Allarme del sindaco di San Ginesio:
«La ricostruzione è ferma al palo»

A DUE ANNI DAL TERREMOTO i dati del Comune non sono incoraggianti. Il 98% degli edifici pubblici e il 68% di quelli privati è inagibile. Pochi i progetti finanziati, in attesa nuovo polo scolastico, palazzo comunale, pinacoteca Gentili, Rsa
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Giuliano Ciabocco

 

«Ricostruzione ferma al palo», così il sindaco di San Ginesio, Giuliano Ciabocco, a due anni dal sisma. Il Comune ha fornito una serie di dati poco incoraggiati. A cominciare dal fatto che il 98% del patrimonio pubblico non è agibile e il 68% per quello privato. Il 90% del centro storico è riaperto, resta zona rossa il nucleo abitativo di Vallato. Il Cas lo ricevono 783 persone: 355 famiglie di cui 132 (il 37%) vive fuori dal comune di San Ginesio. Altre 147 famiglie che ricevevano il Contributo per l’autonoma sistemazione sono rientrate a casa o non si trovano più in situazione di necessità. Sono 32 le persone ospiti di strutture ricettive, 39 le casette assegnate e consegnate (ci vivono 70 persone). Per quanto riguarda i progetti: per i danni lievi ne sono stati presentati 115 e finanziati 31 (5 sono stati conclusi), per i danni più gravi sono 23 i progetti presentati, zero quelli finanziati. Per il pubblico sono state ammesse a finanziamento il nuovo polo scolastico, il palazzo comunale, la pinacoteca Gentili, la Rsa. Ma nessuna di queste opere ha ancora avuto la copertura finanziaria. Finanziate con il progetto in approvazione le case popolari in piazza Gentili. Il Comune ha erogato 5 milioni e 600mila euro. 130 gli interventi di messa in sicurezza (costo 2 milioni di euro), 20 le demolizioni. Restano da eseguire 10 interventi di messa in sicurezza e 5 interventi di demolizione. In sintesi questa la situazione nel comune a due anni dal terremoto del 24 agosto. «Siamo sempre più preoccupati e arrabbiati. È tutto fermo al palo, ricostruzione pubblica e privata – dice il sindaco Giuliano Ciabocco -. La cosa preoccupante è che viene prorogato lo Stato di emergenza, mentre l’emergenza dovrebbe essere per definizione qualcosa di limitato nel tempo. Questa è la cosa più preoccupante. Sono già passati due anni. Anche sulla questione finanziamenti è tutto un grande punto interrogativo: tutto rimane a livello di assegnazione su carta ma di erogazioni ne abbiamo veramente poche». Il primo cittadino vede che le aspettative sono state «disilluse perché non abbiamo gli strumenti per poter agire. Speriamo che si cambi rotta il prima possibile e che si pensi di più alle persone che hanno vissuto e vivono questo dramma piuttosto che ai vincoli e alle questioni burocratiche». Dati alla mano, anche l’assessore all’Urbanistica e alla Ricostruzione, Giordano Saltari, fa il punto della situazione: «La fine è veramente molto lontana, ma anche l’inizio non è dei più incoraggianti. Anche a livello normativo ci sono molte discordanze fra le deroghe concesse per il sisma e le leggi nazionali sugli appalti e i lavori pubblici. Si va avanti – continua l’assessore – soltanto attraverso decreti e proroghe, ma risposte certe, immediate e veloci ancora nulla. Una normativa stabile e definitiva aiuterebbe almeno a restituire un po’ di fiducia e qualche certezza ai cittadini. Di fronte alla tragedia di Genova e al terremoto di Termoli, che ci vedono assolutamente solidali, chiediamo di non essere messi da parte e che i riflettori continuino ad essere accesi anche su di noi, che certi momenti drammatici li abbiamo già vissuti e li stiamo ancora vivendo».



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