Tolentino, viaggio tra i container:
«Qui è terra di nessuno»

REPORTAGE SISMA - Sono circa 250 le persone che vivono nei prefabbricati dell'area di via Colombo e non sono tutti terremotati. Dall'aggressione di giovedì la Protezione civile non controlla più la zona. Il sindaco Pezzanesi: «Se serve pagheremo una società per garantire assistenza». La testimonianza: «E’ successo spesso che nei weekend si fermassero a dormire estranei nelle aree comuni»
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Uno dei corridoi dell’area container di Tolentino

 

di Federica Nardi

Sono le 10,30. Nell’Area 1 dei container di Tolentino un uomo resta seduto su una delle panchine di metallo che arredano i corridoi. «Non vivo nei container – dice – ma di giorno resto perché ci lavora la mia compagna e non mi fido a lasciarla da sola. Non controlla nessuno e ci sono state delle aggressioni». Più di una? A chi? Non risponde. C’è poco via vai. I 30 gradi abbondanti di agosto sono insopportabili nei corridoi e molti restano nelle stanze con l’aria condizionata. Altri sono partiti e qualcuno lavora. «In questi mesi – racconta l’uomo – c’è chi si è proprio sistemato per bene qui. Non pagando nulla portano a casa lo stipendio pulito». Ma entra chiunque? «E’ successo spesso – aggiunge – che nei weekend si fermassero a dormire persone che non sono residenti, nelle aree comuni. Per questo alcune sono state chiuse».

area-container-tolentino-33-325x244Giovedì un uomo di San Severino con il foglio di via, riposizionato proprio nell’area container, ha aggredito due volontari  della Protezione civile per un diverbio. Da allora l’uomo è stato allontanato e la “segreteria” gestita dal coordinamento comunale, cioè l’ufficio che controlla tutte le operazioni nei prefabbricati in via Cristoforo Colombo, è chiusa. «Da quando è andata via la Protezione civile qui è terra di nessuno. Non ci sono controlli né regole, una situazione allo sbando».  A denunciare una situazione sociale sempre più complicata all’interno dei container è da tempo il comitato 30 ottobre, nato dopo il sisma del 2016. Gli ospiti, tra cui molti stranieri, vivono qui da quasi due anni. E non tutti sono terremotati. «Non è un ghetto né un lager – dice il sindaco Giuseppe Pezzanesi – Le persone hanno scelto di vivere lì».

area-container-tolentino-27-325x244I terremoti del 2016 a Tolentino hanno provocato 4mila sfollati. L’area container ospita circa 250 persone ed è stata installata a gennaio dell’anno scorso nella zona industriale. Il bando è quello Consip per la fornitura di questo tipo di aree d’emergenza. Si articola in tre aree. Doveva ospitare solo sfollati, ma il Comune, come ha anche spiegato il sindaco Giuseppe Pezzanesi, ha deciso di metterci anche persone svantaggiate. «Non pesano sulla contabilità del sisma – chiarisce il sindaco – abbiamo una contabilità diversa per loro, attraverso i Servizi sociali». Mantenere la struttura, che è in affitto, costa al Comune 660mila euro ogni sei mesi e a luglio è stata firmata la proroga per il quarto semestre. Da circa un mese nell’area di fronte ci sono anche gli sfollati in roulotte, spostate dal campo sportivo. Per restare pagheranno una cinquantina di euro al mese.

area-container-tolentino-28-325x244Inizialmente il presidio e l’assistenza alla popolazione erano garantiti sia dai volontari della Protezione civile comunale che dal dipartimento nazionale, 24 ore su 24. Da marzo i distaccamenti nazionali se ne sono andati e sono rimasti i volontari comunali, circa cinque, a coprire i turni dal lunedì al venerdì (8-12 e 14-19) e il sabato mattina. Per il resto, compresa la domenica, nessun presidio in loco. E da giovedì nemmeno quello. Il Comune ha chiesto ai carabinieri di controllare in diversi orari se è tutto ok. Ma senza più segreteria all’ingresso, chi vuole entra ed esce, a qualsiasi ora. Prima, nelle ore presidiate, come scritto sul cartello all’ingresso, bisognava registrarsi per entrare. Adesso non c’è nessuna indicazione per eventuali visitatori. La mensa va avanti senza buoni pasto. Per il cambio biancheria, previsto giovedì con tanto di cartelli appesi che ne danno l’annuncio, il Comune si sta organizzando.

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L’ingresso della mensa

Verso l’ora di pranzo, a mensa, si affacciano diverse persone. Ad agosto ci sono meno residenti e resta aperta una sola area mensa per tutto il circondario. Ma il clima di oggi è strano. Ieri è morto in ospedale un uomo albanese, era malato e ha lasciato tre bambini e una moglie. Vivono qui. Gli altri residenti hanno fatto partire una colletta per aiutarla a far tornare almeno la salma nel loro paese d’origine. «Molte persone qui hanno paura di parlare – dice una ragazza di 26 anni, residente nell’area, che si è occupata della colletta  – Chi parla con la stampa viene tenuto sottocchio». La vita in container non è facile. «Ogni tanto ci prendiamo anche la candida nei bagni – dice la 26enne – tempo fa un volontario mi disse: non siamo qua per voi ma per stare attenti ai container. E’ morto un uomo e nessuno del Comune si è interessato della famiglia, ma dove sono finiti?». I bagni, divisi tra uomini e donne, si aprono su file di docce con tendine. Vietato lasciare oggetti personali e vestiti. «Ci sono anche delle lavatrici – dice la ragazza, indicando un’altra stanza – che non ce le fanno usare».

area-container-tolentino-14-325x244Ci sono almeno due nuovi nati nei container, un altro in arrivo a breve. I bambini e le bambine passano il tempo giocando con quello che trovano, anche i sassi. («Chiudete quelle stanze a chiave», propone un uomo sulla sessantina, stufo degli schiamazzi). Biciclette e pochi giocattoli restano a prendere la polvere negli interstizi dei prefabbricati, in mezzo alla ghiaia. C’è una tenda degli scout piena di giochi, tavolini e materiale per i più piccoli: chiusa (la tenda è proprietà dell’Agesci, che l’ha donata in seguito all’inagibilità della sede locale degli scout ed è ad uso degli associati. Non è quindi destinata all’area container ma si trova lì su indicazione del Comune, in mancanza di altri spazi, ndr). La ludoteca comunale, donata l’anno scorso per i bambini residenti nell’area, dice la donna «è chiusa anche quella». “Vietato giocare per i corridoi – recita uno dei cartelli appesi con il logo della Protezione civile regionale -, dalle 13,30 alle 15,30 e dalle 21 alle 8”.

 

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Uno dei bagni comuni

«La nostra Protezione civile non era “obbligatoria”, ma abbiamo scelto di impiegarla per la tutela dei residenti. Dopo quello che è successo bisogna ritarare un po’ le cose – spiega il sindaco Giuseppe Pezzanesi -. Nel frattempo abbiamo chiesto ai carabinieri di intensificare i controlli sia di giorno che di notte, anche all’interno dei container. Se la Protezione civile non avrà volontari disposti a tornare, prenderemo una società e la pagheremo. Non lasciamo sguarnita la popolazione là dentro. I container sono una struttura pensata dallo Stato a livello emergenziale. Vengono descritti come lager ma sono strutture alternative a cas, sae e alberghi. Quindi chi sta lì ha scelto di starci a sapeva come funzionavano. Ad esempio, sapevano che avrebbero avuto i bagni in comune. Che comunque vengono tenuti puliti, così come il resto delle strutture. Non dico che è una reggia – prosegue Pezzanesi -. Vivono in una condizione molto limitata nel comfort. Hanno luoghi di aggregazione però non è certo come stare a casa. Ma non è un ghetto. Poi che bisogna dare a loro più attenzioni lo sapevamo e lo abbiamo sempre fatto. C’è anche l’assistenza psicologica». Di altre aggressioni il sindaco non sa nulla e ribadisce: «Questa è stata l’unica. Certo, ci sono molte etnie, ci sono “punti di vista” e discussioni. Ma capita, quando stai in società o in famiglia, si discute. I container sono così, come una famiglia allargata. Secondo me – conclude – si sta facendo una polemica oltre il consentito. In ogni contesto sociale ci deve essere maggiore attenzione per i più deboli e noi lo stiamo facendo. Ora non è che per colpa di un soggetto solo – aggiunge riferendosi all’aggressione della settimana scorsa – possiamo generalizzare. Lui ha superato il limite e la giustizia farà il suo corso».

Aggressione all’area container, intervengono i carabinieri

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Oggi anche il sopralluogo dei consiglieri del Movimento 5 stelle, Martina Cicconetti e Gian Mario Mercorelli

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La tenda degli scout

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Alcuni camper

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Una delle mense

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