Accesso vietato nell’area container
agli ispettori dell’Asur:
«Non potevano provare lo stato di salute»

TOLENTINO - Il sindaco Giuseppe Pezzanesi non ha consentito l'ingresso agli operatori: «Decisione presa per scongiurare rischi di contagio». La vicenda è finita anche sul tavolo della Regione
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Giuseppe Pezzanesi

 

Vietato l’accesso agli ispettori dell’Asur nell’area container di Tolentino. Il sindaco Giuseppe Pezzanesi: «non avevano né tuta né calzari e non erano in grado di provare il loro stato di salute». Il primo cittadino e la giunta rispondo alle critiche del Comitato 30 ottobre sul fatto che sia stato dato lo stop agli ispettori. Oggi il governatore Luca Ceriscioli, nel corso della video-conferenza stampa in Regione, ha parlato del caso: «Di sicuro non ci torna il numero di occupanti nei container e vorremmo un chiarimento, sapere se lì ci sono il doppio delle persone che dovrebbero esserci faciliterebbe anche la gestione del problema sanitario». Il Comune spiega che «Il sindaco ha ritenuto di non dover far entrare gli ispettori in quanto gli stessi non erano in grado di provare il loro stato di salute riguardo il Covid-19 (bisogna effettuare il tampone giornaliero che attesti la negatività alla malattia) e inoltre non erano dotati di dispositivi di sicurezza classici (tuta e calzari) necessari a evitare possibili situazioni di contagio.

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L’area container

Quindi, volendo realmente proteggere gli ospiti di quella struttura, chiunque avrebbe condiviso la doverosa decisione del sindaco che, ricordiamo sul territorio comunale è la massima autorità sanitaria, ha volutamente e coscientemente diffidato la mattina stessa, scrivendo una pec al presidente della Regione Marche e al direttore di Area Vasta 3, chiunque volesse per qualche motivo entrare in area container senza i dovuti accorgimenti. Decisione presa proprio per scongiurare pericoli di contagio. Le persone che vivono all’interno del Villaggio container, esclusa una parte che ha perso la casa a seguito del sisma del 2016 e che è in attesa dell’appartamento sostitutivo delle Sae, valutabile intorno ai 38 nuclei familiari e un’altra cospicua parte anch’essa senza casa a causa del sisma ma proveniente da appartamenti in affitto, nonostante potesse scegliere di prendere qualsiasi altra abitazione al di fuori dei container utilizzando il Cas, ha deciso autonomamente e chiaramente di restare nella struttura container per motivi logistici e di lavoro. Infatti non vi è alcuna permanenza forzata ma persone che, malgrado la soluzione alternativa prospettata hanno scelto senza esitazioni di permanere nell’area. Quindi è scopo del sindaco regolamentare per quanto possibile e per motivi facilmente intuibili (sicurezza, prevenzione, sanità e igiene pubblica, contenimento della spesa pubblica, solo per citarne alcuni) l’accesso alla zona container. Nessun ghetto o lager ma un’area controllata».

 

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