Dalla pensione di nuovo in prima linea:
«L’unica risposta era:
“Vengo a dare una mano”»

CORONAVIRUS - Il medico Marco Chiarello, ex primario della Rianimazione di Camerino, ha accolto la richiesta dell'Area vasta 3. «Ora lavoro all'ospedale di San Severino. Ho subito contattato altri colleghi anestesisti, in sedici mi hanno detto di sì. Ok all'ingresso degli specializzandi in corsia»
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Foto-dott-Marco-Chiarello

Marco Chiarello

 

di Luca Patrassi

Marco Chiarello è andato in pensione da un paio di mesi ma anche lui, ultimo ruolo coperto quello di primario della Rianimazione dell’ospedale di Camerino, ha risposto presente all’invito a tornare in corsia. Il suo nome è nell’elenco di medici pensionati (ci sono anche Riccardo Centurioni, Gilberto Sassaroli e Gianrenato Riccioni) per i quali il direttore dell’Area Vasta 3 Alessandro Maccioni ha nei giorni scorsi firmato la determina di conferimento di incarichi di collaborazione per far fronte all’emergenza Covid 19. Chiarello è anche il referente regionale dell’associazione degli anestesisti rianimatori. «Sono andato in pensione dopo 30 anni di attività. Mi ha chiamato il direttore Maccioni esponendo il bisogno di medici e chiedendo se fossimo disposti a rientrare. Appena il quadro normativo si è delineato, indicando questa possibilità di lavoro, ho chiamato tutti gli anestesisti che sono andati in pensione spiegando che si poteva rientrare e c’è stata una bella risposta. In sedici hanno detto sì».

La maggior parte, 16 sì sui 24 contattati. Non solo di pensionati vivono in questi giorni i reparti ospedalieri, corsie aperte anche agli specializzandi.

«Sono favorevole al fatto che inizino a lavorare mentre studiano, nel loro caso i sì sono stati 17 su 24. C’è da considerare il fatto che appunto devono anche completare il ciclo di studi». Nella fattispecie si tratta degli specializzandi in Rianimazione della Politecnica delle Marche, il corso del professor Donati».

Cosa sta accadendo negli ospedali?

«Le 17 Rianimazioni delle Marche hanno visto stravolto il lavoro, si sono dovute riorganizzare, ampliare la rete dei posti letto. Camerino per esempio è passata dai 4 posti letto di Rianimazione a 12, oltre alla terapia semi-intensiva. Non è solo un problema di posti letto, ci vogliono medici in più per coprire i turni. Turni pesanti, non è facile lavorare per 6-12 ore di fila indossando quelle protezioni. Vedo i volti stravolti dei colleghi che seguono i pazienti Covid , non è facile. Io lavoro ora a San Severino che è un ospedale “pulito”, No Covid, l’ingresso dei “nuovi” medici consente a chi è in trincea di fare turni meno massacranti».

Covid 19 si declina in base all’età o no?  

«Il virus colpisce il polmone. Quello dell’anziano è un organismo che ha di per sè una funzionalità minore del polmone, del cuore, dell’intestino, dell’apparato immunitario e questo avviene appunto per l’età. Un giovane può lo stesso essere colpito, certamente dipende dalla carica virale, ma ha maggiori chances di cavarsela».

Che segnali coglie nell’emergenza coronavirus?

«Il segnale è positivo, c’è la percezione di un grosso sforzo fatto dai nostri amministratori, per primo dal presidente come da tutti i direttori generali»

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L’elisuperficie dell’ospedale di San Severino

Positive sono anche le risposte che arrivano da chi si sta impegnando.

«Ho lavorato 30 anni, l’unica risposta positiva da dare è “vengo a darvi una mano”»

Si è parlato molto in questi giorni di mascherine, di protezioni. Voi le avete?

«A San Severino abbiamo quello che serve, le protezioni di base» .

Cosa pensa delle polemiche fatte da alcuni in questi giorni?

«Le polemiche non servono a niente, chi le fa ora non rappresenta la risposta al problema. Con calma, quando finirà l’emergenza, si metteranno i puntini che si devono mettere sulle proverbiali i: oggi polemizzare rallenta solo la risposta umana, psicologica e fisica dovuta ai pazienti che hanno bisogno. Noi rianimatori ci tiriamo su le maniche da una vita, siamo l’ultimo baluardo da sempre ed anche oggi è così».

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