La denuncia della Cgil:
«Pareti che si muovono e lavoro nero
nei cantieri del campus di Unicam»

FOTO/VIDEO - Il sindacato precisa che l'ateneo non ha alcuna responsabilità: «L'università sta facendo il massimo per poter ripartire. Però ci sono situazioni gravissime: una 20ina di operai si è rivolta a noi perché senza contratto o non pagata. Nelle nuove strutture mancano rivestimenti e isolamento delle pareti. Per evitare i controlli c'è una sentinella che avvisa»
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di Federica Nardi

Pareti che ballano sotto al tocco di un operaio, materiale isolante che non c’è, pannelli senza impermeabilizzazione. E poi una ventina di operai che si sono rivolti al sindacato per mancati contratti e pagamenti. Sono immagini choc quelle mostrate oggi dalla Cgil di Macerata e che riguardano il nuovo campus dell’università di Camerino, donato dalla provincia di Trento e Bolzano e di cui quattro lotti sono ancora cantieri in lavorazione (consegna prevista per fine ottobre).

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Da sinistra Daniel Taddei e Massimo De Luca

Daniel Taddei e Massimo De Luca, rispettivamente segretario provinciale Cgil e segretario Fillea, ribadiscono che l’ateneo non ha a che fare con gli appalti, che sono in capo alla provincia del nord. «Ci teniamo a precisare – dicono i sindacalisti -, che è con estremo dispiacere che dobbiamo costatare questa situazione. Perché crediamo che la rinascita del polo universitario di Camerino sia uno dei capisaldi per la ripartenza di questo territorio. Va dato atto che l’università sta facendo il massimo per poter ripartire. Però è nostro obbligo non sottacere determinate situazioni gravissime».

OPERAI SENZA DIRITTI – Tutto parte a luglio, quando otto operai si sono rivolti alla Cgil. «Già a luglio – dicono Taddei e De Luca -, avevamo sollevato alcune problematiche riguardanti il cantiere del campus universitario in quanto avevamo certificato la presenza di lavoratori non in regola e con distacchi non regolari. Abbiamo anche chiesto alla provincia di Trento, visto che le aziende non hanno pagato regolarmente questi operai, di attivare la responsabilità in solido. Non c’è stata nessuna risposta. Ci lascia perplessi che questo nostro primo allarme non abbia portato i frutti sperati perché la situazione si è ulteriormente aggravata. Quei lavoratori, tutti italiani e quasi tutti del sud venivano fatti alloggiare in un casolare di Montecosaro senza corrente nè acqua e forse anche non agibile – dicono, mostrando le immagini dove vivevano gli operai -. Ci hanno raccontato anche che il pavimento si muoveva e si dovevano lavare con un secchio pieno d’acqua». Poi, «la situazione è peggiorata. Al momento sono in atto i cantieri dei lotti ancora non consegnati, cioè quattro su sei. L’appalto – spiegano Taddei e De Luca -, è stato commissionato dalla provincia di Trento e Bolzano per 9 milioni e mezzo di euro. Questi lotti valgono oltre 4 milioni. A vincere la gara sono state la ditta Dallape’ srl e la Ille prefabbricati (limitatamente al terzo lotto). Si sono occupate anche dei primi due lotti già consegnati ».

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Le condizioni degli operai nel casolare di Montecosaro

In questi cantieri «i lavoratori non sanno di chi sono dipendenti. Dicono di essere stati reclutati da un albanese che li recluta senza contratto e in varie maniere: tramite passaparola o direttamente sul territorio marchigiano. Poi li porta a lavorare dentro questi cantieri. Parliamo di decine di operai, oltre a quelli che fino a ora si sono rivolti a noi che sono circa 20. Prima di andare a lavorare non hanno effettuato visite né hanno fatto formazione oltre a non avere un regolare contratto. Sono stati pagati con acconti in contanti. Dicono anche di essere stati accompagnati con dei mezzi privati direttamente nei cantieri. I subappalti registrati sono regolari ma questi lavoratori, senza contratto, non sanno per chi lavorano. Fanno riferimento solo a quest’uomo albanese, che a sua volta si rapporterebbe con un italiano». Una situazione che sfuggirebbe anche ai controlli. «Sfuggono facilmente ai controlli – affermano i sindacalisti -. Ci hanno raccontato che si nascondono nei bagni, negli anfratti oppure escono dal cantiere ogni volta che arriva qualcuno dall’esterno. L’uomo albanese telefona e avvisa. Del resto in quel cantiere ci sono solo due ingressi, uno a valle e uno a monte ed è facile controllare se arriva qualcuno. La cosa grave – sottolineano – è che non si capisce se c’è consapevolezza sulla situazione da parte delle ditte che hanno il subappalto. Imprese che sono quasi tutte di Trento e in parte anche della zona».

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Una delle pareti che secondo la Cgil non sono costruite adeguatamente

LE IMMAGINI – Taddei e De Luca scorrono poi una serie di video e foto che il sindacato ha ricevuto e che arrivano dai cantieri del campus. «Nelle foto si vede che manca il rivestimento interno di lana di roccia o qualsiasi tipo di isolante tra i pannelli delle pareti – spiegano -. In altre immagini si nota invece che i soffitti dei bagni sono rivestiti di pannelli di cartongesso normali, mentre andrebbero messi quelli impermeabili che hanno una colorazione verde. In molti casi manca l’impermeabilizzazione, anche su pareti dove stanno già montando le piastrelle». In un’altra immagine, che mostra una parete quasi ultimata, «mancano totalmente i rinforzi adeguati. La parete si regge solo con delle “alette” e quindi è precaria». Ci sono poi due video che mostrano altrettante pareti, già completate, che però appena vengono toccate “ballano”.

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I pannelli di cartongesso

«Questi problemi secondo noi dipendono o da risparmi o dalla fretta di consegnare – concludono i sindacalisti -, certo è che la situazione è grave. I primi otto operai che avevamo seguito a luglio sono stati cacciati o sono scappati via. Alcuni senza nemmeno i soldi per tornare a casa, tanto che si sono presi la multa sul treno perché non avevano potuto comprare il biglietto. A noi si sono rivolti un’altra decina di lavoratori, sia italiani che stranieri. Necessitiamo assolutamente di una normativa operativa. Il Durc ad esempio e anche il settimanale di cantiere per cui il venerdì sera devo comunicare l’elenco dei lavoratori che entrano per tutta la settimana e se faccio variazioni le devo comunicare. Già è legge, forse si fa fatica ad applicarla».

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Il casolare di Montecosaro dove venivano ospitati alcuni operai

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I bagni senza acqua del casolare di Montecosaro

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Nelle foto che seguono, evidenzia la Cgil, si nota la mancanza di materiale isolante tra le pareti

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