Matteo Ricci: «Ricostruiamo il Pd Marche
Dal 2020 qui non si vince più.
Congresso unitario entro ottobre»
REGIONE- L'europarlamentare, sconfitto alle regionali lo scorso settembre, è intervenuto oggi pomeriggio durante il congresso provinciale di Pesaro. Sulle dimissioni di Chantal Bomprezzi: «Dobbiamo ringraziarla, governare questo partito è difficilissimo. Il problema è profondissimo, viene da lontano, da anni di divisioni incomprensibili»
Matteo Ricci, europarlamentare Pd, è intervenuto oggi pomeriggio al congresso provinciale di Pesaro-Urbino che ha visto l’elezione a segretario di Marco Perugini. Il candidato sconfitto alle elezioni regionali dello scorso settembre ha parlato della situazione del partito dopo le dimissioni della segretaria regionale Chantal Bomprezzi.
«Veniamo da anni di sconfitte. È dal 2020 che perdiamo in questo territorio, non dimentichiamocelo. Abbiamo iniziato perdendo la regione nel 2020 e poi gradualmente i comuni, anche quelli che mai avremmo pensato di perdere – ha detto Ricci – Poi sono arrivate le regionali, e ci siamo illusi di poter ribaltare un sistema di governo basato sul 70 % dei comuni governati dalla destra, su un governo regionale mediocre ma radicato, su un governo del terremoto molto spavaldo e su un governo nazionale che non poteva perdere questa regione. Poi è arrivato il referendum, e abbiamo sperato che una volta cambiata l’aria avremmo potuto ribaltare le amministrative. Invece abbiamo perso anche in centri in cui eravamo maggioranza alle regionali. Quindi non dobbiamo essere equivoci: il problema del Pd delle Marche è profondissimo, non è da banalizzare, viene da lontano, da anni di divisioni incomprensibili».
«Attorno alla mia candidatura alle regionali siamo riusciti a rimettere insieme tutti, ma i problemi del giorno prima ce li siamo ritrovati il giorno dopo. – dichiara Ricci – Per questo voglio dire una cosa sul regionale: dobbiamo tutti ringraziare la segretaria uscente Chantal Bomprezzi, perché è difficilissimo governare il Pd Marche. Ha messo a disposizione tempo e fatica per la nostra comunità, e perché se dal 2020 in questo territorio non si vince più la responsabilità non può essere di una persona sola, che siano i buoni canditati nei comuni o i segretari. – prosegue – Adesso si apre una fase nuova, e penso che abbiamo l’opportunità, come dimostrato a Pesaro-Urbino, di essere finalmente unitari e di smetterla di dividerci sui personalismi come successo nel regionale per 10 anni. – continua – Al Pd nazionale, con il quale dobbiamo lavorare a stretto contatto in questi giorni per un percorso condiviso, dobbiamo dimostrare che c’è un gruppo dirigente che ha capito la lezione e che è in grado di fare un congresso dopo l’estate, entro il mese d’ottobre, unitario, di ricostruzione. E non lamentiamoci poi, se non faremo questo lavoro, se il nazionale prenderà le sue decisioni. È normale che avvenga così. Perché prima ci sono le elezioni politiche e non possiamo ridare lo stesso spettacolo che per anni abbiamo dato. – conclude – In tre federazioni (Ancona, Macerata e Pesaro e Urbino) c’è stato un congresso unitario, credo che questo sia un bel passo avanti. Questo mi ero promesso di fare, di lavorare ovunque per candidature unitarie nei comuni e nei congressi. Dobbiamo recuperare l’unità in altri territori e dobbiamo provare a ricostruire il partito delle Marche. Questo dobbiamo fare tutti noi insieme. Da oggi abbiamo una federazione più unita e forte. Ringrazio Rosetta Fulvi per il lavoro fatto, e in bocca al lupo a Marco perugini, perché davanti a se ha un lavoro impegnativo ma straordinario».

Basta con i politici di professione e questo vale per tutti che sono stati talmente bravi di fare un debito pubblico monstre.
Incredibile ma vero.
Chi non è progressista non può costruire un partito di sinistra: non è credibile.
…O Matteo, Matteo, perché sei tu Matteo?.. gv
Quello che ci vuole per non rischiare di non perdere.
Il PD ha bisogno di fare opposizione per “sgomberare” tutti i parassiti che proliferano quando c’è ciccia da mangiare.
Fatta opportuna igiene, si potranno individuare teste pensanti interessate a proporre un’alternativa ad una destra sempre più litigiosa.
Acquaroli per il secondo mandato, ha puntato tutto sulla ZES e giovani; la ZES non si sa dove sia, la meglio gioventù continua ad emigrare, lascindoci solo con l’inutilità fatta a sistema, come chi ironizza su Gaza.
Guadenti inutili per un declino inesorabile.
Certo, il problema delle liti e delle divisioni interne viene da lontano, direi anche da più di 10 anni, come riduttivamente afferma Ricci nel suo intervento.
Tuttavia, negli ultimi due anni, una bella e consistente spinta in negativo (in senso autolesionistico) al PD gliel’ha data proprio lo stesso Ricci, che ad un certo punto, dopo il successo alle precedenti europee ottenuto principalmente grazie alla sua alleanza con i piddini laziali, si è sentito l’Uomo della Provvidenza e ha imposto la sua candidatura per la presidenza della Regione Marche.
Eppure egli era stato appena eletto a Strasburgo e aveva solennemente assicurato che avrebbe rispettato il mandato ricevuto. Eppure sapeva benissimo che gli stava per esplodere sulla testa una bomba atomica come l’inchiesta della Procura di Pesaro su Affidopoli (che peraltro era ben nota a tutto il gruppo dirigente regionale del PD e che negli ultimi tempi si è persino allargata nei soggetti indagati e nei contenuti), bomba che poi è esplosa proprio durante la campagna elettorale, come era prevedibile. Eppure lui sapeva che sarebbe stato più logico e più giusto, nonchè più foriero di un possibile successo, candidare Valeria Mancinelli o Fabrizio Cesetti, se non altro per la loro maggiore conoscenza del territorio da Pesaro in giù.
Non solo si è imposto, ma dopo la sonora sconfitta (è riuscito a perdere persino a Pesaro, la sua città) ha addirittura avuto la faccia tosta di autoproclamarsi (lui che è tornato di corsa con la coda tra le gambe a Strasburgo) leader, sia pure a distanza, dell’opposizione piddina ad Acquaroli (il quale, suppongo, ancora una volta avrà ringraziato caldamente).
E ancora oggi il nostro Ricci, senza la benchè minima autocritica, si propone come il motore del rinnovamento interno e della salvezza del PD regionale.
Come faccia tosta, direi che non c’è male. Come salvatore della patria, lo vedo bel piazzato per arrecare al PD marchigiano (n.b.: il più litigioso d’Italia) la mazzata finale.