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«Ora faranno i tamponi
ma ormai il danno è fatto:
personale mandato allo sbaraglio»

CORONAVIRUS - Il segretario regionale della Uil Fpl, Marcello Evangelista, sulla mancanza dei test agli operatori della sanità. «Lascia perplessi che solo dopo un mese ci si accorga che siamo rimasti esposti oltremodo. La sicurezza non è un optional»
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Marcello Evangelista con i segni lasciati dalla mascherina

 

«La sicurezza e la tutela del personale non è un optional che si può concedere oppure no a proprio piacimento. E’ un obbligo per il datore di lavoro ma prima di tutto anche una necessità: quella di preservare e garantire un efficace ed efficiente funzionamento del servizio sanitario  a beneficio della popolazione. Un percorso lungo e ingiustificato quello che ha portato il Governo a dover sottoscrivere ieri un protocollo con i sindacati di Cgil, Cisl e Uil per sancire nuovamente un diritto poiché negato nei fatti: quello alla salute del personale sanitario impegnato  a fronteggiare la grande emergenza sanitaria che si trova a vivere il nostro Paese».

E’ lo sfogo di Marcello Evangelista, segretario regionale Uil Fpl, impegnato in prima linea nell’emergenza Coronavirus. Evangelista sottolinea «lascia perplessi il fatto che solo dopo un mese dalla comparsa dei primi focolai di contagio in Italia ci si è accorti che il personale sanitario è stato esposto oltremodo, mandato allo sbaraglio a combattere una guerra senza armi e munizioni fino ad impedirgli, addirittura con decreto legge, di potersi mettere in quarantena qualora fosse venuto in contatto con chi si era stato contagiato. Una scelta questa molto pericolosa e dannosa oltre che per la salute e l’incolumità del personale sanitario stesso e quello di supporto  anche per tutti coloro che negli ospedali o negli ambulatori o nel proprio domicilio sono venuti  a contatto con questi professionisti osannati  da tutti come eroi  e poi  trattati senza  alcuna cura  come  semplici arieti  per sconfiggere un nemico che non risparmia nessuno e, purtroppo, men che meno loro. Inaccettabile la carenza che si è registrata fin dalle prime ore dei dispositivi di protezione adeguati come le mascherine ad alto potere filtrante, le tute, i copricapo, gli occhiali o le visiere e i calzari. Presidi fondamentali per contenere i danni di un contagio che proprio per colpa di questo è dilagato a dismisura nelle nostre case, negli stessi ospedali, nelle Rsa e nelle case di riposo. E tutti noi stiamo pagando un prezzo più o meno alto. Inaccettabile anche il fatto che l’opportunità di fare il tampone sia stata finora riservata solo a pochi, di certo a pochissimi operatori sanitari: decisa da chi e con quali criteri non ci è dato ancora sapere. Ridicolo anche solo pensare che la prima cosa di cui ci si deve preoccupare perché tutto funzioni, cioè la sicurezza dei lavoratori, sia stata in questa Area vasta spesso lasciata troppo spesso al buon cuore delle persone o all’esito di qualche  telefonata fatta alla Direzione sempre ovviamente  pronta a dispensare le proprie rassicurazioni a tutti. Tanta rabbia per queste rassicurazioni tardive fornite peraltro solo a mezzo stampa dalla direzione di Area Vasta 3 e per l’impegno altrettanto tardivo ed inadeguato sul fronte della sicurezza e della tutela della salute. Oggi, che ormai il danno è stato fatto ed è palese, oggi che ci sono tanti colleghi contagiati costretti, in alcuni casi, a rimanere al lavoro anche se sintomatici,  adesso che il contagio si è diffuso anche per mezzo loro e grazie alla carenza di dispositivi di protezione con cui hanno lavorato o alle  inadeguate e tardive misure adottate volte a contenere il contagio, oggi, tutti lì pronti a denunciare il misfatto che si è compiuto sotto i nostri occhi mentre per troppo tempo c’è chi è rimasto inerme o distratto, nel suo solito silenzio. Adesso finalmente si inizieranno a fare i tamponi a tappeto a tutti i gli operatori sanitari. Ma c’è poco di che andarne fieri adesso. Ed è emblematico però, almeno dal nostro punto di vista, il fatto che ciò avvenga solo dopo che la Uil Fpl di Macerata, stanca di chiedere, di sollecitare la direzione in tal senso e rimanere inascoltata mentre tutto intorno si aggravava, ha avviato già da qualche giorno una decisa azione di denuncia sulle numerose criticità e disfunzioni che si stanno verificando nelle corsie, nelle Covid area, nei pronto soccorso, e in tutta l’Azienda coinvolgendo capillarmente tutto il personale. E’ emblematico e fa riflettere che per ottenere questo si sia dovuti arrivare ad investire del problema persino le procure della nostra Regione, ma ancor più ci fa render conto meglio quanto, al di là dei proclami, stia veramente a cuore la tutela della salute di tutti gli operatori della sanità e quindi dell’intera popolazione. Una responsabilità grandissima questa, che non può essere generalizzata, sulla quale  si dovrà fare necessariamente chiarezza e che, visti gli effetti che si sono generati, non potrà certo rimanere nascosta dietro il solito atteggiamento di perbenismo ipocrita e dannoso».

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