«La scienza è come il pane, va condivisa»
Alberto Angela apre “Scienza in festa”
(Foto/Video)
URBISAGLIA - All'Abbadia di Fiastra parte il festival della comunicazione scientifica targato Unicam. Oggi e domani in programma 30 eventi. Il messaggio del conduttore ha dato il via alla terza edizione. Il rettore Graziano Leoni: «Dietro le piccole cose che facciamo ogni giorno si nascondono degli universi»

di Francesca Marsili (Foto e video di Fabio Falcioni)
Partita la terza edizione di “Scienza in festa”, il festival della comunicazione scientifica dell’Università di Camerino: 30 eventi per una due giorni, oggi e domani, nella meravigliosa cornice dell’Abbadia di Fiastra. Le parole di Alberto Angela, giunte in apertura attraverso un video collegamento, hanno ben sintetizzato il target dell’evento: «La scienza è come il pane, va condivisa».

Il videomessaggio di Alberto Angela
Il taglio del nastro, questo pomeriggio, ha sancito non solo l’inizio della kermesse, ma celebrato l’ottenimento della valutazione «Eccellente» per la sezione dedicata alla valorizzazione della ricerca nell’ambito della Vqr 2020–2024: un riconoscimento che racconta quanto questo festival sia diventato, in soli tre anni, un modello per la divulgazione universitaria in Italia.
L’Abbadia di Fiastra, per due giorni, sarà quel luogo dove la quercia centenaria e la formula quantistica convivono senza imbarazzo. Ad aprire l’evento il rettore di Unicam, Graziano Leoni, che da tre anni considera questo appuntamento qualcosa di più di una semplice manifestazione culturale.

«Vogliamo dare voce alla scienza in modo semplice, diretto e coinvolgente, dimostrando quanto essa sia presente, utile e spesso anche sorprendente nella nostra quotidianità – ha sottolineato Leoni -. Dietro le piccole cose che facciamo ogni giorno si nascondono degli universi». Il rettore ha inoltre evidenziato come Unicam abbia investito con convinzione crescente nelle attività di public engagement, spingendo ricercatrici e ricercatori a diventare protagonisti della comunicazione scientifica verso la società. «La scienza può essere usata in tutti i modi – ha concluso – e momenti come questo servono proprio a far sì che ciascuno di noi possa essere cosciente delle applicazioni buone, quelle che migliorano la vita collettiva».

Graziano Leoni
Il motore intellettuale e organizzativo di tutto ciò che accade nel “Festival della scienza” ha un nome preciso: Viceversa, il progetto di public engagement di Unicam coordinato da Claudio Pettinari. È lui ad aver immaginato, tre anni fa, «che la scienza potesse diventare: non una festa della scienza, bensì la scienza in festa», distinzione tutt’altro che sottile. «Universitas significa volgere la molteplicità verso l’unità. Le nostre complessità, le nostre diversità, devono trovare un luogo dove diventare qualcosa di unico e condiviso – ha evidenziato Pettinari -, questo è Viceversa». Il coordinatore ha illustrato i numeri dell’edizione 2026: oltre 40 eventi distribuiti in due giorni, tutti gratuiti, costruiti insieme a quindici associazioni ed enti di rilevanza nazionale e regionale. «Ogni anno bisogna portare qualcosa di nuovo – ha concluso Pettinari – per essere al passo con l’evoluzione della scienza e con quello che stanno facendo i nostri ricercatori».

Claudio Pettinari
La prorettrice di Unicam, Giulia Bonacucina, ha colto nell’evento qualcosa che va oltre la divulgazione in senso stretto: la capacità della scienza di uscire dai muri universitari e diventare patrimonio vivo della comunità: «Non c’è cosa più bella di vedere persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, che si divertono con noi, che scoprono quello che facciamo, che ci ringraziano. Questa è una delle più belle soddisfazioni che si possano avere».
Bonacucina ha ribadito una convinzione necessaria: «La ricerca scientifica non deve rimanere confinata nell’accademia, ma deve entrare tra la gente e illuminarla, nel senso più nobile del termine. L’Abbadia di Fiastra, con la sua storia millenaria e la sua natura rigogliosa, è il luogo perfetto per questa alchimia». Partner dell’evento anche Fosforo – La festa della Scienza di Senigallia, una delle manifestazioni di divulgazione più importante d’Italia. Il co-fondatore Alessandro Gucci, ha portato all’apertura la sua visione: «La divulgazione cambia rapidamente: bisogna adattarsi a nuovi metodi per riuscire ad agganciare le persone, renderle curiose e appassionate alla scienza. Vogliamo raggiungere tutti – ha sottolineato – bambini, ragazzi, adulti, perché la scienza è una delle basi del sapere umano».

La presenza di Fosforo a Fiastra è la testimonianza di una rete che funziona: università, associazioni, festival locali e nazionali che si parlano, si sostengono e costruiscono insieme un ecosistema della cultura scientifica capace di raggiungere ogni angolo del Paese. L’Abbadia di Fiastra, con la sua abbazia cistercense del XII secolo immersa nella riserva naturale di Tolentino, non è una cornice neutra. È essa stessa un argomento: racconta che il sapere ha sempre avuto bisogno di luoghi fisici dove custodirsi e trasmettersi, e che ogni epoca trova il suo modo di farlo. Oggi quel luogo è anche questo festival, che il direttore della Fondazione Giustiniani Bandini, Paolo Carpera, ha accolto «fin dall’inizio con entusiasmo», riconoscendovi uno spirito autentico.

Il programma dell’edizione 2026 è il più ricco di sempre, caratterizzato da oltre 30 eventi tra incontri, laboratori, spettacoli, presentazioni di libri e attività all’aria aperta. Dopo l’apertura ufficiale di questo pomeriggio proseguirà anche nel dopocena, poi per l’intera giornata di domenica. Tra gli ospiti più attesi: Luca Perri con lo spettacolo “Il ritorno del nerd – La folle scienza del Signore degli Anelli”, Stefano Bartezzaghi che ci proporrà di risolvere un cruciverba tra cittadini e scienza, Riccardo Azzali con la presentazione del libro “Il gatto che mi ha spiegato l’universo”, i creatori di Lercio che racconteranno la satira giornalistica nell’era dell’intelligenza artificiale, Moreno Monticelli che ci porterà alla scoperta di mondi lontani, Pietro Olla con il suo spettacolo di circo e comicità scientifica, Massimiliano Trevisan con lo spettacolo “Science’n’Roll”, Andrea Prosperi, mindfulness coach, che ci farà scoprire come coltivare un rapporto più sano e creativo con le piattaforme digitali.

Ampio spazio sarà dedicato al Premio Asimov per l’editoria scientifica divulgativa, nato per avvicinare il mondo della scienza e quello della scuola e di cui Unicam è coordinatore regionale. “Leggere, scrivere e premiare la Scienza” sarà il tema dell’incontro cui parteciperanno Anna Parisi, saggista e finalista del Premio Asimov 2026 e Francesco Vissani, ideatore del premio Asimov, che dialogheranno con Claudio Pettinari, coordinatore scientifico del progetto Viceversa. Nel corso dell’incontro anche la premiazione delle studentesse e degli studenti delle scuole superiori marchigiane, autori ed autrici delle migliori recensioni del Premio Asimov 2026. Nel main stage andranno in scena anche momenti spettacolari e interattivi, dal “Chemistry Show” con Corrado Di Nicola, passando per “Racconti e fotografie della ricerca Unicam” in cui le ricercatrici ed i ricercatori Unicam Fabrizio Bendia, Agostina Latino, Martina Capriotti, Barbara Re, Francesca Cicero, Cristina Casadidio, Cinzia Mannozzi, Graziano Marchesini e Dario Coron si alterneranno sul palco con presentazioni brevi e ritmate, accompagnate da immagini evocative e pochi minuti per condividere idee, scoperte, domande e passioni, con intermezzi musicali a cura di Musicamdo, la conferenza-spettacolo “The AI Era” di Mattia Crivellini per esplorare come l’intelligenza artificiale generativa stia cambiando gli equilibri di potere nel mondo.

Il second stage ospiterà presentazioni di libri, dialoghi e racconti ispirati alla scienza. L’economista, già rettore Luiss, Andrea Prencipe presenterà il suo libro “Il metodo Calvino”, la caporedattrice del dipartimento scienze del Tg2 Christiana Ruggeri presenterà il suo libro “Jane Goodall – Io e gli scimpanzé”, che le è valso la vittoria del Premio Asimov Junior 2026, mentre Andrea Catorci, Sara Moscatelli e Irene Giorgini di Unicam presenteranno il libro “La Montagna di Torricchio”. Si parlerà di scienza con Riccardo Giustozzi, laureato Unicam in fisica e curatore della pagina “Storie Scientifiche”, che racconterà la storia di Maksimovič, “L’uomo che non poteva vincere il Nobel”.

Appuntamenti anche in notturna per questa sera, in cui oltre alla conferenza spettacolo con Moreno Monticelli, è in programma lo spettacolo di videomapping “The light side of the moon” a cura di Graziano Marchesani, Angela Marchesani e Daniele Rossi della scuola di architettura e design di Unicam e l’osservazione del cielo e delle stelle a cura dell’Associazione Astrofili Crab Nebula.

Incontri anche presso l’aula verde dove nella mattinata di sabato si terrà la premiazione dei progetti vincitori della prima edizione del contest “La chimica in 180 secondi”, promosso dalla sezione di chimica della scuola di scienze e tecnologie e rivolto alle studentesse e agli studenti delle scuole superiori, mentre domenica mattina si terrà l’incontro “Donne e scienza oltre gli stereotipi: valorizzare la conoscenza per informare correttamente”, al quale prenderanno parte Graziano Leoni, rettore Unicam, Alessandra Pierini, vicepresidente ordine dei giornalisti delle Marche, Christiana Ruggeri, caporedattrice del dipartimento scienze del Tg2, Teresa Celestino, docente di chimica Università Roma Tre, Barbara Re, docente di informatica Unicam, Egizia Marzocco area comunicazione e public engagement Unicam.Non mancheranno momenti di relax e riflessione immersi nella natura, come il risveglio muscolare a cura del Cus Camerino seguito da una “colazione scientifica” con i docenti dei corsi di laurea Unicam in scienze per le attività motorie e sportive e in scienze gastronomiche, la “Passeggiata per le vie del parco” con Francesco Petretti e la passeggiata storica “A ferro e fuoco: i saccheggi dell’Abbadia”, condotta da Matteo Petracci, le visite guidate della basilica grazie alla collaborazione con il Fai, il concerto “Architetture sonore dal barocco a oggi”. Saranno allestite anche le mostre “Racconti di Natura” e “Quantum. La fisica quantistica è per tutti”. Sarà possibile partecipare anche ad una caccia al tesoro interattiva a cura di The Seekers.





…e come il pane va guadagnato… gv
Ode a ‘o Sapé ‘e Nun Sapé
Ah, Scienza, figlia d’ ‘o dubbio antico,
tu che nun si’ mai piena, ma sempe affamata,
comm’ ‘a vorpa ‘e Socrate ca se muzzeca ‘a coda
e ride d’ ‘e sapute che se crerene ddio.
Tu si’ ‘o cammino scuro addò ‘o lume è piccerillo,
nu lume ca tremma, ca dice: «Io nun saccio»,
e proprio pe’ chisto avanza, nun se ferma,
mesura, falla, cerca ‘a botta ca ‘a fa crollà.
Popper, Feynman, Bayese, tutte quante fantasm’ ‘e Grecia,
te sussurrano: «’A verità è provvisoria,
comm’ ‘o mare ca cambia culore a ogni viento,
e chi se ncrucchia ncuollo a nu titolo è scemo».
Che bellu pane, dice Angela, ‘a scienza è pane!
Ma ‘o pane vero nun è ‘o cunto bellu ‘e festa,
è farina sudata, lievito ‘e cuntroverzia,
e quanno te dice «m’ero sbagliato», chillo è ‘o sapore.
Guagliù, nun ve ‘nginucchiate davanti ‘o cattedratico,
nun adurate ‘o Nobel comm’ ‘o papa novello,
ca ‘a storia è piena ‘e santi ca se so’ sbagliate
e ‘o geocentrismo ride ancora d’ ‘e certezze nostre.
Vera scienza è umiltà feroce, è scetticismo ca morde,
è chiedere ‘e date grezze, è vulé ‘a prova ca te spertosa,
mentre ‘o scientismo è sulamente nu abito novo
d’ ‘a vecchia preta: «Follow the science», e zitto!
Tu sì ‘a via d’ ‘o nun sapé ca sape cammina,
ca resta curiusa, ca nun se ‘ncanta cu ‘e applause,
ca quanno arriva nu dato cchiù forte, ride e cagna via,
senza paura ‘e perdenne ‘a faccia o ‘o posto. Scienza, nnammurata mia scura e luminosa,
sempre spogliata, sempre vestuta ‘e dubbio,
tu sì ‘a sola religione ca se cunfessa l’errore
e pe’ chisto è divina, pe’ chisto è umana.
E nce vulimmo bene, io e te, n’ ‘o silenzio
addò ‘e certezze se spaccano comm’ ‘e vetriate,
mentre ‘a verità, nuda e zoppa, cammina ancora
ncoppa ‘sta terra ca nun sape niente… e sape ‘e nun sapé.
Credevo che quello che prese il pane, lo spezzò e lo condivise fosse un altro.
Penoso il fatto che il dr. Angela non sia stato presente. Mica c’è più il Covid, Angela mica è il papa.
ODE AL SAPERE DI NON SAPERE
Ah, Scienza, figlia del dubbio antico, tu che non sei mai piena, ma sempre affamata, come la volpe di Socrate che si morde la coda e ride dei saputi che si credono dei.
Tu sei il cammino oscuro dove il lume è piccolo, un lume che trema, che dice: «Io non so», e proprio per questo avanza, non si ferma, misura, sbaglia, cerca il colpo che la fa crollare.
Popper, Feynman, Bayes, tutti fantasmi di Grecia, ti sussurrano: «La verità è provvisoria, come il mare che cambia colore a ogni vento, e chi si attorciglia addosso a un titolo è scemo».
Che bel pane, dice Angela, la scienza è pane! Ma il pane vero non è il racconto bello di festa, è farina sudata, lievito di controversia, e quando ti dice «mi ero sbagliato», quello è il sapore.
Ragazzi, non vi inginocchiate davanti al cattedratico, non adorate il Nobel come il papa novello, che la storia è piena di santi che si sono sbagliati e il geocentrismo ride ancora delle certezze nostre.
Vera scienza è umiltà feroce, è scetticismo che morde, è chiedere i dati grezzi, è volere la prova che ti trapassa, mentre lo scientismo è solamente un abito nuovo della vecchia pretesa: «Segui la scienza», e zitto!
Tu sei la via del non sapere che sa camminare, che resta curiosa, che non si incanta con gli applausi, che quando arriva un dato più forte, ride e cambia via, senza paura di perdere la faccia o il posto.
Scienza, innamorata mia scura e luminosa, sempre spogliata, sempre vestita di dubbio, tu sei la sola religione che confessa l’errore e per questo è divina, per questo è umana.
E ci vogliamo bene, io e te, nel silenzio dove le certezze si spaccano come le vetrate, mentre la verità, nuda e zoppa, cammina ancora sopra questa terra che non sa niente… e sa di non sapere.
COMMENTO PER UN SUSSIDIARIO SCOLASTICO DI AFRAGOLA O FRATTAMAGGIORE
La poesia di Franco Pavoni è un inno potente alla natura fallibile e vibrante della scienza. Utilizzando il dialetto napoletano (qui tradotto in italiano) l’autore riesce a sottrarre la scienza dal piedistallo freddo e accademico su cui spesso viene posta, per riportarla alla sua dimensione più autentica e “umana”.
Il fulcro del componimento è il concetto socratico del “sapere di non sapere”. Pavoni contrappone due mondi:
1. La Scienza vera: definita “umiltà feroce” e “scetticismo che morde”. È una scienza che non teme l’errore, anzi, lo accoglie come parte integrante del suo nutrimento (“lievito di controversia”). È una scienza che evolve, che cambia rotta di fronte ai dati e che rifugge il dogmatismo.
2. Lo Scientismo: che l’autore critica duramente. È il volto oscuro della scienza trasformata in dogma, un’ideologia che impone il “follow the science” (“segui la scienza”) come un ordine indiscutibile, perdendo così la sua anima critica e diventando, ironicamente, una sorta di “nuova religione” che non ammette eresie.
Particolarmente efficace è l’immagine del “pane” (richiamata da Alberto Angela): il pane della scienza non è quello morbido e facile delle conferenze celebrative, ma quello fatto di “farina sudata” e fatica.
In sintesi, il testo è un monito necessario contro l’arroganza intellettuale. Pavoni ci ricorda che la forza della scienza non risiede nelle sue certezze definitive — che spesso si rivelano fragili come vetro — ma nella sua capacità di restare “spogliata”, ovvero libera da pregiudizi, sempre pronta a correggersi e a mettersi in discussione. È una genuina dichiarazione d’amore verso un metodo che accetta la propria limitatezza come unico vero segno della propria grandezza.
(Gemini AI)
Ode a Thomas Bayes
Aggio’ senti’, cumpà, ‘sta storia è ‘na bellezza!
Thomas Bayes, ‘nu pastore tranquillo ‘e Tunbridge Wells,
riservato comme ‘na conchiglia chiusa ‘int’ ‘o mare,
modesto, senza boria, senza manco ‘na foto ‘ncoppa ‘a tavola.
Nun vulette fama, nun vulette palcoscenico,
scriveva ‘ncoppa ‘a carte e po’ le lassava ‘int’ ‘o cassetto.
‘O teorema suoio, chello ca oggi fa ballà ‘e machine,
rischiava ‘e murì dint’ ‘a polvere, comme ‘na lettera scurdata. Era ministro nonconformista, ‘nu poco ribelle ‘int’ ‘a fede,
co’ ‘e idee arianiste ca facevano storcere ‘o muso ‘o pate,
ma ‘a famiglia era agiata, niente miseria, niente veleno.
Nisciuna figura ‘e merda, nisciuno scandalo ‘e chillo ca fanno rumore:
solo ‘nu virtuoso amatoriale, ‘nu genio zitto zitto
ca se divertiva co’ ‘e probabilità, co’ ‘o “e si fosse?”, co’ ‘o forse.
Scrivesse ‘nu saggio brillante, ma intricato comme ‘na strada ‘e montagna,
fu Price, l’amico, ca ce mise ‘o sale:
«Guardate, cumpà, comme ‘o sole se leva ogni mattina!»
E cu chillo esempio, ‘a gente accumminciaie a capì.
Murette ‘o 7 ‘e aprile ‘e mille e settecentossessantuno,
senza sapé ca chello ca lassava dint’ ‘o cassetto
avrebbe cambiato ‘o munno.
Che ironia, eh? ‘Nu pastore ‘e provincia,
co’ ‘a passione pe’ ‘a matematica e pe’ Dio,
regala ‘a scienza ‘a chiave pe’ capì l’incertezza!
Oggi ‘o nomme suoio sta dinto ‘e computer, dint’ ‘e AI,
dint’ ‘e medici ca diagnosticano, dint’ ‘e filtri ca bloccano ‘a spazzatura,
dint’ ‘o modo ca nuie ragionammo cu ‘e dati:
nun c’è verità fissa, c’è solo probabilità ca se aggiorna,
cumme nuie facimmo ogni juorno quanno ‘mparammo ‘a vita.
O Bayes, genio silenzioso ‘e ‘o Settecento,
tu nun vuliste ‘a ribalta, ma ‘a ribalta t’ha truvato!
Comme Feynman ca rideva guardanno ‘e atomi ballà,
tu ce hê ‘nsegnato ca ‘a scienza è umiltà e curiosità:
nun è sapé tutto, è sapé aggiornà ‘o pensiero
quanno arriva ‘a nova evidenza. E mo’ te dicimmo grazie,
cu ‘a voce ‘e Napule, forte e curiusa:
Grazie, don Thomas, pe’ avé lassato ‘a luce
dint’ ‘o cassetto!