“Mi colpisce che nessun politico
abbia invitato Garufi a fare chiarezza”

MACERATA - Così il procuratore Giovanni Giorgio, che questa mattina ha incontrato casualmente il consigliere comunale, invitandolo a rendere dichiarazioni sull'indagine che lo coinvolge. Intanto sulla vicenda è stata interessata anche la Guardia di finanza
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Il procuratore Giovanni Giorgio

Il procuratore Giovanni Giorgio

 

di Gianluca Ginella

Incontro tra il procuratore Giovanni Giorgio e Guido Garufi, il magistrato invita il consigliere comunale a fare chiarezza in merito all’indagine che lo riguarda. Una breve chiacchierata, avvenuta in maniera casuale questa mattina, in centro a Macerata, in cui Garufi, rivolto al magistrato, ha chiesto se doveva aprirsi. Il procuratore oggi sulla vicenda ha voluto puntualizzare che “Avvalersi della facoltà di non rispondere è diritto di ogni indagato. Però ritengo che un amministratore pubblico non debba sottrarsi, per ragioni di etica istituzionale, al confronto con l’autorità inquirente. Ma si tratta di una mia, opinabile, considerazione”.

Giorgio, che sta conducendo le indagini sui 35mila euro che per gli investigatori Guido Garufi avrebbe ottenuto, insieme ad altre persone, per agevolare una pratica edilizia a Macerata, si è rivolto anche ai politici maceratesi. “Mi colpisce il fatto che in tutte le dichiarazioni rese da esponenti politici ai giornali vi è stata una unanime presa di posizione finalizzata ad escludere che vi siano stati di recente a Macerata costruzioni autorizzate di 53mila metri cubi. Nessuno però si è preoccupato di sollecitare il professor Garufi a fare chiarezza su quanto gli viene contestato, ritengo anche in modo dettagliato, e proprio sulla base di quanto lui stesso ha riferito durante una intercettazione ambientale con il fratello Giuseppe”.

Il consigliere Guido Garufi

Il consigliere Guido Garufi

Intanto il procuratore ha trasmesso al sindaco di Macerata, Romano Carancini, le contestazioni fatte a Guido Garufi per quanto riguarda i punti dell’inchiesta in cui il Comune potrebbe ritenersi parte lesa. Nelle indagini rientra anche il tesoretto che Giuseppe Garufi, che si è tolto la vita lo scorso 18 ottobre, aveva consegnato, tramite il fratello Guido, ad una amica di quest’ultimo, Luisa Mirella Bruni, 60 anni. La donna era l’intestataria di una cassetta di sicurezza, dove vennero rinvenuti 80 mila euro (inizialmente pare fossero 100mila euro): il tesoretto di Giuseppe Garufi. La donna aveva ricevuto di persona il denaro dal fratello di Giuseppe, Guido, sempre secondo le indagini. E proprio per questo passaggio “via mano” del denaro la procura ha interessato la Guardia di Finanza. Per la violazione della normativa antiriciclaggio. In sostanza non è possibile far passare “per mano” più di 1.250mila euro. La normativa prevede una sanzione amministrativa. Bruni in questa vicenda è assistita dall’avvocato Gabriele Cofanelli. La somma sequestrata nella cassetta di sicurezza era stata poi restituita dal tribunale del Riesame e messa a disposizione di Bruni. Per quel denaro Guido Garufi è indagato per ricettazione, perché avrebbe ottenuto parte di quel denaro ritenuto provento di attività illecita di Giuseppe Garufi.



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