Cade l’accusa di stalking,
condannato a 200 euro per minacce:
«Gli hanno rovinato la vita»
MACERATA - Oggi la sentenza in tribunale. Sotto accusa un 48enne. Il giudice ha modificato la contestazione. Gli avvocati difensori Anna Di Cosmo e Esildo Candria (in foto): «Il nostro assistito ha dovuto cessare l'attività e continua a vedere i figli pochissimo, solamente per il tramite dei servizi sociali»

L’avvocato Esildo Candria
di Alessandro Luzi
Chiama alla moglie al telefono e la minaccia di investirla con l’auto: cade l’accusa di stalking, condannato a 200 euro di multa un 48enne.
Così oggi ha deciso il giudice Domenico Potetti del tribunale di Macerata che ha derubricato la contestazione di stalking in minaccia e lo ha condannato per un episodio.
Soddisfatti gli avvocati della difesa Anna Di Cosmo e Esildo Candria: «Per noi la sentenza è un successo e siamo soddisfatti in quanto il tribunale ha effettuato la giusta valutazione dei fatti che avevano connaturato la vicenda, ma nel frattempo il nostro assistito si è visto la vita rovinata, ha dovuto cessare l’attività e continua a vedere i figli pochissimo e solamente per il tramite dei servizi sociali».

L’avvocato Anna Di Cosmo
I fatti finiti al centro del processo sarebbero avvenuti dal 26 marzo a settembre 2024 a Macerata.
Per l’accusa una volta il 48enne, un meccanico, avrebbe aggredito fisicamente la moglie insultandola e spingendola contro la finestra. Un altro episodio sarebbe avvenuto il 20 agosto 2024.
Quella volta, dice l’accusa, l’imputato avrebbe chiamato la moglie al telefono minacciandola di morte. L’uomo avrebbe pronunciato frasi come «Questa non è la rabbia di uno psicopatico, capito? Perchè una persona che deve far del male ad un’altra persona, qualunque cosa lui faccia, non c’è bisogno di uno psicopatico eh. Lo fa, punto, capito?» e poi ancora «se ti incontro con la macchina ti ci incassetto. Tu i figli li vedi dal cielo, capito?».

L’avvocato Lucia Testarmata
Per questi fatti, al 48enne era stata applicata la misura del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, poi sostituita con l’obbligo di firma.
In seguito era caduta anche quest’ultima misura. Oggi il processo si è concluso con la condanna dell’imputato per la minaccia. Il pm Francesca D’Arienzo aveva chiesto la condanna a un anno e 10 mesi. La donna era parte civile, tutelata dall’avvocato Lucia Testarmata.