Dossier Banca Marche
Torna l’ipotesi del partner bancario

Anche Banca d'Italia propende per l'ingresso di un altro istituto nel capitale BM, un'ipotesi che rafforzerebbe la soluzione. Confermate le trattative tra Fonspa e un fondo di investimento. Sul tappeto i soliti nomi, da Bnl a Cariparma. Bper si dice non interessata
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Banca_Marche_Jesi (5)di Marco Ricci

Anche un partner bancario – oltre al Credito Fondiario (Fonspa), al Fondo di Tutela dei Depositi, ad alcuni fondi di investimento e forse a Fondazione Cariverona – dovrebbe partecipare al piano di rilancio e salvataggio di Banca Marche. Se erano mesi che non si parlava di un importante istituto di credito disposto ad entrare nel capitale di BM, questa ipotesi – confermataci da fonti molto vicine al dossier – è di nuovo sul tappeto sia per il mutato scenario del sistema bancario sia per la cifra in gioco. Se il sistema propende infatti per sempre maggiori aggregazioni e se la riforma sulle Popolari ha aperto ai fondi e agli istituti di credito molti possibili investimenti, il miliardo di euro necessario a ripatrimonializzare Banca Marche si sta rilevando per quello che è, ovvero non certo una cifra da poco. Anche la Banca d’Italia propende per un ingresso che dia maggior vigore alla soluzione e che rafforzerebbe la stessa Banca Marche. Un’intenzione in fin dei conti sempre esistita ma che oggi starebbe prendendo maggior vigore. Se altre fonti confermano come Fonspa stia trattando con un fondo importante – l’ultimo rumors uscito parlava di Elliot Corporation, l’hedge fund speculativo di Paul Singer (leggi l’articolo) – è anche chiaro come i tempi, rispetto a quanto si immaginava a fine estate, si siano allungati anche per le mutate condizioni del contesto, ma forse anche a causa della difficoltà di coprire l’intero capitale necessario.

Al momento non è chiaro quale gruppo possa entrare nel capitale di Banca Marche. I nomi che girano sono più o meno gli stessi da sempre, da quelli di Bnl-Paribas, Bper e Cariparma del gruppo Credite Agricole. Mentre Bper fa sapere che non ha alcun dossier Banca Marche sul tavolo, escludendo così la sua partecipazione alla soluzione,  Credite Agricole, attraverso le parole del suo presidente pronunciate al margine del meeting di Davos, aveva già dichiarato l’intenzione di non procedere a nuove acquisizioni. Questo anche se dal punto di vista industriale l’ipotesi Cariparma avrebbe un suo senso e sarebbe gradita ai vertici emiliani. Nessuna indiscrezione da Bnl dove il dossier Banca Marche, in ogni caso, sarebbe passato nei mesi scorsi come sarebbe passato per molti altri istituti di credito.

La ricerca di un partner industriale apre in ogni caso un nuovo scenario rispetto a quanto si supponeva fino a pochi giorni fa. La presenza di un gruppo di dimensioni maggiori nell’aumento di capitale, insieme alla possibile quotazione in borsa di Banca Marche, potrebbe da una parte agevolare l’ingresso di investitori i quali, nel medio termine, avrebbero a chi rivendere le loro quote. Dall’altra parte si apre anche una prospettiva più di lungo periodo per l’istituto di credito marchigiano, senza rimandare al futuro la scelta di un’aggregazione che, visti i tempi attuali, appare quasi inevitabile. L’ingresso immediato di un partner darebbe inoltre la possibilità di instaurare fin da subito sinergie in grado di migliorare l’operatività della banca.

Oltre all’aumento di capitale da circa un miliardo di euro, la soluzione prevederebbe al momento la cessione di circa 5 miliardi di euro di crediti deteriorati dietro garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi. 

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