L’odissea di un civitanovese:
«Bloccati a Cuba, 900 euro per tornare
Nessuno ci ha rimborsato nulla»

CORONAVIRUS - Alessandro Frenguelli, 75 anni, ex calciatore, era in vacanza a Santiago. Come centinaia di connazionali è stato rinchiuso in un albergo a L'Havana per l'emergenza Covid-19. «Siamo stati abbandonati dall'Ambasciata»
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Alessandro Frenguelli

 

di Laura Boccanera

«Rimasto bloccato a Cuba, non potevo rientrare, l’Ambasciata ci ha abbandonato e nessuno parla di rimborsi». C’era anche un civitanovese fra i 100 italiani a Cuba per vacanza o lavoro che hanno fatto fatica a tornare nel nostro Paese dopo lo scoppio dell’emergenza Coronavirus. Da lunedì finalmente Alessandro Frenguelli, ex calciatore della Civitanovese, 75 anni, è a casa. Ma per tornare ha vissuto una vera e propria Odissea, col terrore di rimanere bloccato e nel frattempo terminare anche i soldi a causa del prolungato pernottamento al di là dell’Oceano. «Avevo prenotato la vacanza a novembre e il 18 febbraio sono partito per Cuba – racconta Frenguelli – a quella data ancora non c’era l’allerta di oggi e ci hanno consentito di partire. Sarei dovuto tornare il 30 marzo». Ma da un certo punto i voli cominciano ad essere annullati e anche il suo viene annullato e riprogrammato dall’agenzia per il 13 di aprile. «Ma il Governo cubano dopo lo scoppio della pandemia ha radunato tutti gli italiani a Cuba, li ha prelevati dai singoli luoghi di domicilio, io ero a Santiago ad esempio, e ci ha condotti a l’Havana. Siamo rimasti tutti lì in un hotel che abbiamo dovuto pagare a parte, ho speso circa 500 euro per i 10 giorni di permanenza lì e nel frattempo non c’era modo di contattare l’ambasciatore per sapere se c’erano voli dello Stato per farci rimpatriare». Difficoltà di comunicazione che ha riscontrato anche la compagna dell’uomo, Angela: «avevo paura che si ammalasse e che non riuscissi più a sapere dove era stato portato – racconta -, all’ambasciata non potevamo lasciare il nostro numero per essere ricontattati. Alla fine abbiamo provato tramite l’agenzia a riprogrammare il volo, ma la prima data utile a quel punto era il 4 maggio». «Alla fine la Farnesina ci informa che c’è un volo per riportarci in Italia, ma avremmo dovuto pagarlo interamente di tasca nostra. Io ho speso 900 euro, ma alcuni hanno pagato anche 5mila euro per rientrare. Ora ci troviamo tutti nella stessa situazione. Chiediamo i rimborsi ma nessuno è intenzionato a venirci incontro. L’agenzia dice che per loro il nostro volo è riprogrammato per cui non ammettono il rimborso e dalla Farnesina nessuno parla di rimborsare almeno in parte il volo. Penso che ci organizzeremo con l’avvocato per una class action – conclude Frenguelli – non capisco perché altrove nel mondo, penso agli italiani a Wuhan, i connazionali sono stati riportati a casa con gli aerei di Stato e altri italiani all’estero hanno dovuto pagare di tasca propria. Oltretutto siamo stati ammassati in un hotel e anche sul volo la distanza di sicurezza non è stata affatto rispettata».

 

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