Dottoressa di Cure intermedie
positiva al coronavirus:
«Restiamo uniti e razionali»

TREIA - La lettera a Cronache Maceratesi di Marina Lombardello, ora in isolamento a casa: «Il dispiacere per l’accaduto è grande, spero che i pazienti non si aggravino e guariscano. Altrettanto auguro a tutti i miei colleghi di lavoro»
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Marina-Lombardello

Marina Lombardello

 

di Federica Nardi

«Purtroppo il coronavirus è arrivato anche da noi e me lo sono preso. Bisogna cercare di affrontare la situazione con responsabilità e razionalità». A parlare è Marina Lombardello, la dottoressa che insieme alla collega Maria Donata Mancinelli gestisce dal punto di vista clinico il reparto di Cure Intermedie dell’ospedale di Treia. Lombardello racconta a Cronache Maceratesi di aver ricevuto l’esito del tampone mercoledì: «Adesso ho febbricola, dolori muscolari, mal di testa, problemi intestinali. Non ho più gusto e olfatto, non sento più niente. Ho brividi continui. Sono a casa e anche qui uso la mascherina». Ma la dottoressa, nonostante il disagio della malattia, non si è persa d’animo e dall’isolamento in casa ha deciso di scrivere una lettera rivolta a colleghi e pazienti. Un messaggio che spiega anche le difficoltà di intercettare la malattia in reparti dove, anche prima del virus, i sintomi erano molto simili a quelli del Covid19. Al momento, riferisce Lombardello, «ci sono 7 pazienti positivi (su 22) e 4 operatori su 18: 3 infermieri, 1 medico. Mentre un’altra infermiera è ancora in attesa di eseguire il tampone». Di seguito la lettera di Lombardello.

«Sono a casa perché positiva al covid. Sento il dovere verso tutti i pazienti, i familiari, gli operatori di fare il punto sulla situazione. Purtroppo il coronavirus è arrivato anche da noi malgrado abbiamo messo in atto tutte le disposizioni dell’azienda impartite dalla Regione sulla riduzione al minimo dei contatti sociali, utilizzando i dispositivi minimi di cui eravamo dotati e tenendo, laddove possibile, le distanze di sicurezza. I numeri sono importanti, 7 pazienti positivi e 4 operatori: 3 infermieri, 1 medico (un’altra infermiera è ancora in attesa di eseguire il tampone).

Va detto che i nostri pazienti, a prescindere dalla situazione contingente presentano quasi sempre: febbre, allettamento, immobilità, ipotrofia muscolare con dolori diffusi, infezioni le più disparate, stanchezza, depressione, insonnia, catarro nelle vie aeree da impossibilità ad espettorare. A tutto questo in questi tempi si è aggiunto il dispiacere di non poter vedere i propri cari. Dopo la prima settimana di marzo il reparto era chiuso alle viste dall’esterno; di conseguenza il personale, dagli addetti alle pulizie e guardaroba, agli oss agli infermieri ai fisioterapisti e ai medici si è fatto carico completo, compresa l’alimentazione a cui prima sopperivano familiari o badanti, dei bisogni dei pazienti. Per accudirli diventa difficile mantenere la distanza di sicurezza di un metro. L’abbiamo fatto volentieri convinti che potesse servire a limitare il contagio.

Siamo riusciti anche ad instaurare un bel rapporto di fiducia con i pazienti e soprattutto con i familiari. È questo il punto cruciale della questione: che questo rapporto fiduciario si incrini. Una signora, figlia di una paziente di cui avevo appena visto gli occhi al di sopra della mascherina, il giorno in cui ha portato sua madre mi ha detto: “Dottoressa mi ispira fiducia, le affido mia madre”, un’anziana signora lucida ma assolutamente stanca e provata dal suo scompenso cardiaco grave. La familiare nei giorni seguenti chiamava dopo pranzo e riusciva a scambiare qualche parola con la mamma con un filo di voce. La lista dei rapporti personali nati da un breve incontro e continuati poi al telefono è lunga.

Credo che i fattori favorenti questo ampio contagio siano molteplici: l’assoluta non specificità dei sintomi; i pazienti che girano per Rsa, vari reparti ospedalieri, pronti soccorso, prima di giungere da noi, i tanti problemi che si sovrappongono e modificano le malattie e soprattutto la capacità di diffusione del virus.

Comunque i nostri pazienti positivi al covid 19 erano tutti asintomatici o con lievi sintomi senza insufficienza respiratoria. Il primo paziente sottoposto al test aveva febbricola e tosse su un quadro di fondo di broncopneumopatia cronica. Al momento della risposta positiva i pazienti sono stati immediatamente trasferiti negli ospedali covid. Il dispiacere per l’accaduto è grande, spero che i pazienti non si aggravino e guariscano. Altrettanto auguro a tutti i miei colleghi di lavoro.

L’augurio per chi continua a lavorare è quello di rimanere uniti e di non cadere nello sconforto o nella rabbia. Forse ci eravamo dati un obiettivo troppo alto: rimanere covid free fino alla fine. Del resto moltissime altre strutture residenziali come la nostra sono state coinvolte prima di noi e tanti operatori e utenti si sono contagiati: bisogna cercare di affrontare la situazione con responsabilità e razionalità e continuare con lo stile che ci ha sempre contraddistinto».

 

Cinque pazienti positivi all’ospedale di Treia Contagiati anche medici e infermieri



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