Schianto mortale sulla superstrada:
«Cantieri infiniti, era prevedibile.
Lì il rischio è una presenza quotidiana»
MACERATA - Il segretario generale di Confartigianato, Giorgio Menichelli: «Interventi di questa portata richiedono una segnaletica più efficace, una maggiore informazione preventiva. Servono scelte straordinarie per concludere il prima possibile i lavori. La precarietà permanente della principale arteria che collega l’entroterra con la costa maceratese è il simbolo di un fallimento collettivo»

L’incidente in superstrada
«Quante altre tragedie prima di una soluzione definitiva sulla Val di Chienti? Una tragedia che non ci sorprende». A chiederselo all’indomani del drammatico incidente costato la vita a Nicolas Calabrese e Christian Perugini, avvenuto all’alba di ieri sulla superstrada, è Giorgio Menichelli segretario generale Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo.

Giorgio Menichelli
Menichelli pone una riflessione sull’incidente, denunciando una situazione di pericolo che da anni cittadini e imprese sottolineano. Infinito infatti il cantiere su quel tratto di superstrada, lavori che costringono ad un cambio di corsia.
«La tragedia avvenuta ieri ci lascia sgomenti e addolorati, ma non ci sorprende – dice Menichelli – E questo è forse l’aspetto più grave. Perché quando una situazione di pericolo viene denunciata per anni da cittadini, imprese e amministratori, e nulla cambia davvero, il rischio diventa una presenza quotidiana».
Il segretario precisa di non voler attribuire responsabilità dirette all’incidente, definito «prima di tutto una dolorosa fatalità», ma evidenzia le criticità che da tempo caratterizzano il tratto stradale interessato dai lavori.
«Sarebbe ipocrita fingere di non vedere ciò che tutti vedono: chilometri di cantieri, deviazioni continue, corsie ristrette, rallentamenti improvvisi, code che si formano senza preavviso e automobilisti costretti ogni giorno a viaggiare in condizioni di tensione e incertezza».
Secondo Confartigianato la superstrada è diventata «il simbolo di lavori che si susseguono all’infinito per garantire maggiore sicurezza, producendo però una percezione costante di insicurezza», con disagi che si ripetono ogni estate e ricadute pesanti sul territorio.
«Probabilmente esiste anche un problema di comunicazione. Interventi di questa portata richiedono una segnaletica più efficace, una maggiore informazione preventiva e una diffusione capillare delle modifiche alla viabilità. Tuttavia, questo non basta a risolvere il problema della pericolosità che oggi caratterizza molti tratti interessati dai lavori. Oggi servono scelte straordinarie, con cantieri che lavorino giorno e notte perché la risposta, può sembrare scontata, è quella di accelerare il più possibile la conclusione dei cantieri. Dobbiamo avere un cronoprogramma con tempi certi e rapidi. La precarietà permanente della principale arteria che collega l’entroterra con la costa maceratese non è più soltanto un disagio, è il simbolo di un fallimento collettivo».
Da qui l’appello alle istituzioni affinché venga affrontato in maniera definitiva il nodo della sicurezza e della funzionalità della superstrada.
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Dovrebbero avere il coraggio di chiudere al traffico il tratto di strada interessato dal cantiere fino al completamento dei lavori. Sicuramente ci sarebbe disagio per gli automobilisti, ma altrettanto sicuramente si eviterebbero frontali
I cantieri sulla SS77 sono infiniti. Ormai per chi viaggia la presenza dei mezzi della solita ditta (quella con i dettagli in verde) è diventata una costante fissa, tanto che viene da chiedersi se esista una reale rotazione negli appalti. Ma è possibile che i lavori dopo l’apertura non durino più di 5 o 6 anni? In un’arteria così vitale gli interventi dovrebbero essere h24 e 7 giorni su 7, molto più celeri. Se avessero applicato questi tempi negli anni ‘70 e ‘80, l’opera non sarebbe compiuta neanche oggi. Serve un controllo serio e immediato da parte degli enti competenti, la sicurezza dei cittadini deve venire prima di tutto, e la lentezza attuale non è più tollerabile.