Licenziamento dell’ex vice Dg Vallesi,
il tribunale dà ragione a Banca Marche

LA SENTENZA - Il giudice del lavoro ha respinto il ricorso presentato dal manager contro l'allontanamento per giusta causa promosso nel 2013 dall'istituto di credito. Chiedeva inoltre un risarcimento milionario ma dovrà pagare le spese legali a BM. Attesa per aprile la sentenza per l'analoga iniziativa avviata dall'altro vice direttore Pier Franco Giorgi
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L'ex vice direttore di Banca Marche, Stefano Vallesi

L’ex vice direttore di Banca Marche, Stefano Vallesi

 

di Marco Ricci

Il tribunale del lavoro di Ancona ha respinto il ricorso presentato dall’ex vice direttore generale di Banca Marche, il maceratese Stefano Vallesi, contro il licenziamento per giusta causa promosso nei suoi confronti da parte dell’istituto di credito. La sentenza è stata emessa oggi dal giudice Arianna Sbano, che ha inoltre condannato l’ex vice direttore a pagare le spese legali sostenute da Banca Marche e da Carilo, i due istituti di credito interessati dal ricorso. Vallesi infatti, al momento del suo allontanamento, ricopriva il ruolo di direttore generale della controllata Cassa di Risparmio di Loreto mentre, in Banca Marche, aveva avuto per lungo tempo la responsabilità dell’area crediti.

Due sono state le linee principali con cui i legali del maceratese avevano contestato il licenziamento attraverso una corposa memoria. La prima, in relazione al fatto che fosse stata Banca Marche e non Carilo a stabilire il provvedimento nei confronti di Vallesi, la seconda entrando nel merito della giusta causa che ha spinto l’istituto marchigiano a procedere nell’interruzione del rapporto di lavoro. Secondo quanto aveva dichiarato l’avvocato Nicola Perfetti, uno dei legali dell’ex vice direttore, Vallesi avrebbe invece svolto le sue attività “secondo le best practises della banca”, come lo stesso Stefano Vallesi aveva espresso in un suo lungo memoriale pubblicato da Cronache Maceratesi (leggi l’articolo). Il tribunale di Ancona, però, ha dato ragione a Banca Marche e Carilo, rappresentate rispettivamente dagli studi Daverio Florio e Della Sciucca, respingendo allo stesso tempo la richiesta milionaria avanzata da Vallesi come risarcimento per il presunto danno subito.

Luciano Goffi, direttore generale di Banca delle Marche

Luciano Goffi, direttore generale di Banca delle Marche

Il licenziamento di Vallesi era avvenuto nel febbraio del 2013, dopo l’allontanamento dalla banca dell’ex direttore generale, Massimo Bianconi, con l’istituto di credito guidato dal nuovo direttore, Luciano Goffi,  che aveva provveduto  alla chiusura dei contratti di lavoro anche con gli altri due vice direttori dell’epoca, Pier Franco Giorgi e Leonardo Cavicchia, i quali assieme a Vallesi avevano affiancato Bianconi per lungo tempo nella direzione della banca. Anche Giorgi, che tra l’altro aveva ricoperto per circa due anni il ruolo di direttore generale Pianificazione e controllo rischi, prima di essere nominato nel 2011 vice direttore della banca, ha presentato ricorso al tribunale di Ancona e la sentenza è attesa per il mese di aprile.

Il ricambio dei vertici, avvenuto dopo l’era Bianconi e con l’emergere di quelle perdite che in pochi mesi arriveranno a oltre mezzo miliardo di euro prima di superare addirittura l’astronomica soglia del miliardo, non fu comunque un passaggio semplice per Luciano Goffi il quale, durante un lungo consiglio di amministrazione, pose al Cda una sorta di “o io o loro”. Vallesi, Giorgi e Cavicchia – insieme a Massimo Bianconi e al quarto ex vice direttore generale di Banca Marche, Claudio Dell’Aquila – risultano tra i trentasette indagati i cui nomi compaiono nel fascicolo aperto dalla Procura di Ancona in relazione alle cause che hanno portato al dissesto l’istituto. L’ex direttore generale, così come i quattro ex vicedirettori, sono indagati tra l’altro per associazione a delinquere (leggi l’articolo), mentre la Banca d’Italia ha già sanzionato, insieme agli ex amministratori, sia Vallesi che Bianconi (leggi l’articolo), in attesa che la Corte di appello di Roma emetta il verdetto di secondo grado. Sull’ex dg, inoltre, pendono le ulteriori sanzioni che potrebbe emettere la Consob nel giro di poche settimane (leggi l’articolo) in relazione alle informazioni fornite al mercato per l’aumento di capitale 2012.

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