Per il popolo dei Sibillini
non sospendere le tasse
ma ‘esentare’ i contribuenti

LA PROPOSTA DI CM - Necessaria una legge nazionale la quale preveda che tutte le aree terremotate diventino, almeno per un anno, “zone extradoganali” cioè esentate da alcune imposte come l’Iva. Il ritratto di un territorio fatto di gente abituata a lottare
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Lamberto Sbardellati, allevatore di Visso, ha raccontato la sua storia a CM: "Non ho più niente" (foto Benfatto)

Lamberto Sbardellati, allevatore di Visso, ha raccontato la sua storia a CM: “Non ho più niente” (foto Benfatto)

 

Ugo Bellesi

Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

La terra che in questi mesi viene tormentata e martoriata dalle scosse sismiche non è una terra qualunque, non è come tante altre. E’ una terra in cui si concentra l’essenza della civiltà marchigiana. Qui vive gente capace di avere memoria della battaglia di Lepanto combattuta nel 1571 anche dai loro avi tanto da conservare a Spelonga d’Arquata come cimelio un rarissimo stendardo. Al tempo della transumanza i nostri pastori erano capaci di trascorrere le ore citando i versi dell’Ariosto e la leggenda del Guerrin Meschino. E negli stessi anni la lana e i panni-lana prodotti in questo territorio finivano in Russia per fare i cappotti ai soldati dello Zar.

La statua di Sisto V a Camerino

La statua di Sisto V a Camerino

Questa terra ha avuto l’impronta di S.Francesco e dei suoi confratelli tanto che qui furono scritti “I fioretti” e si racconta che qui il santo di Assisi abbia avuto l’ispirazione per “Il cantico delle creature”. E’ terra ricca di monasteri e di chiese. Infatti sono stati i monaci per primi – ricordiamolo sempre – a prosciugare le paludi e a dissodare le terre facendo rifiorire l’agricoltura dopo le invasioni barbariche. Ma quei conventi erano anche centri di cultura perché vi si traducevano i testi latini e si creavano le prime biblioteche. E tanti giovani, fingendo o credendo di avere la vocazione, vi andavano a studiare e imparavano anche a far di conto ritornando poi alla vita laicale. Tanto è vero che Sisto V chiamò a Roma i figli del popolo dei Sibillini per farli gabellieri dello Stato Pontificio in quanto non ne aveva trovati di più onesti.

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Il santuario di Macereto dopo le forti scosse

E le nostre chiese, spesso anche quelle disseminate in località sperdute (si pensi al santuario di Macereto), conservano spesso preziose opere d’arte, che insieme ai dipinti e agli affreschi conservati nei musei, hanno un valore inestimabile. Per non parlare delle tante opere di grandi maestri che, portate via da Napoleone, sono finite a Brera. Tra i tanti artisti citiamo Tiepolo, Tintoretto, Lotto nonché Carlo e Vittore Crivelli le cui opere possiamo ammirare nella parrocchiale di Monte San Martino. Per non parlare di Lorenzo e Jacopo Salimbeni che a San Severino diedero vita ad una importante scuola artistica mentre da Camerino per tutto il ‘400 uscì tutta una schiera di pittori diventati famosi in tutta Italia. Come lo sono stati successivamente Scipione Bonichi, Licini, Bartolini, Pannaggi e tanti altri di cui sarebbe troppo lungo elencare.

L'Adorazione dei Magi all'interno della chiesa delle Vergini

L’Adorazione dei Magi all’interno della chiesa delle Vergini

Voglio credere che sia stata la costante visione di queste opere di grandi artisti in occasione della “messa domenicale” a creare nella gente, anche quella più umile, una spiccata sensibilità per il bello, per l’eleganza, per il fatto bene, i tre elementi che poi hanno dato lo stimolo giusto per aprire tante piccole aziende di ebanisteria, di calzature, di abbigliamento e di tutto quell’artigianato artistico e non che costituisce ancora la ricchezza di questa terra. Infatti la mezzadria, costringendo le famiglie dei mezzadri ad essere autosufficienti, induceva gli uomini di casa a fare prima gli zoccoli (ricordate “L’albero degli zoccoli”?) e poi le pantofole (con le pelli conciate dei conigli) e infine le scarpe. Ma anche le sedie e altri mobili di casa. Sempre la mezzadria costringeva invece le donne a confezionare grembiali e gonne, ma anche a ricamare e a lavorare la lana (mestieri questi ultimi che spesso si andava ad apprendere dalle monache). E se occorreva di improntare denaro c’era l’antica Cassa di risparmio di Camerino.

 

Poi in tanti hanno cominciato a studiare, molti si sono laureati alle due Università di Camerino e Macerata (ma anche a Perugia), e non pochi hanno fatto fortuna a Roma, o nelle città del nord, ma anche all’estero. Il cuore di tutti è rimasto sempre qui. Trasse ispirazione da questo esodo, e proprio da uno di questi paesi arroccati sulla collina, il cantante Jimmy Fontana per il motivo “Che sarà”. E non possiamo non ricordare che era nato a Castelraimondo 150 anni fa Nazareno Strampelli, lo scienziato naturalista che proprio a Camerino fece i primi esperimenti per migliorare la produttività del grano e ci riuscì diventando famoso nel mondo. Come famosi sono diventati Matteo Ricci che portò la cultura occidentale in Cina, o come Giuseppe Tucci, grande orientalista ed esploratore.

Vigili del fuoco alla struttura che ospitava la Norcineria a Castelsantangelo sul Nera

Vigili del fuoco alla struttura che ospitava la Norcineria a Castelsantangelo sul Nera

Ed oggi c’è chi spinge i propri figli a laurearsi a Camerino per farli poi rimanere in zona, magari affidando loro la propria azienda. E di aziende negli ultimi anni ne sono sorte tante. Non solo agriturismi ma anche pastifici, laboratori di norcineria, qualche piccolo calzaturificio, latterie, caseifici, allevamenti di trote, industrie di acque minerali, ristoranti, piccoli hotel, tanti negozi con le eccellenze del territorio. Piccoli imprenditori, ma dinamici, che hanno preso subito dimestichezza con internet e con i tablet.

Il teatro Flora di Penna San Giovanni

Il teatro Flora di Penna San Giovanni

E parlando di questa terra si potrebbero anche citare i tanti castelli, le ville (basti ricordare Villa Buonaccorsi), i fortilizi, le città murate, i chiostri e i cento teatri di cui ogni Comune poteva (e può ancora) menar vanto, ma l’amore per il popolo dei Sibillini ci spinge a soffermarci ancora sul lavoro di questa gente. La montagna non ha mai consentito grandi allevamenti e grandi appezzamenti di terreno coltivato come in pianura.

Inaugurazione Raci 2016_Foto LB (3)Quindi piccole aziende destinate ad allevare pecore, buoi e maiali e piccoli proprietari impegnati nella coltivazione di una terra ancora fertile ma ricca di pietre in cui coltivare lenticchia e altri legumi, patate rosse, la vite (nelle zone vocate come Serrapetrona e Matelica), castagne, le famose mele rosa e tanto altro. Fortunati coloro che possono andare a tartufi o che hanno avviato la coltivazione dello zafferano (perché questa un tempo era terra di zafferano che veniva anche esportato). Ma mentre gli allevatori portando le bestie al pascolo o lasciandole spesso allo stato brado debbono vedersela con i lupi, gli agricoltori hanno come nemico giurato il cinghiale che ara i terreni distruggendo tutto. Il cinghiale è così furbo che sceglie sempre i prodotti migliori: così strappa l’uva matura ma trascura quella acerba.

panorama sibillini chiara marangoni (2)La gente dei Sibillini quindi è gente abituata a lottare, è gente fiera che non si arrende facilmente. E’ gente che nell’ultima guerra si è fatta fucilare per salvare americani o inglese fuggiti dai campi di concentramento e che preferiva la morte pur di dare ospitalità ai partigiani. E’ la stessa gente che ha ereditato il coraggio dei loro avi che combatterono a Lepanto ma anche la volontà di vedere le loro chiese ricche di opere d’arte, il desiderio di vivere tutti insieme come una famiglia nei loro graziosissimi centri, ricchi di arte e di cultura, belli come presepi, ospitali come pochi. E non è un caso che ritroviamo proprio a Visso gli originali degli Idilli del Leopardi, compreso il celebre “Infinito”. E fu proprio Giacomo a definire i Sibillini: i “monti azzurri”. Questo popolo è costituito da gente che custodisce la montagna per noi della pianura, per poterci offrire i prodotti migliori, quelli che si mantengono meglio perché non conoscono la chimica, quelli che rispettano la tradizione nei processi di lavorazione come nella conservazione. Ma sono anche quelli che hanno fatto a gara con la natura per migliorare il paesaggio e soprattutto per tutelarlo e anche le loro case di pietra non disturbano mai il panorama.

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E oggi, che sono letteralmente “torturati” dal sisma, si sono rimboccati le maniche, con in testa i loro sindaci, cominciando ad aiutarsi l’un l’altro, ad ospitare nella propria casa rimasta integra gli amici che l’hanno persa. E in prima linea c’è l’Università di Camerino che, con il suo rettore Flavio Corradini, si batte per ripartire alla svelta perché con essa riparte l’indotto. Si sono riaperti i primi bar, magari sotto le tende, per non far mancare una bibita calda ai compaesani e chi poteva ha riattivato il negozio di frutta e verdura o la macelleria. E’ partita anche la campagna di solidarietà, soprattutto dalle Marche, ma anche da altre regioni d’Italia e ci vengono richiesti elenchi di produttori danneggiati ai quali ordinare i prodotti di eccellenza dei Sibillini: lenticchie, ciauscoli, lonze, prosciutti, formaggio pecorino, il torrone di Camerino, i liquori di Pievetorina, la Vernaccia di Serrapetrona e il Verdicchio di Matelica, ma anche il miele, i fagioli di Laverino, la pasta di Camerino e quella di Matelica, il farro, la crescia fogliata di Fiuminata e mille altri prodotti.
Ma la distruzione in quest’area è tale che per ripartire non basta questo slancio di generosità. Occorre ben altro oltre alla voglia di ripartire del popolo dei Sibillini.

Il premier Matteo Renzi a Camaerino

Il premier Matteo Renzi a Camerino

Lo Stato ha promesso la sospensione delle tasse. Che significa? Significa che, terminata l’emergenza, si pagheranno le tasse “vecchie” e quelle “nuove”. Il che vuol dire per le piccole aziende subire un altro terremoto. Perché non pensare alla esenzione dalle tasse magari per un anno? Ma la cosa più utile, decisiva per far ripartire l’economia, è quella di dichiarare tutta l’area colpita dal sisma “zona extradoganale”, cioè esente da alcune imposte statali come l’Iva. E’ chiedere l’impossibile? No perché l’Iva che lo Stato può ricavare da una zona così disastrata è ben poca cosa. E poi non sarebbe un provvedimento per sempre ma anche questo almeno per un anno. Si dirà che non è stato mai fatto. E’ tempo di farlo, anzi, è tempo di farne uno strumento da adottare sempre perché di massima efficacia per tutte le aree che in futuro saranno colpite dal sisma.

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