Coronavirus, addio ad ex bidello:
«Come un padre per noi studenti»

TOLENTINO - Agostino Ombrosi aveva 80 anni ed è risultato positivo al Covid. E' la seconda vittima in città. Il sindaco: «Lo conoscevo, spero le persone si rendano conto della drammaticità della situazione». Una ex collega: «Per lui il suo lavoro era tutto». Lascia tre figli
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Agostino-Ombrosi

Agostino Ombrosi

 

di Francesca Marsili

E’ Agostino Ombrosi il secondo decesso per Coronavirus a Tolentino. Aveva 80 anni. Ricoverato al Covid Hospital di Civitanova nei giorni scorsi, si è spento ieri sera. Lamentava da giorni febbre alta. Esito positivo anche per il tampone effettuato a Domenico Battellini, l’88enne deceduto lo scorso 23 marzo anche lui ricoverato nel presidio civitanovese e sottoposto a test poiché sospetto. A comunicare le positività dei due casi, il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi. «La perdita di due cittadini modello che conoscevo personalmente a causa di questo terribile virus è dolorosa e traumatica. Abbraccio le rispettive famiglie -commenta il primo cittadino – mi auguro che il loro sacrificio serva a far comprendere, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la drammaticità della situazione». Il sindaco Pezzanesi rivolge anche un appello alla cittadinanza: «Tenere nascosta la propria positività, non aiuta, non è una macchia. E’ invece un dovere morale dirlo affinché i le persone venute a contatto con il soggetto positivo, possano mettersi in quarantena e isolarsi. Solo così possiamo contribuire realmente all’interruzione della catena». In pensione da tempo Ombrosi, era per tutti il bidello del Liceo Scientifico, sempre in sella alla sua bicicletta. In passato era stato un autotrasportatore, ma a causa di grave infortunio conseguente ad un incidente stradale, era stato costretto ad abbandonare la professione per poi essere assunto come collaboratore scolastico nell’Istituto Filelfo di Tolentino. Vedovo da alcuni anni, lascia tre figli: Simona, Manuela e Francesco, «Una colonna portante della scuola, un bidello mitico. Burbero all’apparenza ma era come un padre per noi studenti dell’epoca – racconta Carla Tordini ex liceale -. Borbottava sempre ma ci voleva un gran bene.  Quando la mattina si entrava nella sua stanza per chiedere i fogli protocollo per il compito in classe, lo trovavi sempre lì, con gli occhiali costantemente calati sul naso e la Settimana enigmistica da risolvere. Ricordava a memoria i nomi, i cognomi e la sezione di tutti i ragazzi». «Teneva tantissimo al suo lavoro, per lui era tutto – ricorda Rossella Fattori sua ex collega -. Una persona onesta, un compagno di lavoro che mi ha fatto crescere oltre che un amico».

 

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