Urbanistica e inchieste, parla Garufi
“Spero che l’indagine si allarghi,
ci si può scrivere un libro”

L'INTERVISTA - Lo scrittore e consigliere racconta gli scenari interni alla Commissione III: "Fidejussioni taroccate, guerre interne e grandi operazioni da approfondire dopo le inchieste uscite su Cronache. A Macerata ci sono poteri forti, di sicuro io non ne faccio parte"

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Guido Garufi, consigliere comunale del Centro Democratico

Guido Garufi, consigliere comunale del Centro Democratico

 

di Matteo Zallocco

Indagine sull’urbanistica a Macerata, il consigliere comunale e scrittore Guido Garufi parla per la prima volta dopo un lungo periodo di silenzio, focalizzando l’attenzione su vicende legate alla malaurbanistica “che andrebbero approfondite”. Fin dall’inizio premette che non parlerà del suo caso poiché è vincolato dalle indagini della Procura e dalla linea che i suoi avvocati, Federico Valori e Oberdan Pantana, gli hanno dettato. E alla domanda “Come procede l’indagine che la riguarda da parte del procuratore Giorgio?”, chiarisce subito: “Di recente mi sono appellato alla facoltà di non rispondere”.
Ma risponde a tutte le domande di Cronache Maceratesi mettendo altra carne a fuoco ad un’inchiesta giudiziaria destinata ad allargarsi.

La sua situazione giudiziaria si protrae da diversi mesi, come la sta vivendo?
“E’ chiaro che non augurerei a nessuno, neppure ad un nemico, di essere al mio posto. Il mio calvario inizia nel luglio del 2012, dovendo stare dietro a mio fratello Pino per ben quindici mesi, ricevendo minacce più o meno latenti di suicidio. Voglio aggiungere, però, che ogni volta che ho avuto un contatto con il procuratore Giovanni Giorgio, formale in tribunale o, casualmente fuori, l’ho trovato una persona corretta e gentile. Io spero che il Procuratore arrivi ad una conclusione, quale che sia, ma spero altresì che l’indagine sia vasta, a 360 gradi. Del resto, su queste colonne, l’avvocato Bommarito aveva e ha messo molta materia sulla pentola. Uso il passato e il presente perchè bisognegnerebbe andare a vedere ed approfondire anche situazioni recenti”.

Guido Garufi

Quali situazioni? Cosa bolle in pentola?
“Nelle inchieste dell’avvocato Bommarito e in altri articoli pubblicati sempre da Cronache Maceratesi, sono emersi molti punti critici relativamente all’urbanistica. Abbiamo letto delle piscine, della Cittadella dello sport, della Nuova via Trento, dell’area ex Vam di via dei Velini, e ancora i centri commerciali, l’insediamento produttivo di Valleverde a Piediripa. Nei suoi interventi l’avvocato Bommarito ha colto il segno, ma relativamente alle fidejussioni taroccate se ne era accorta ampiamente la Commissione urbanistica di cui facevo parte. Con una votazione avevamo obbligato gli uffici ad utilizzare solo fidejussioni garantite dall’albo. Alcune fidejussioni non erano state neppure richieste come nel caso della ditta Simonetti e abbiamo fatto una lunga battaglia. Perchè alcune ditte presentano fidejussioni “false”? Perchè gli uffici non si accertano della validità di una fidejussione? Una fidejussione non riscossa può potenzialmente causare danni al bilancio? Tutte queste domande la Commissione se le è poste e le ha messe al verbale”.

C’è stata nel tempo una sorta di guerra fredda tra la III Commissione e il sindaco che in un’intervista la definì “un contropotere”…
“Romano Carancini ha una concezione monarchica del Consiglio. Invece la Commissione rappresenta il Consiglio, e il Consiglio è quello che ha il “dominio” su certe materie, che non spettano alla Giunta. La questione si fa apparentemente tecnica, ma non lo è. Basti pensare che il Pd votò in due mesi in modo diverso la stessa mozione. La Commissione è aperta al pubblico e alla stampa e qui, a differenza del Consiglio, si analizzano le carte, emergono le ditte, i casi specifici, si legge la “genesi” degli atti. In più il regolamento consente al pubblico di potere intervenire formulando domande tramite il presidente. Non a caso la Commissione bloccò e bocciò, dopo forti tensioni, 120 mila metri cubi della Minitematica che altri volevano far restare. Fu la Commissione ad “intralciare” una potenziale lottizzazione alle Casermette”.

Vuol dire che il Consiglio non conta nulla, o quasi?
“Esattamente, nel Consiglio le delibere sono chiuse, nella loro ermeticità di sigle e numeri, sono testi difficili come quelli di Montale. In Consiglio prevale il Pirandello, ovvero il gioco delle parti, basti pensare che addirittura si smarrì o si perse una delibera. Chi fu? Uno, nessuno e centomila. Noto con sconforto che nelle ultime leggi i Consigli comunali sono espropriati e con la scusa di “snellire” e “velocizzare” il legislatore nazionale vuota il Consiglio della sua rappresentanza oggettiva e perfino del suo potere di controllo. Dunque, sempre meno rappresentanti del popolo decidono o controllano. Un po’ come viene nel Parlamento. Non parliamo poi di quelle Europeo che non conta nulla, conta zero, lì contano solo le Commissioni e gli “inviati” delle banche”.

L’attuale inchiesta che la riguarda e anche quella del consigliere Carelli hanno creato un certo movimento e dibattito. Si parla di poteri forti ed altro.
“La domanda mi fa sorridere. E’ ovvio che quando succede qualcosa, questo desti dubbi. C’è poi tutto il meccanismo amplificatorio noto agli studiosi della morfologia della fiaba (leggete Propp, ad esempio). Si cerca il malandrino, il buono, il brutto, il cattivo e via discorrendo con sinonimi e contari. Poi c’è il criminologo, lo psicologo, il tuttologo. Ma non vedi che l’Italia è ridotta ad un giallo Mondadori? Un tempo c’era il tenente Sheridan che conservava almeno un suo calore e umanità, oggi siamo affollati da scienziati: prima Sara, poi Yara, poi la signora Franzoni, poi il dna. Preferisco il sangue di San Gennaro. La tv e i giornali debbono vendere, ben oltre il sacrosanto diritto di informazione. Quanto ai poteri forti questi a Macerata ci sono, ci sono stati e sempre ci saranno. Ma che io ne faccia parte è uno spunto eccezionale per un romanzo eroicomico. Con la promessa che non ho mai avuto un soldo. Feci male ad abbandonare Medicina a Perugia, avrei fatto il dentista, professione che odio, ma avrei lavorato pochissimo cercando di guadagnare “tempo”. E’ il tempo che non possiamo comprare e questa è la mia unica soddisfazione quando incontro certi amici avari, attaccati alla ricchezza come un “farmaco” per fermare il tempo”.

Guido Garufi in Consiglio comunale

Guido Garufi in Consiglio comunale

Si è spesso parlato e anche apertamente di una sua conflittualità con Carancini, siete ancora ai ferri corti?
“No. In principio era il Verbo e vi fu all’inizio la lite sull’assessore Urbani che ho imparato con il tempo ad apprezzare per umanità e professionalità. Ubaldo non appare, ma lavora sodo e più alacremente e più di altri. La lite con Romano parte anche dal fatto che alle primarie io preferivo l’altro Romano, l’amico Mari. Ma poi votai Carancini al secondo turno. La tensione non era solo con me e con l’Idv ma con una buona parte del Pd. Carancini si sfogava (lo comprendo) con la Commissione, ma la patologia era altra e da altre parti proveniva il virus. Oggi il Pd è forte nell’insieme, tenuto ottimamente in forma da quel giovane Holden che è Matteo Renzi. Su questo carro di vincitori la vecchia guardia maceratese ha occupato anche gli strapuntini e la corriere va forte, Merkel permettendo. Renzi buca il video, vediamo quanto dura il buco. Intanto a Nusco ha vinto De Mita. Carancini è impulsivo di natura e a mio avviso ha commesso degli erroi, dalla piscina ad altro. Tuttavia riconosco che ha ereditato delle piaghe fetide, metabolizzato pesantezze e in una situazione economica mostruosa, ma se si fossa più affidato o fidato dei consiglieri, forse la storia sarebbe stata diversa. Di questo sono sicuro”.

Quando morì suo fratello e iniziarono le indagini uscì con una frase sibillina: “Sono sempre gli stracci a volare in aria”. Può essere meno ermetico?
“La riconfermo. La frase non è mia ma di Manzoni. Si vuole dire che in aria e per l’etere volano “solo” i residui, i frammenti di un sistema fortemente compatto, poderoso, infrangibile e trasversale. Non è una mia scoperta, è una cosa banale e ovvia. Su questo vi è una sterminata bibliografia. La stessa cosa si può dire di ogni comparto della convivenza civile”.

Ma in che senso? E glielo chiedo perchè di questo comparto lei ne ha parlato spesso in Consiglio.
“In ogni zona del vivere civile vi sono brave persone e non, dalla scuola all’università, dalla magistratura alla sanità. E’ ridicolo sostenere il contrario. Anche in Consiglio comunale ho sempre avversato il termine “Istituzione”, poiché non esiste l’istituzione ma piuttosto le persone che la rappresentano. Insomma viene prima la persona, l’uomo ed è questo che “rappresenta” l’istituzione. Quando in Consiglio si dice “Lo dicono gli uffici” si tenta di dire che gli “uffici non sbagliano mai”. Non ci credo. E fu questa una causa di conflitto aspro e deciso con l’Amministrazione. La strategia del potere antica e nuova è quella di rifugiarsi nell’eccesso di tecnicismo. Lo faceva Don Abbondio e che “per ingannare Renzo” gli parlava in latino”.

Carlo Bo ha scritto di lei che “se si facesse in tutta Italia il lavoro che Garufi ha fatto per le Marche, avremmo una storia della poesia del Novecento più ricca e più completa”. A che punto stanno i suoi lavori?
“Bo si riferiva alla mia antologia sulle Marche, quasi seicento pagine. Un lavoro matto e disperato, pesante ma gratificante. Volevo aggiornarlo, ma la morte di Pino e tutto il resto mi hanno spezzato e devastato. Questo lutto è entrato nella mia vita facendo eco con la perdita di due amici, intimissimi, che hanno subito la stessa sorte, Remo Pagnanelli e Luca Tamburrini. Il resto lo si può immaginare, anzi non è dicibile tutto questo e ci sente tra l’assurdo e la tragedia in un deserto”.

Guido Garufi ai funerali del fratello Giuseppe

Guido Garufi ai funerali del fratello Giuseppe

Eppure vi è stata una grande partecipazione al lutto in chiesa.
“Lascia perdere, per alcuni il funerale è come andare alla prima dell’Opera. Molti, dopo che è partita l’indagine su di me si sono dileguati, volatilizzati, si sono resi invisibili come invisibili sono tante altre cose. Parlo dell’area politica ovviamente. Posso anche comprendere la prudenza, ma non quella eccessiva. Per il resto la vita scorre e riconosco nell’area cattolica un riferimento sicuro. Penso al mio amico Filippo Davoli che mi ha ospitato poiché era ed è difficile star soli. Al mio compagno di scuola Nazzareno Morresi e pochissimi altri. Comunque Pino era malato fortemente e da tempo, era in aspettativa da molto prima che accadesse il famoso incendio dell’archivio. Questo era noto e non poteva sfuggire”.

Domanda di rito: si presenterà alle prossime amministrative?
“Intanto sopra di me c’è la spada di Damocle. Se non ci fosse direi di sì, ma non so con chi, poiché – lo dico senza ironia – in questa città non noto forti differenze tra destra e sinistra. Macerata è per sua natura un grande centro con gente moderata. I sindaci dovrebbero essere scelti tra la cosiddetta società civile con liste prive di simboli, una sorta di Repubblica di pensatori e bravi operatori. E naturalmente con un Consiglio forte e determinante. Ma so bene che questa è un’utopia”.

 

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