaroli (i ricorsi bocciati, il vocale dello staff, il rifiuto ai confronti) che però in queste elezioni ha avuto a disposizione un esercito di candidati decisamente più forte (basta andare a vedere le preferenze). Un esercito che per il ballottaggio ha marciato compatto, andando anche a suonare i campanelli per portare la gente a votare. Un centrodestra che è organizzato e radicato sul territorio come dimostra il successo netto nelle frazioni (Villa Potenza, Sforzacosta, Piediripa) dove Tittarelli ha rincorso e male nelle ultime settimane con qualche video sui social.

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La chiusura della campagna elettorale di Tittarelli con Helena Pieroni

Un centrosinistra che ha anche chiuso male la campagna elettorale con un evento ridimensionato alla Pace e il solo discorso di Tittarelli al fianco di Helena Pieroni, vittima dell’attacco social del sindaco di Filottrano, Luca Paolorossi. La campagna elettorale poteva essere chiusa con una festa come quella del primo turno in piazza Vittorio Veneto e magari potevano parlare anche Marco Sigona e Romano Mari, il cui apporto nell’ultima settimana si è quasi voluto nascondere e di sicuro non è stato portato avanti con convinzione, forse perché tutta la sinistra non era d’accordo.

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Alessandro Gentilucci, Francesco Acquaroli e Guido Castelli venerdì scorso alla chiusura della campagna elettorale di Parcaroli

Al netto della chiusura, Tittarelli avrebbe comunque perso perché il centrodestra governativo è più forte: a Macerata, in Provincia, in Regione, al Governo. La cosiddetta filiera istituzionale che a Macerata ha portato fatti (soldi) grazie alla vicinanza in particolare del governatore Francesco Acquaroli e del commissario alla ricostruzione Guido Castelli. Parcaroli è si un sindaco leghista, vicino a Salvini, ma di fatto questa amministrazione è a trazione Fratelli d’Italia. Nel Pd sono arrivate le dimissioni della segretaria regionale Chantal Bomprezzi dopo il ballottaggio perso a Macerata che si è aggiunto alle sconfitte di Fermo, San Benedetto e Senigallia. Ma i problemi dei Dem nascono da lontano, nelle Marche come a Macerata.

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