Marito e moglie positivi,
muoiono a una settimana di distanza
«Non possiamo neanche dir loro addio»

COVID-19, TREIA - Il cuore di Ferdinando Paciaroni si è fermato a 89 anni. Il 18 marzo aveva perso la compagna di una vita, Adalgisa Piermattei. Una figlia è positiva, l'altra in quarantena e non potranno dargli l'ultimo saluto. «Non ci sono parole. Lunedì gli hanno fatto il tampone, martedì l'esito e mercoledì era in coma»
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Adalgisa Piermattei e Ferdinando Paciaroni

 

di Giovanni De Franceschi 

Otto giorni, tanto ha resistito senza sua moglie. E, ieri, il suo cuore si è fermato per sempre. Sia lui che lei, vittime di quel nemico invisibile che è il Coronavirus. Separati dopo un vita insieme, costretti a star lontano dai propri cari. Senza neanche la possibilità di un dignitoso ultimo saluto. E’ la tragica storia che arriva da Treia.

Lei è Adalgisa Piermattei, 87 anni, è morta il 18 marzo all’ospedale di Macerata. Era ricoverata dal 13 in Geriatria, poi l’esito del tampone e il trasferimento in Medicina d’urgenza il 15. Tre giorni dopo è morta. Ieri è toccato a lui, Ferdinando Paciaroni, 89 anni. Vivevano insieme Adalgisa e Ferdinando, con la badante e una delle due figlie. «Sono morti nell’arco di una settimana e poco più, non ci sono parole – dice l’altra figlia della coppia, Maria Paciaroni, in quarantena con la sua famiglia – A mio padre hanno fatto il tampone lunedì, poi martedì l’esito positivo. L’ultima volta gli operatori del 118 sono venuti mercoledì e lui era già in coma. Hanno detto che non l’avrebbero potuto ricoverare, perché non è previsto per i pazienti nel suo stato. E ieri anche lui ci ha lasciato, è morto a casa». E lei, suo genero e i nipoti non l’hanno neanche potuto salutare. Sono bloccati tra quattro mura. Mentre nella casa dei suoi genitori, sono rimasti l’altra figlia Graziella e la badante, entrambe positive. Domani alle 10 il corpo di Ferdinando sarà portato al cimitero, ma non ci sarà nessuno dei suoi cari per l’addio. «Ci sarà solo padre Luciano a pregare per lui», aggiunge la figlia. Una tragedia nella tragedia. «Vogliamo ringraziare – dicono le figlie – l’amministrazione comunale di Treia, il medico Luchetti, e la Protezione civile e tutti coloro che ci sono stati vicini».

 



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