«Sono senza casa da 700 giorni,
scelte della giunta scriteriate»

TOLENTINO - Federico Pieroni è sfollato dal 30 ottobre del 2016. In una lettera a sindaco e amministrazione denuncia la situazione di stallo in cui si è trovato, essendo uno degli assegnatari degli appartamenti nella palazzina in contrada La Rancia: «Nemmeno l'ombra di lavori, quanto dobbiamo ancora aspettare?»
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La palazzina di Tolentino in contrada La Rancia

Fuori casa dalla scossa del 30 ottobre 2016, poi la promessa di un appartamento già assegnato ma che arriverà non si sa quando. Federico Pieroni è un terremotato di Tolentino. In una lettera si rivolge al sindaco Giuseppe Pezzanesi e ai consiglieri comunali: «Quanto ancora dovremo subire prima di vedere un po’ di normalità?». Lui è uno degli assegnatari della palazzina in contrada La Rancia, su cui c’è un progetto per trasformarla in 46 appartamenti per gli sfollati. Ieri l’Anac però ha messo uno stop chiedendo all’Erap di modificare la procedura. La lettera scritta da Pieroni:

«Sono passati oramai quasi 700 giorni da quando dovetti abbandonare la mia abitazione. Sono uscito da quella che era la mia casa, quella che consideriamo solo quattro mura ma che invece racchiude il nostro sé, i nostri ricordi, la nostra vita! Da quella mattina non vi ho più messo piede se non per prendere alcune delle mie cose personali e sembrerà una sciocchezza agli occhi di chi non c’è passato, ma da quel 30 ottobre non ho più dormito nella mia stanza. Come me molti altri miei concittadini sono in questi difficili condizioni, senza un’idea di quando si potrà ritornare a vivere una normalità degna di questo nome. Rispetto a molti altri credo di potermi definire “fortunato” perché ho trovato riparo in una città limitrofa, Pollenza, rispetto a chi per poter solo rivedere la propria città devi fare almeno 40 km o più andata e 40 km o più al ritorno per andare a dormire. Oggi che siamo vicini al secondo anniversario del sisma che ci ha devastato non solo il territorio, sento di voler scrivere queste parole alla nostra amministrazione. Qualche mese fa mi avete assegnato un appartamento presso il “capannone La Rancia” con la promessa che al massimo per l’agosto 2019 sarei potuto entrare, non ero sicuro ma ho provato a darvi fiducia, anche se sapevo che era quasi impossibile una parte di me voleva ancora a crederci, non credevo che potesse essere possibile speculare fino a questo punto su una tragedia così grande. Nella sua presentazione in pompa magna presso i locali del Politeama Piceno, il 1 marzo scorso, il nostro primo cittadino dichiarava che avrebbe fatto di tutto per consegnarli addirittura in anticipo questi appartamenti. Siamo alla fine di settembre e dei lavori non vi è neanche l’ombra, non un accenno, non un’indicazione di cantiere, nulla ripeto nulla che possa far sembrare anche lontanamente che qualcosa si stia muovendo. Quando durante l’assemblea del 16 giugno scorso chiesi ai responsabili del Comune presenti quanto tempo sarebbero dovuti durare lavori per trasformare quello che oggi è un capannone, nudo e mai completato, in degli appartamenti mi venne detto che secondo il bando ancora in fase di scrittura i lavori sarebbero durati 360 giorni, proroghe dovute escluse, quindi un anno. Ora conti alla mano se tutto andrà bene “festeggerò” anche il terzo anniversario del sisma senza una sistemazione, a meno che non decida di comprarmi una casa per conto mio. Mi rivolgo a lei sindaco come emblema di questa intera giunta, mi dica quanto ancora dovremo subire prima di vedere un po’ di normalità? Quanto ancora avete intenzione di farci attendere? Tutto questo considerando che all’incirca la mia posizione nella graduatoria da voi stilata mi vede 30esimo su 200, se io dovrò attendere all’incirca tre anni quando dovranno mai attendere gli ultimi? Faccio un appello al consiglio comunale intero, non lasciate che scelte scriteriate ed inopportune come quelle della giunta rechino ancora più danni ai nostri concittadini, voi in quanto rappresentanti avete la possibilità di cambiare tutto questo. Consiglieri il vostro ruolo come quello del sindaco è di “primus inter pares”, dovreste essere servitori dello stato quindi dei cittadini, non essere assoggettati all’uomo forte che vi “comanda” a bacchetta. Vi esorto ad uno slancio, ad un sussulto. Spero vivamente di essere smentito, ma ho la necessità ed il dovere di scrivere questa lettera, cosicché venga fuori questo problema e magari qualcuno inizi a lavorare per risolverlo».

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