Sisma due anni dopo,
Spuri: «Semplificare le regole»

IL QUADRO del direttore dell'Usr regionale che fa un appello alla politica: «Avete a disposizione un "test" durato un anno e mezzo. Se non riusciamo a fare un po' di sintesi tra i progetti di ricostruzione e le erogazioni, avremo l'operazione perfetta ma il paziente morto»
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Cesare Spuri

 

di Federica Nardi

«Se non riusciamo a fare un po’ di sintesi tra i progetti di ricostruzione e le erogazioni, avremo l’operazione perfetta ma il paziente morto. La politica deve raccogliere i suggerimenti che arrivano. Ha a disposizione un “test” durato un anno e mezzo, da quando abbiamo cominciato a lavorare». Cesare Spuri, direttore dell’Ufficio ricostruzione regionale, lancia da Macerata un un appello al governo e al commissario che sarà nominato dopo Paola De Micheli e di cui non si conosce ancora il nome. L’occasione, il convegno “Sisma 2016, riflessioni e idee a due anni dal terremoto” nel polo Pantaleoni di Unimc. «Se uno va a guardare ad esempio il centro storico di Camerino – ha detto Spuri -, c’è da sentirsi male. E’ una scena che ti porta via la dimensione umana e ti fa capire che devi fare un’operazione veramente difficile e articolata. Se cominci a inciampare su ogni singolo elemento, tipo il rinnovo del personale a tempo determinato che deve guardare le pratiche, non vedrai mai la fine del problema. Per quanto riguarda l’edilizia privata penso che ormai si sia capito perché non arrivano le migliaia di progetti attesi. Le modifiche fatte in Parlamento per le piccole irregolarità non servono a niente. Non servono nemmeno, per intenderci, a chi ha spostato la finestra di cinque centimetri. Noi “assilleremo” il nuovo commissario – promette Spuri -, e speriamo che sia qualcuno che ha già visto che aria tira da queste parti. Per ridurre i tempi la soluzione è molto semplice: o si aumentano le persone al lavoro o si semplificano le regole. Io sono per la seconda opzione anche se, entro la fine dell’anno, nei nostri uffici ci saranno 40 dipendenti in più. Ma sono i passaggi ad essere troppi. Ci sono per le opere pubbliche un miliardo e 200 milioni di euro certificati dalla Corte dei conti pronti per essere spesi. A fronte di questa grande disponibilità il cammino è comunque articolato. Anche il mondo dell’impresa invita alla calma perché non possono gestire troppi cantieri alla volta. Anche sul fronte delle migliaia di progetti da preparare il numero di professionisti che se ne possono occupare non è certo aumentato. Lavorano solo quasi esclusivamente professionisti marchigiani, una percentuale bassissima arriva dalle regioni confinanti». C’è poi la questione dei dissesti idrogeologici. «Ci sono paesi che vanno ricostruiti solo se prima sappiamo che quelle aree hanno degli elementi di sicurezza accettabili per accogliere la popolazione – ha proseguito Spuri -. In vista di questo a Ussita, Visso e Castelsantangelo ci sarà per la prima volta un intervento su tutto il bacino del Nera e dell’Ussita: 30 milioni di intervento congiunto. Commissario – ha concluso – chiunque tu sia, questo è il quadro su cui fare un riflessione». Tra i relatori del convegno anche il docente di Unimc Roberto Prenna e Michele Spagnuolo di PlayMarche, l’assessore alferio Canesin, Nicola Gobbi dell’Ordine degli ingegneri di Macerata, Sergio Ferranti di “Cantiere sisma” e Vittorio Lanciani dell’Ordine degli architetti di Macerata. E’ stato lui a rilanciare un’idea che molti propongono da tempo: «Chiediamo una legge per l’emergenza e una legge quadro per la ricostruzione che preveda anche la diversità dei territori che caratterizzano l’Italia».



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