Dopo la batosta, nessuna autocritica:
la lezione delle urne che il Pd non ascolta
IL COMMENTO di Matteo Zallocco - Dal sottopasso al ballottaggio: non sono mancati gli errori, alcuni già emersi nella campagna regionale di Matteo Ricci. Quella di Macerata era una partita difficile per il centrosinistra ma la sconfitta è stata pesante e nel post voto prevalgono le giustificazioni. Decisivo il mancato allargamento al mondo moderato. Il rinnovamento vero non c'è stato nonostante il candidato civico Gianluca Tittarelli abbia fatto il possibile. Nel centrodestra la vittoria è stata costruita su una macchina organizzativa solida e radicata con Parcaroli sorretto dalla filiera istituzionale (Acquaroli e Castelli in primis)

Sandro Parcaroli con il governatore Francesco Acquaroli all’inaugurazione del sottopasso (a sinistra l’assessore Andrea Marchiori, mattatore della campagna elettorale sui social)
di Matteo Zallocco
Macerata non è né una città di centrodestra né una città di centrosinistra, è una città governativa. Storicamente è sempre stato così. Gli elettori non lasciano facilmente la strada vecchia per una nuova. Soprattutto se quella strada ha portato a qualche risultato concreto. L’amministrazione Parcaroli è stata premiata anche per le opere portate a termine: 75 milioni tra Pnrr e fondi sisma spesi per 44 interventi. L’aria è cambiata il 19 marzo quando si è materializzato il sottopasso di via Roma atteso da decenni.
Al netto delle discussioni sul ruolo giocato dai fondi del Pnrr arrivati a pioggia, sulle progettazioni ereditate (piscine, Centro fiere e altro), agli occhi di una parte consistente dell’elettorato conta soprattutto il risultato finale. E il centrosinistra si è trovato a fare i conti con un’amministrazione che è riuscita a portare a termine interventi che in oltre venticinque anni di governo non erano stati realizzati, fatta eccezione per la Galleria delle fonti (Giunta Meschini) che però registrò anche il crollo al campo da baseball.

La sconfitta per il centrosinistra è stata comunque netta. Parcaroli non ha vinto al primo turno per soli dieci voti pur perdendo oltre 2mila preferenze rispetto al 2020. Al ballottaggio il sindaco uscente ha fatto ancora meglio (10.716 voti, 54,3%) contro i 9.020 (45,7 %) dello sfidante Gianluca Tittarelli. Sono tanti 1696 voti di differenza in un ballottaggio considerando anche che un po’ tutti dal centrosinistra – stando alle dichiarazioni rilasciate – si aspettavano un testa a testa dopo l’accordo fatto con l’ex candidato sindaco Marco Sigona (terzo al primo turno) e il coinvolgimento di Romano Mari.
Sono passati quattro giorni da quel pesante ko e non è arrivata nessuna autocritica dal centrosinistra. «Abbiamo dato il massimo», «rifaremmo tutto quello che è stato fatto, «abbiamo “giocato” bene la nostra partita» sono le frasi che si rincorrono in questi giorni.

Gianluca Tittarelli con Elly Schlein
Eppure gli errori se si vogliono andare a cercare si trovano. A partire da quel 19 marzo quando nessun esponente del centrosinistra, nessun consigliere comunale di opposizione, si presentò all’inaugurazione del sottopasso. Assenze che sono sembrate quasi una ripicca verso chi è riuscito a portare a casa qualcosa. Da quel giorno l’aria a Macerata è cambiata, il centrodestra si è ricompattato e sono rientrati quasi tutti i dissidenti che negli ultimi anni hanno criticato Parcaroli per poi risalire sul carro e ricandidarsi con lui.

L’accordo con Romano Mari arrivato tardi
Qualche giorno dopo, il 23 marzo, il Pd Macerata esulta per la vittoria del no al Referendum sulla magistratura («Parcaroli sconfitto in città») facendo un collegamento improbabile con l’amministrazione cittadina e le elezioni comunali. Questo dopo che per anni il Partito Democratico in città è stato quasi totalmente assente. Dopo un lungo letargo i dem hanno radunato attorno a un tavolo tutte le forze di centrosinistra riuscendo a individuare un candidato sindaco civico come Gianluca Tittarelli ed è nato quel campo largo che oggi la segretaria cittadina Ninfa Contigiani rivendica. Sette liste ma con il baricentro – come scritto più volte – troppo spostato a sinistra abbandonando quell’elettorato moderato che a Macerata ha sempre avuto un peso importante. Dopo il primo turno si è cercato di colmare questo vuoto con l’alleanza con Sigona e il supporto di Romano Mari, da sempre apprezzato nel mondo cattolico. Un’operazione tardiva con il centrodestra (Lega compresa) che aveva già fatto suo quell’elettorato.

In diversi incontri elettorali del centrosinistra si faceva fatica a trovare un under 50 tra il pubblico
Altro errore, non aver puntato con decisione sul rinnovamento: assieme a Tittarelli i giovani dovevano essere in prima linea invece sono stati pochi, spesso di facciata e senza un ruolo di effettiva responsabilità. Una carenza che si registra anche nel centrodestra. Unica nota positiva in questo senso l’elezione in Consiglio comunale dei 25enni Tommaso Domizi (Pd) e Tommaso Lorenzini (Lega). A questo si aggiunge il bel gesto post-voto di Roberto Cherubini (M5S) che ha lasciato il seggio ad Alice Verdicchio in nome del rinnovamento.

Le magliette della Maceratese regalate al collezionista Bonaccini, con successiva polemica
Gianluca Tittarelli, alla sua prima esperienza politica, ha fatto tutto quello che poteva fare riuscendo anche nel difficile compito di mettere d’accordo le sette anime della coalizione. Un sindaco civico doveva essere la forza del centrosinistra e invece il Pd troppo spesso ha messo il cappello sopra questa candidatura. A Macerata sono arrivati pochi soldi per la campagna elettorale ma tanti esponenti nazionali: dalla segretaria dem Elly Schlein all’incontro sulla sanità con l’ex ministro Roberto Speranza assieme all’ex sindaco Romano Carancini, poi gli europarlamentari Stefano Bonaccini e Carolina Morace, Maria Elena Boschi, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni e altri ancora. Incontri in cui si sono affrontati più temi nazionali lasciando in secondo piano quelli relativi alla città, quasi come la disastrosa campagna di Matteo Ricci alle regionali. Passerelle che non portano voti e magari li fanno perdere.

Parcaroli con Matteo Salvini, l’unico politico nazionale tornato a Macerata per la campagna elettorale del ballottaggio
Errori non ripetuti nella campagna elettorale del ballottaggio dove ne ha commessi più Parcaroli (i ricorsi bocciati, il vocale dello staff, il rifiuto ai confronti) che però in queste elezioni ha avuto a disposizione un esercito di candidati decisamente più forte (basta andare a vedere le preferenze). Un esercito che per il ballottaggio ha marciato compatto, andando anche a suonare i campanelli per portare la gente a votare. Un centrodestra che è organizzato e radicato sul territorio come dimostra il successo netto nelle frazioni (Villa Potenza, Sforzacosta, Piediripa) dove Tittarelli ha rincorso e male nelle ultime settimane con qualche video sui social.

La chiusura della campagna elettorale di Tittarelli con Helena Pieroni
Un centrosinistra che ha anche chiuso male la campagna elettorale con un evento ridimensionato alla Pace e il solo discorso di Tittarelli al fianco di Helena Pieroni, vittima dell’attacco social del sindaco di Filottrano, Luca Paolorossi. La campagna elettorale poteva essere chiusa con una festa come quella del primo turno in piazza Vittorio Veneto e magari potevano parlare anche Marco Sigona e Romano Mari, il cui apporto nell’ultima settimana si è quasi voluto nascondere e di sicuro non è stato portato avanti con convinzione, forse perché tutta la sinistra non era d’accordo.

Alessandro Gentilucci, Francesco Acquaroli e Guido Castelli venerdì scorso alla chiusura della campagna elettorale di Parcaroli
Al netto della chiusura, Tittarelli avrebbe comunque perso perché il centrodestra governativo è più forte: a Macerata, in Provincia, in Regione, al Governo. La cosiddetta filiera istituzionale che a Macerata ha portato fatti (soldi) grazie alla vicinanza in particolare del governatore Francesco Acquaroli e del commissario alla ricostruzione Guido Castelli. Parcaroli è si un sindaco leghista, vicino a Salvini, ma di fatto questa amministrazione è a trazione Fratelli d’Italia. Nel Pd sono arrivate le dimissioni della segretaria regionale Chantal Bomprezzi dopo il ballottaggio perso a Macerata che si è aggiunto alle sconfitte di Fermo, San Benedetto e Senigallia. Ma i problemi dei Dem nascono da lontano, nelle Marche come a Macerata.
La partita del centro: da Mari al vescovo tutti i segnali del voto moderato
Macerata città dei cantieri: 75 milioni tra Pnrr e fondi sisma spesi per 44 interventi (Foto)
Referendum, il Pd Macerata esulta: «Ha vinto la Costituzione, Parcaroli sconfitto in città»


















































Secondo me i sinistroidi sono molto “duri di cervice”.
il campo era talmente largo che c’era troppi galli cantaa!!
Un’informazione di parte ce la vogliamo mettere? Che stiamo parlando di Metà dei maceratesi? Che lavori inutili e insignificanti siano stati elevati a chissà quali meraviglie Che deturpare i Giardini Diaz in un arido campo incolto di campagna sia un successo Che le tre opere di Ferretti sono un affronto allo stesso per il suo collocamento periferico Che tre lavatrici antiche porteranno milioni di visitatori Che il campetto in Via Cioci era inutilizzato prima e oggi,peggio Delle strade e dei marciapiedi neanche a parlarne A me piacerebbe che qualcuno chiedesse al Sindaco cosa intende per “Macerata continua a crescere”e che lo spieghi con parole sue e non con comunicato scritto da chissà chi.Poi a Macerata anche la DC ha governato per anni per dinamiche politiche e compiacenze varie pur nella continuità del non fare,ma almeno allora un po’ di vivacità c’era,oggi il più adatto a governare la città visto che nel suo settore è bravo e la situazione cittadina è congeniale alle sue capacità sarebbe il Sig.Buldorini anche se de Pigna’ che di certo però è sempre meglio de Crispiero con tutto il rispetto.
Forse temono di apparire maoisti.
L’Autocritica (Zìwǒ Pīpíng):
All’interno del Partito e delle istituzioni, il meccanismo dialettico di “critica e autocritica” fu teorizzato da Mao Zedong come metodo per correggere gli errori e indirizzare i membri del partito sulla retta via. Funzione: doveva servire teoricamente per rieducare i funzionari, ma spesso si trasformava in un’estenuante sessione in cui l’individuo doveva confessare presunti “errori ideologici”, ammettendo colpe persino inventate per allinearsi alla linea politica dominante. Eredità: Il processo di rettifica e l’autocritica sono strumenti tuttora periodicamente ripresi e utilizzati nella politica cinese contemporanea per disciplinare la burocrazia.
(Gemini AI)
L’editoriale di Matteo Zallocco su Cronache Maceratesi descrive, applicato alla politica, proprio il meccanismo psicologico del complesso di superiorità come difesa dall’insuccesso.
Quando un gruppo dirigente o un partito non riesce a fare autocritica dopo una “batosta” elettorale, entrano in gioco dinamiche speculari a quelle individuali descritte da Alfred Adler.
I punti di contatto tra l’articolo e il complesso di superiorità
• Rifiuto dell’autocritica come scudo: Ammettere gli errori (come quelli legati alla gestione locale o alle strategie comunicative sollevate nell’articolo) comporterebbe il riconoscimento di una vulnerabilità o di un fallimento. La reazione immediata è la “super-compensazione”: arroccarsi sulle proprie posizioni per proteggere un’immagine di presunta infallibilità.
• Svalutazione del feedback esterno: Proprio come l’individuo con complesso di superiorità ignora o rigetta le critiche considerandole “inferiori” o non valide, l’analisi politica post-voto che ignora “la lezione delle urne” tende a sminuire il segnale mandato dagli elettori, liquidandolo o trovando giustificazioni esterne (il contesto, il destino, l’immaturità dell’elettorato) piuttosto che analizzare i propri limiti.
• Disconnessione dalla realtà: La tendenza a non ascoltare e a “salire in cattedra” crea una barriera comunicativa. In politica questo si traduce nel non intercettare più i bisogni reali della comunità, esattamente come a livello personale il complesso di superiorità isola l’individuo dagli altri, impedendo un’empatia e un confronto autentici.
In sintesi, sia nella psicologia del singolo che nelle dinamiche di un’organizzazione, l’ostentazione di sicurezza e l’incapacità di mettersi in discussione non sono quasi mai sintomi di vera forza, ma la maschera di una profonda fragilità che teme il confronto con i propri errori.
Trovi che questo atteggiamento descritto nell’articolo sia una costante della politica odierna o pensi che sia legato specificamente alla realtà locale di Macerata e a questa tornata elettorale?
(Gemini AI)
L’ambiente politico e la storia di un territorio possono amplificare o “esaltare” una dinamica psicologica nazionale. A Macerata, l’ostentata sicurezza e il rifiuto del fallimento da parte del centrosinistra locale risuonano in modo ancora più forte a causa del suo specifico percorso storico e sociale. L’amplificazione di questo “complesso” nel contesto maceratese si nutre di elementi ben precisi:
La sindrome della “Rocca Perduta:
Macerata è stata per decenni una roccaforte storica del centrosinistra. Quando un gruppo politico si considera il “depositario naturale” del governo di una città, la perdita del potere (iniziata nel 2020 e confermata in questo ballottaggio con la netta vittoria di Sandro Parcaroli) non viene vissuta come un normale ciclo democratico, ma come un’anomalia. Questo alimenta l’idea che la colpa sia del “pubblico” (gli elettori che non capiscono) e mai della proposta politica, esaltando l’atteggiamento di superiorità morale e intellettuale.
Il cortocircuito del civismo:
Come evidenzia l’editoriale di Matteo Zallocco, la scelta di un candidato civico come Gianluca Tittarelli è stata usata in parte come uno scudo. Quando la coalizione perde nonostante una figura esterna, il partito tende a deresponsabilizzarsi, dicendo a se stesso: “Noi abbiamo fatto il massimo, abbiamo persino aperto alla società civile, quindi il problema non siamo noi”. Questo meccanismo impedisce di vedere che i nodi irrisolti — come il mancato dialogo con i moderati e i vecchi errori di posizionamento — rimangono tutti in capo alle forze tradizionali.
L’isolamento dal tessuto locale:
In una realtà provinciale, le dinamiche di piazza e il passaparola contano quanto i programmi. Quando subentra il complesso di superiorità, si smette di frequentare i luoghi reali della comunità e ci si arrocca in una cerchia ristretta di “addetti ai lavori”. La sconfitta diventa allora una “batosta” inaspettata proprio perché la percezione interna era completamente distorta e convinta della propria autorevolezza.
A livello nazionale il PD soffre spesso di questa narrazione della propria “superiorità culturale”, ma a Macerata l’effetto è amplificato: lo scontro con la realtà locale solida del centrodestra — supportato da una forte filiera istituzionale regionale — ha reso la caduta e il successivo rifiuto dell’autocritica ancora più evidenti.
(Gemini AI)
…ma dai, è così semplice, non serve l’AI…non sono loro che hanno perso, sono gli elettori che non hanno capito, dati i loro limiti…e loro, a manca, i limiti li intendono degli elettori, ovviamente… gv
Giuseppe, l’AI serve per darsi un tono, mica si può sempre passare per commentatori da bar, per terrapiattisti cerebrolesi, per paranoici narcisisti, per bruti sessisti, e tiritera bella.
O tu, Superbia che nun te curre,
tu ca staje ‘ncoppa ‘a rocca perduta ‘e Macerata,
comm’ ‘a ‘n’antica divinità senza oracolo,
nun vide ‘a caduta? Nun sente ‘o silenzio ‘e ll’urne? Ll’autocritica, ch’era dialettica greca ‘e purificazione,
pe’ Mao era strumento ‘e ferru, pe’ tté nun è manco eco.
Tu nun te pieje, nun te spezze, nun t’ ‘o ddice: «Sbagliajeme».
Tu ascenne ‘ncattedra, tu accusa ll’elettore ca nun capisce,
tu dice ca è colpa ‘e ll’età, ‘e ll’ignoranza, ‘e ll’aria malata. Ah, complesso ‘e superiorità, maschera lucente ‘e na fragilità antica!
Tu sì ‘o demone platonico ca s’ha miso ‘a toga ‘e partito,
tu cride ca ‘a verità è cosa toja pe’ diritto ‘e nascita,
e invece ‘a città t’ha ditto: «Nun cchiù».
Parcaroli è sulo ‘o nome ca porta ‘a ferita,
ma ‘a ferita è cchiù vecchia: è ‘o distacco d’ ‘o logos d’ ‘a piazza,
è ‘o rifiuto ‘e guardà ‘nfaccia ‘a povera gente ca campa ‘e fatti,
nun ‘e parole belle e vacante.
Siente, o PD ‘e sta terra ‘e sanghe e munnezza,
tu sì comm’ ‘o saggio cinese ca se parla sulo dint’ ‘o specchio,
ma ‘o specchio s’è rotto, e tu nun vuò vedé ‘e schegge.
‘O civico fu scudo, ‘a coalizione fu maschera,
ma dinto ‘o core resta sempe ‘a stessa malatia:
nun se pò accettà ca ‘o popolo s’è stancato ‘e ffà ‘a comparsa
dint’ ‘o teatro ‘e na superiorità ca nun produce cchiù pane,
nun produce cchiù vita, sulo prediche.
Tu, ca sì ‘erede ‘e nnuvole alte e nuvole antiche,
penza a Eraclito, ca diceva ca tutto scorre e tutto cambia.
Ma tu nun scorre, tu staje fermo, statua ‘e sale.
E ‘o sale, si nun se scioglie, addiventa veleno.
Siente ‘a voce ‘e Macerata, ca è voce ‘e mamma antica:
«Scétate, ca si nun te scuorde, te scorde ‘o munno».
Ma tu, Superbia, sì ancora llà, cu ll’applause dint’ ‘a sala vacante,
a spiegà ca nun sì state tu a perdere…
song’ ll’ate ca nun hann’ capito.
E così sia, fino a quanno ‘a ferita nun parla cchiù.
Ma ‘a ferita parla sempe, pure quanno tu nun vulite sentere.
Signor Alberto Poloni ma ancora ha voglia di parlare …una sana autocritica no e’……
Insomma, per reggere il confronto con le grosse intelligenze naturali che ci sono su CM qualche aiutino aiutino artificiale bisogna pur darselo, capisci Giuseppe?
Di “aiutino” ne bastava uno solo, ma ne ho messi due per aiutarmi.
Avere il collo dell’utero nel cervello per i sinistroidi come dice Romagnoli, l’unico ad aver capito il motivo della sconfitta, va sicuramente equiparato al canale anale per qualcun altro, sempre in testa. Una accesa polemica social ne ha dato conferma.
Sono passati quattro giorni e non è arrivata nessuna autocritica, un cappotto clamoroso, un centro sinistra che ha anche chiuso male la campagna elettorale… sembrava di leggere l’elenco dei compiti da fare a casa, pedissequamente condivisa con altri autorevoli commentatori che peccato per loro sostengono candidati sonoramente trombati. Una disamina poco giornalistica, piuttosto un levarsi qualche sassolino dalla scarpa. L’unica cosa azzeccata è il primo rigo, Macerata è una città governativa.
Esatto, una città di opportunisti e voltagabbana al bisogno, che inseguono ipocritamente, sotto il cielo di Maria, chi “caccia li sordi”.
Oggi il borsone lo tiene il centrodestra. Auguri per tutte le opere da finire con i soldi intercettati da altri, non per merito proprio.
Ho letto per cinque anni un Parcaroli che non riusciva a gestire la maggioranza, nonostante 75 milioni di motivi per stare insieme. E adesso?
Godiamoci lo spettacolo esimio direttore…
Mancanza di autocritica, certo, ha ben ragione Matteo Zallocco, ma questo è un vizio antico del centrosinistra (ancora aspettiamo una seria e puntuale autocritica sulla assurda scelta di Ricci come candidato alle regionali dell’anno scorso, che ha aperto un’autostrada a Francesco Acquaroli).
Questa carenza è un effetto della presunta superiorità politica ed etica, che impedisce al PD, tronfio e arrogante, di vedere con lucidità i propri errori, anche se vistosi. Sono sempre gli altri a sbagliare, figuriamoci, anche quando vincono largamente, oppure sono gli elettori che non capiscono, poverini e lenti di comprendonio come sono.
Nel caso di Macerata, ma la situazione non è certo un caso a sè, il problema di fondo del PD & Co. è l’assenza totale dal territorio (ricordo che il vecchio PCI aveva ben sei sezioni in città) e la sostituzione di tale presenza, che dovrebbe essere incisiva e continua, con l’attività in Consiglio Comunale del suo gruppo consiliare.
Una deriva tutta istituzionale, quindi, che sconta pure la fragilità e la debolezza dello stesso gruppo consiliare piddino, che in questi 5 anni ha fatto poco o nulla.
Non dimentichiamoci che il PD, salvo l’ultima consiliatura a guida Parcaroli, ha governato la città per ben 25 anni, è un partito abituato al potere e ha bisogno del potere per consolidare la sua straripante rete di relazioni, di clientelismo e di amichettismo, in mancanza della quale boccheggia.
L’opposizione, al PD, poco gli garba e porta i suoi uomini ad una sterile e fiacca contrapposizione solo di facciata, su tutto e su tutti quelli del campo avverso, e quindi, a ben vedere, su niente.
Poi i suoi leader, sempre gli stessi da almeno un decennio, due mesi prima delle elezioni escono dal letargo istituzionale, e individuano tra liti e discussioni un candidato (non sempre potabile, vedi il caso clamoroso di Fermo).
E in genere sbagliano pure la scelta, perchè, ad esempio, nel caso maceratese, come ha scritto Zallocco, il buon Mari doveva essere candidato in prima battuta (non me ne voglia Tittarelli, persona seria e onesta, che stimo, ma poco conosciuta in città e forse anche lui troppo sbilanciato a sinistra), perchè a Macerata, lo sanno pure i gatti ciechi. si vince solo se si sfonda al centro.
L’autocritica politica la lascio agli esperti Per quel che mi riguarda la città è caos in stato avanzato e lei,caro il mio Sig.Bartoloni, con i suoi parcheggi a c…o ne è la conferma.Direi l’elettore medio di Parcaroli.Buona città a Lei.
LA SUPERBIA CHE NON TI CURI
O tu, Superbia che non ti curi,
tu che stai sulla rocca perduta di Macerata,
come un’antica divinità senza oracolo,
non vedi la caduta? Non senti il silenzio delle urne?
L’autocritica, che era dialettica greca di purificazione,
per Mao era strumento di ferro, per te non è nemmeno un’eco.
Tu non ti pieghi, non ti spezzi, non ti dici: «Ho sbagliato».
Tu sali in cattedra, tu accusi l’elettore che non capisce,
tu dici che è colpa dell’età, dell’ignoranza, dell’aria malata.
Ah, complesso di superiorità, maschera lucente di una fragilità antica!
Tu sei il demone platonico che si è messo la toga di partito,
tu credi che la verità sia cosa tua per diritto di nascita,
e invece la città ti ha detto: «Non più».
Parcaroli è solo il nome che porta la ferita,
ma la ferita è più vecchia: è il distacco del logos dalla piazza,
è il rifiuto di guardare in faccia la povera gente che vive di fatti,
non di parole belle e vacanti.
Senti, o PD di questa terra di sangue e immondizia,
tu sei come il saggio cinese che si parla solo davanti allo specchio,
ma lo specchio si è rotto, e tu non vuoi vedere le schegge.
Il civismo fu scudo, la coalizione fu maschera,
ma dentro il cuore resta sempre la stessa malattia:
non si può accettare che il popolo si è stancato di fare la comparsa
nel teatro di una superiorità che non produce più pane,
non produce più vita, solo prediche.
Tu, che sei erede di nuvole alte e nuvole antiche,
pensa a Eraclito, che diceva che tutto scorre e tutto cambia.
Ma tu non scorri, tu stai fermo, statua di sale.
E il sale, se non si scioglie, diventa veleno.
Senti la voce di Macerata, che è voce di mamma antica:
«Svegliati, che se non ti dimentichi (della tua superbia), ti dimentichi del mondo».
Ma tu, Superbia, sei ancora là, con gli applausi nella sala vacante,
a spiegare che non sei stato tu a perdere…
sono gli altri che non hanno capito.
E così sia, fino a quando la ferita non parla più.
Ma la ferita parla sempre, pure quando tu non vuoi sentire.
Le sedute del Consiglio Comunale sono pubbliche e i cittadini possono assistere. La partecipazione è solo passiva: non è consentito intervenire, interrompere o manifestare consenso o dissenso. Diventano invece segrete se si trattano dati personali o valutazioni su singoli individui. Bisognerebbe andare ad assistere alle sedute in cui si tratta di questioni importanti.
ODE ALLA BEN ROTONDA VERITÀ DEL PD
(L’Essere Parmenideo nella Rocca Perduta)
I. La Via dell’Immutabilità
O tu, ben rotonda Verità che non ti curi del tempo,
chiusa nel cerchio perfetto che non conosce mutamento,
stai sulla rocca perduta e guardi dall’alto la piazza,
mentre il silenzio delle urne si disperde nel vento.
Tu sei l’Essere perfetto, che non ha nascita né fine,
e se l’elettore vota altrove e ti nega il consenso,
tu dici che è l’errore del mortale che vive nelle ombre,
incapace di scorgere il tuo Sole e il tuo senso.
II. Lo Scudo e la Maschera
L’autocritica era ferro per Mao e dialettica per i greci,
ma tu sei sferico, compatto, privo di crepe e fessure.
Riconoscere il fallimento spezzerebbe la tua presunta infallibilità,
ma l’Essere è immobile e non ammette fragilità o paure.
Usi il civismo come scudo e la coalizione come velo,
in una super-compensazione che svaluta il verdetto reale:
ti vesti della toga platonica del saggio di fronte al cielo,
e se lo specchio si rompe, accusi il riflesso di essere male.
III. L’Isolamento del Logos
Eraclito grida che tutto scorre, che la storia si muove,
ma tu rimani statua di sale, arroccata nel tuo isolamento.
Il tuo logos è scisso dai fatti, sordo alle prove,
chiuso in una cerchia distorta che nega il cambiamento.
E dentro la sala vacante, tra applausi che ti fai da solo,
spieghi che l’Essere è salvo e non ha perso il suo primato morale…
Sono gli altri a non aver capito, a cadere nel vuoto del molo,
mentre la ferita parla e racconta lo strappo finale.
(Gemini AI)
Solo una piccola correzione per l’Avvocato Bommarito Se il PD avesse governato per 25 anni sarebbe al governo ancora fino al 2032 visto che è nato nel 2007. La precisazione è importante perché scissione dopo scissione sono arrivati ad essere una sorta di democrazia cristiana che secondo il mio modesto parere ha ben poco a che fare con il PCI e la sua connotazione storica e sociale.Il tutto per dire che a Macerata e in Italia quando si dice è tutta colpa dei comunisti che non hanno mai governato e’ una bufala pazzesca.Il PD e’ quello che Berlinguer temeva,quando parlava del cappello della NATO,ossia il mezzo con
cui in Italia è stata fatta saltare la
via al socialismo.Altri tempi.Altre storie che magari anche il Sig .Zallocco dovrebbe considerare quando fa le sue analisi.Qualcuno disse moriremo tutti democristiani,viste le forze al governo sarebbe di buon auspicio perché a me
non sembra che “i nuovi capí abbiano le facce serene” e quella scritta sul
muro sia così lontana dal realizzarsi.Però si le cravatte intonate alla camicia ce l’hanno.Buone analisi a tutti.
Questi mancini imparentati con la famiglia delle IXODIDAE ed ARGASIDAE, innestati con la CLEMATIS VITALBA, hanno fallito con la ricostruzione delle mie amate Marche quando stavano seduti sulle poltrone, mentre l’On Castelli di Fd’I, da quando gli è stato affidato l’incarico dalla Meloni, ha dato una forte accellerata; continuano a perdere alle elezioni, e rosicano. Hanno ancora il coraggio di parlare dopo queste batoste, ma perché non spariscono dalla pagina politica italiana
Il derby d’Italia, Inter-Juve, è una garanzia: migliaia di commenti, discussioni infinite e tifosi pronti a darsele verbalmente per giorni. Alla fine, però, il vero trionfatore non è chi segna il gol decisivo, ma chi ha scritto l’articolo. Perché mentre i tifosi litigano, i commenti si moltiplicano, le visualizzazioni volano e la pubblicità ringrazia e Bartolo’ riesce ancora a sentirsi utile chiedendo ad altri l autocritica ..
Solo per condividere totalmente l’intervento di Giuseppe Bommarito e le sue (come sempre) azzeccatissime valutazioni sui gravi errori, in essere da tempo, del PD.
Tra questi voglio però evidenziare l’incredibile ed inutile vicenda del Dr. Mari, persona e professionista di alto livello, da me sempre stimata (e continua ad esserlo!), ma, purtroppo, vittima incolpevole, caduta nella trappola di una dirigenza politica molto scarsa, o addirittura incapace, del così detto “campo largo” (definizione semplicemente ridicola di una finta alleanza).
D’accordo con Zallocco. Ci sono alcuni fatti che forse non tutti conoscono. Quando si doveva scegliere il candidato sindaco del centro sinistra (non ho ancora capito perché si dice centro sinistra, visto che il centro non c’è e secondo me nemmeno la sinistra) si è perso un mare di tempo dietro a stupidaggini che solo un amente accademica può concepire. Volevano un candidato di massimo 30 anni che non avesse mai fatto politica! Poi alla fine è sbucato il nome di Tittarelli che molti dicono di aver voluto. Merito di questo sistema elettorale, che vuole il candidato potenzialmente più popolare, la rincorsa elettorale è trasformata nella rodeo dei ciucci. Niente di personale nei confronti di Tittarelli o di Parcaroli, ma sono due personaggi che non sanno nulla (forse Parcaroli nel frattempo ha imparato) di come funziona una pubblica amministrazione. Per quanto riguarda la sinistra, o sedicente sinistra, si tratta di gente per lo più fanatizzata e cioè di persone che voterebbero a sinistra a qualunque costo e convinte che hanno certamente ragione e che dunque vinceranno di sicuro. Per me non è così.