Sisma: situazione deludente,
prospettive ancora peggiori

IL PUNTO - Banche che chiudono e scuole che ricorrono alle pluriclassi. Spuri chiede più personale o una riduzione delle incombenze burocratiche. Perché si danno i pieni poteri al commissario di Genova e non a quello per le zone terremotate? La protesta dei sindaci resta inascoltata
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La zona rossa di San Placido, frazione di Ussita chiusa da due anni

 

di Ugo Bellesi

Giunti ormai “nel mezzo del cammin…” tra la scossa del 24 agosto e il duplice terremoto del 26 e del 30 ottobre 2016 è tempo di fare una verifica della situazione nelle zone colpite dal sisma in Italia centrale e in particolare nella nostra provincia di Macerata. Va premesso e mai dimenticato che sul destino di questo martoriato territorio gravano dei pesanti handicap, come il fatto che le casette (più note alla burocrazia come Sae) siano state consegnate con enormi ritardi, la circostanza che 1.187 sfollati restano ancora negli alberghi della costa o altrove, la persistenza di “zone rosse” in vaste aree dei centri urbani anche minori (non solo Camerino ma anche Castelsantangelo sul Nera dove le macerie giacciono ancora in mezzo alle strade).

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Lo sportello Ubi di Fiuminata

Non è arrivata certo a migliorare le cose la soppressione di alcuni sportelli bancari in area terremotata. Gli “scienziati” che hanno adottato il provvedimento parlano di “razionalizzazione” ma gli abitanti delle casette l’hanno tradotta con un termine irripetibile, e giustamente in quanto da loro scarseggiano anche i bancomat. In alto loco (Milano? Roma?) si sarà pensato che, essendo quelle cittadine tutte molto vicine, saranno sicuramente frequenti i collegamenti di autobus, di treni e di metropolitane. E inoltre avrebbero potuto anche credere che le Sae fossero piene di computer per collegarsi ad internet. A meno che non abbiano addirittura ipotizzato che quelle famiglie avessero trasferito i loro capitali nel paradiso fiscale delle isole Cayman. “E poi – si saranno detti – trattandosi di una popolazione molto longeva, qualche vecchietto di 70/80 anni potrebbe anche fare il tragitto Fiuminata-Pioraco in bicicletta”. Ma non è proprio il caso di scherzarci su né di fare dell’ironia perché inevitabilmente ogni servizio che viene meno induce sempre più famiglie ad abbandonare quelle terre. E’ la desertificazione che si sta cercando?

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L’inaugurazione della nuova scuola a Pieve Torina, a gennaio scorso

Non va meglio sul fronte scolastico. Sono riprese le lezioni ma ben quattro classi sono state soppresse: due a Camerino, una a Serravalle e una a Pieve Torina. E ciò in conseguenza del fatto che le famiglie non rientrate nei loro paesi hanno dovuto iscrivere i propri figli nel luogo di residenza attuale. Quindi c’è stata una diminuzione di iscritti. Però a Pieve Torina le iscrizioni c’erano, tanto che hanno dovuto creare una pluriclasse, con i disagi che ciò comporta. A Serravalle stessa situazione, anzi più grave, perché si sono dovute fare due pluriclassi. Al di fuori dell’epicentro del sisma non sono rose e fiori. Tutt’altro. A San Severino la primaria “Luzio” ha una sezione in meno nel tempo pieno mentre la media “Tacchi Venturi” ha quattro prime anziché cinque. A San Ginesio la ricostruzione della scuola è bloccata dalla Soprintendenza.

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Il soffitto con i segni delle infiltrazioni in una delle sae di Visso

La popolazione che vive nelle casette (alias Sae) è soddisfatta della sistemazione? Evidentemente no se ad Ussita nei giorni scorsi proprio nelle Sae c’è stato un black out di dieci ore dell’energia elettrica. Invece a Castelsantangelo sul Nera, nel capoluogo e in frazione Macchie, si è scoperto l’inquinamento dell’acqua per l’elevata carica batterica. Si è provveduto con un’autobotte ma la cosa è andata avanti per quasi un mese. A Villa Sant’Antonio di Visso non solo sono comparse macchie di umidità al soffitto di alcune casette, ma anche gli impianti idrici hanno avuto problemi per delle perdite di acqua dai rubinetti di cucina e dal boiler. In una Sae si è scoperto che la doccia era “in crisi” perché il tubo di scarico era ostruito parzialmente dai tiranti della casetta. In altra Sae erano le viti dello scarico ad intralciare lo scarico del water. I problemi più gravi (come infiltrazioni d’acqua e tettucci non sigillati perfettamente) si sono riscontrati nelle casette del Campo sportivo e nell’area Cesare Battisti. E segnalazioni di guasti arrivano regolarmente all’Ufficio comunale che poi le gira all’Erap e alla Protezione civile.

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Castelsantangelo

Quando poi si passa ad esaminare il fronte della ricostruzione la situazione appare “disperata”. La Regione ci dice che in provincia di Macerata sono 28.886 gli edifici inagibili, dei quali 21.363 sono stati dichiarati inutilizzabili mentre 7.523 sono oggetto di verifica Aedes. Le pratiche presentate all’Ufficio ricostruzione sempre per il Maceratese sono state 3.370. Di queste ne sono state approvate 648, di cui 80 riguardano le delocalizzazioni commerciali. Dei progetti approvati 449 riguardano danni lievi mentre solo 17 competono alla ricostruzione pesante. Di conseguenza se in un primo tempo si poteva pensare che per la ricostruzione occorrevano dai 15 ai 20 anni, oggi già si prevede il raddoppio di questo numero di anni. Sulla ricostruzione il sindaco di San Ginesio, Giuliano Ciabocco, è stato molto chiaro: «Siamo sempre più preoccupati e arrabbiati. E’ tutto fermo al palo, ricostruzione pubblica e privata. La cosa preoccupante è che viene prorogato lo stato di emergenza mentre l’emergenza dovrebbe essere per definizione qualcosa di limitato nel tempo. Questa è la cosa più preoccupante». Gli fa eco l’assessore all’urbanistica e ricostruzione dello stesso Comune, Giordano Saldari, che spiega: «La fine è veramente molto lontana, ma anche l’inizio non è dei più incoraggianti. A livello normativo ci sono molte discordanze tra le deroghe concesse per il sisma e le leggi nazionali sugli appalti e i lavori pubblici». Non meno pessimista Cesare Spuri, direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione: «Se non cerchiamo di semplificare, rischiamo che per fare tutto ci voglia più tempo di quello della vita delle persone…O aumentiamo il personale, e ad oggi c’è carenza, oppure diminuiamo il lavoro. Sono importanti la trasparenza, l’eliminazione di infiltrazioni malavitose nei cantieri, nessuno vuole sottrarsi ai controlli, ma non devono essere un freno per chi lavora…Mi preoccupa molto l’aspetto dei professionisti: se non si presentano i progetti non si appaltano nemmeno le opere». Dello stesso parere il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, che qualche giorno fa ha dichiarato: «La ricostruzione non esiste…La politica deve rispondere, ci servono i fatti: basta con gli spot, con i convegni, coi fiumi di parole. C’è bisogno di snellimento e di certezze…Noi sindaci siamo esausti, siamo stati inascoltati, la partecipazione doveva essere fondamentale all’interno dei processi di decisione per cui questa situazione è inaccettabile».

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Il commissario Paola De Micheli a Pieve Torina dopo la scossa del 10 aprile

Finalmente in questi giorni il Governo ha impostato la bozza di decreto da varare per il ponte crollato a Genova. Da essa traspare che saranno dati pieni poteri al commissario, in modo da poter derogare a quanto stabilito dal codice degli appalti con percorsi privilegiati al di fuori da ogni vincolo imposto dalle procedure ordinarie. Era appunto quanto richiesto da Spuri e da tutti i sindaci dei Comuni travolti dal terremoto del 2016. Ma il provvedimento riguarda soltanto Genova. Come se i cittadini dell’Italia centrale non fossero italiani come i genovesi ma appartenessero ad un altro Stato. Sicuramente non apparteniamo ad altro Stato ma per le “alte sfere“ (come si diceva una volta) siamo cittadini di serie B. Tanto è vero che in due anni abbiamo avuto due commissari. Entrambi con poteri ridotti, tanto che il loro compito poteva essere svolto anche dai Prefetti. Ed ora attendiamo il terzo commissario. Il che non crea certo continuità negli interventi necessari ma sicuramente periodi di Impasse perché il nuovo arrivato si renda conto di quanto c’è da fare. E quasi certamente non avrà i pieni poteri. Pieni poteri che invece saranno riservati al commissario di Genova per risolvere i problemi più celermente. “Le Marche e le altre Regioni terremotate – si saranno detti – possono attendere…”. Ma oltre ad un commissario con pieni poteri serve anche ben altro. In questo ha le idee molto chiare il sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci: «Se a suo tempo fossero state adottate le norme che tutelano le aree montane, come prevede la Costituzione, oggi non ci troveremmo in queste condizioni. La legge n. 97 del 1994 prevede infatti vantaggi e norme di salvaguardia per queste zone di montagna. Se fossero stati emanati i conseguenti decreti attuativi non sarebbero state chiuse le scuole né gli ospedali». Ma per la ricostruzione c’è soprattutto il problema degli abusi, piccoli ma anche consistenti, delle vecchie abitazioni? «Certamente – replica Falcucci – ed è per questo che doveva essere approvata la nostra proposta sulle difformità. Era stata chiesta una tolleranza sul 20% dell’aumento del volume e invece l’hanno fatta salire soltanto dal 3 al 5%. Così non ci siamo. Il rischio è che la ricostruzione rimarrà al palo».

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