Fondazione Loreto chiede
13 milioni di danni:
“Le azioni Carilo oggi valgono zero”

BANCA MARCHE - L'istituzione guidata da Fulvia Marchiani ha citato al Tribunale di Ancona la capogruppo e i suoi ex vertici raggiunti dai provvedimenti sanzionatori di Banca d'Italia. "Violati i principi di corretta gestione nella direzione e controllo." Sotto accusa le politiche del credito, i costi dei servizi e il flusso di liquidità, ipotizzato per oltre 120 milioni di euro, dalla controllata a BM. Le condotte riguarderebbero il quadriennio 2009-2012
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Banca_Marche_Jesi (5)di Marco Ricci

La Fondazione Carilo ha citato in giudizio, al Tribunale di Ancona, Banca Marche e gli ex vertici dell’istituto di credito che sono stati raggiunti in primo grado dalle sanzione amministrative della Banca d’Italia a risarcire l’istituzione guidata dalla presidentessa Fulvia Marchiani per oltre 13 milioni di euro. Dopo il commissariamento della Cassa di Risparmio di Loreto da parte del Ministero dell’Economia su richiesta di Via Nazionale nell’aprile del 2014 e la nomina di Claudio Gorla come commissario straordinario (leggi l’articolo) – questo a causa delle perdite patrimoniali superiori ai 20 milioni di euro registrate nel bilancio nel 2013 – la Fondazione ritiene infatti praticamente zero il valore attuale della sua partecipazione in Carilo, quelle 64mila azioni che pesano per il 21.19% del capitale sociale del piccolo istituto marchigiano la cui maggioranza, attraverso il restante 78.81% delle azioni, è detenuto dalla capogruppo Banca Marche.

Secondo quanto esposto al tribunale dorico dai legali dello studio Iure Mrr di Macerata, sulla base di uno studio prodotto dal professor Stefano Acquaroli, la Fondazione lamenta come Banca Marche avrebbe violato i principi di corretta gestione societaria nell’esercizio di direzione e coordinamento della controllata, in particolare nel quadriennio 2009-2012, provocando così un danno alla Cassa di Risparmio e dunque alla Fondazione azionista. Citati a risarcire in solido l’intero ammontare della partecipazione azionaria, oltre a Banca Marche, sono stati chiamati l’ex direttore generale di Banca Marche, Massimo Bianconi, l’ex vice direttore Stefano Vallesi, gli ex consiglieri di amministrazione Lauro Costa, Michele Ambrosini, Tonino Perini, Bruno Brusciotti, Marcello Gennari, Massimo Di Luca, Walter Darini, Germano Ercoli, Mario Volpini, Pio Bussolotto, Massimo Cremona, Francesco Calai, Giuliano Bianchi, insieme agli ex sindaci Piero Valentini, Marco Pierluca e Franco D’Angelo. Nessun rilievo viene invece mosso ai vertici della stessa Carilo e agli ex vertici di Banca Marche non raggiunti dai provvedimenti sanzionatori di Banca d’Italia. Via Nazionale, a differenza di quanto avvenuto per la capogruppo e per Medioleasing, non ha infatti indicato eventuali irregolarità amministrative tra le motivazioni che hanno portato al commissariamento della Cassa di Risparmio. Di stima pressoché unanime, inoltre, gode l’attuale dg, Andrea Carradori.

A parere della Fondazione, Banca Marche avrebbe messo in atto in passato un esercizio abusivo dell’attività di direzione e controllo di Carilo, sia in relazione ai finanziamenti erogati dalla controllata verso la capogruppo – finanziamenti stimati in oltre 120 milioni di euro – sia in relazione alle perdite e all’eccessiva concentrazione del portafoglio crediti, sia per gli effetti negativi prodotti nei bilanci dal costo del personale e dalle spese per i servizi amministrativi che spesso venivano erogati dalla stessa Banca Marche. La messa in amministrazione straordinaria di Carilo inoltre, secondo i legali della Fondazione, sarebbe stato causato dal dissesto e dal conseguente commissariamento della capogruppo. Banca Marche, nelle ipotesi presentate al Tribunale, non sarebbe stata più nelle condizioni, per via degli effetti delle passate gestioni, di sottoscrivere l’aumento di capitale auspicato dalla Fondazione e necessario alla Cassa di Risparmio per riportare i coefficienti patrimoniali sopra i limiti di vigilanza.

Se erano già piuttosto note le recenti divergenze tra la Fondazione e la capogruppo sulla supposta estensione alla Cassa di Risparmio delle politiche di copertura dei crediti adottate in Banca Marche, e se erano conosciuti gli auspici della Fondazione di separare il destino del gruppo da quello di Carilo come le diverse opinioni sulla ricapitalizzazione dell’istituto (leggi l’articolo) – istituto verso il quale vi era stato in passato un forte interessamento da parte della Popolare di Vicenza, della Cassa di Risparmio di Fermo e, in linea teorica, della Fondazione Carima – il dito sarebbe però puntato sulla vecchia gestione di Banca Marche. Più volte, fonti vicine alla Fondazione e alla stessa Carilo, avevano lamentato il basso rendimento, forse in alcuni casi inferiore ai tassi di raccolta, del flusso di denaro indirizzato negli anni passati dalla Cassa di Risparmio verso Banca Marche, quegli ipotizzati 120 milioni di euro che avrebbe fornito liquidità alla capogruppo a scapito della redditività della controllata.

Sarà adesso il Tribunale di Ancona – dopo una lettera senza risposta inviata ad agosto del 2014 dalla stessa Fondazione alla Carilo per veder risarciti i propri interessi – a stabilire se saranno Banca Marche e i suoi ex vertici a dover rispondere delle perdite subite, questo in base – come ci ha dichiarato l’avvocato Fabio Messi, legale della Fondazione – all’articolo 2497 del codice civile, ovvero per un’abusiva e scorretta attività di controllo della piccola Cassa di Risparmio. A bilancio 2012, lo ricordiamo, Carilo poteva contare su circa 630 milioni di euro di impieghi, con crediti deteriorati pari all’11% e un capitale appena inferiore ai 60 milioni di euro.



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