Caso Garufi, respinto il sequestro
del tesoretto

MACERATA - Per l'accusa parte del denaro proveniva dalla pensione percepita dal terzo fratello del consigliere comunale. L'avvocato Valori: "In questa vicenda la procura ha superato i limiti della logica e del diritto"
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Gli avvocati Federico Valori e Oberdan Pantana

Gli avvocati Federico Valori e Oberdan Pantana

 

di Gianluca Ginella

La procura chiede il sequestro preventivo del tesoretto di Giuseppe Garufi, che in precedenza il Riesame di Macerata aveva restituito dopo il precedente sequestro probatorio: il gip ha respinto la nuova richiesta. Per il giudice Enrico Zampetti “non si ricavano dagli atti elementi che consentano di ritenere che il denaro rinvenuto in possesso di Luisa Mirella Bruni (indagata insieme al consigliere comunale Guido Garufi) fosse provento di appropriazione indebita”. La procura in seguito a quanto accertato nel corso delle indagini ipotizza che parte del denaro (20mila euro) provenga dalle pensioni percepite dal terzo fratello Garufi, di cui Giuseppe (prima della sua tragica scomparsa) era tutore. Per il gip non ci sarebbero elementi che possano portare in questa direzione. Il giudice, in uno dei passaggi del provvedimento, respinge l’ipotesi avanzata dalla procura sulla “presunta consapevolezza dei difensori di Guido Garufi di ricevere indebitamente da quest’ultimo somme di denaro di cui invece egli non poteva disporre essendo di proprietà del defunto fratello Giuseppe Garufi”.

Il consigliere Guido Garufi, capogruppo del Centro Democratico

Il consigliere Guido Garufi, capogruppo del Centro Democratico

“Le conclusioni a cui è giunto il dottor Zampetti è la conclusione più logica ai fatti accertati e come da tempo da noi suggerito – ha detto l’avvocato Federico Valori che assiste Garufi insieme al legale Oberdan Pantana –. La discussione comunque si sposta al due aprile, davanti al tribunale del Riesame”. La procura ha infatti proposto opposizione alla decisione del gip. Valori, poi, aggiunge: “In riferimento all’ipotesi della procura di crederci consapevoli della natura illecita del denaro, osservo con amarezza come lo scontro a tutti i costi cercato dal procuratore abbia esacerbato il suo animo portandolo a superare i limiti della logica e del diritto”. Guido Garufi e Luisa Mirella Bruni (assistita dall’avvocato Gabriele Cofanelli) sono indagati in seguito al rinvenimento di 80mila euro di proprietà di Giuseppe Garufi all’interno di una cassetta di sicurezza intestata a Bruni. Per quel denaro Garufi è indagato per ricettazione: avrebbe ottenuto dal fratello parte dei soldi, ritenuti dalla procura di provenienza illecita (in tutto o in parte).

 

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