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Traini, confermati i 12 anni per strage
«Ora attendo la verità su Pamela»

IL VERDETTO della Corte di appello di Ancona: nessuna nuova perizia psichiatrica e niente domiciliari. Il 30enne tornerà in carcere a Montacuto. Uscendo dal tribunale ha avuto un pensiero per la 18enne uccisa a Macerata. Il legale ha già annunciato farà appello in Cassazione
mercoledì 2 Ottobre 2019 - Ore 18:22 - caricamento letture
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L’ingresso in tribunale di Luca Traini

 

di Federica Serfilippi (foto Giusy Marinelli)

Nessuno sconto per Luca Traini: 12 anni per il reato di strage aggravato dall’odio razziale. E’ stata confermata integralmente in appello la sentenza emessa il 3 ottobre 2018, in abbreviato, dalla Corte d’Assise di Macerata. Rigettata la richiesta avanzata dal difensore del trentenne maceratese di una nuova perizia psichiatrica. E rigettata pure l’istanza di scarcerazione: Traini, accusato anche di porto abusivo di armi, esplosioni pericolose e danneggiamenti, deve rimanere a Montacuto.

Traini in tribunale

«Mi aspettavo la condanna per strage. Ora attendo la verità anche per Pamela, Oseghale non può aver fatto tutto da solo» ha detto l’imputato uscendo dal tribunale anconetano, scortato dagli agenti della Polizia Penitenziaria. Al contrario di quanto avvenuto in primo grado – quando aveva chiesto scusa alle vittime –  questa volta non ha voluto rilasciare dichiarazioni in aula. Il verdetto emesso dalla Corte d’Assise di Appello è stato letto alle 18,05 dal presidente Giovanni Trerè dopo quattro ore di camera di consiglio, seguita alla discussione delle parti andata avanti per tutta la mattinata. L’avvocato di Traini, Giancarlo Giulianelli aveva chiesto una nuova perizia, ribadendo anche l’insussistenza dell’aggravante dell’odio razziale e la configurabilità del reato di strage. Il procuratore generale Sergio Sottani aveva invece chiesto la conferma della condanna a 12 anni, sostenendo l’impianto accusatorio del procuratore capo di Macerata Giovanni Giorgio. La sentenza di oggi ha anche confermato il valore delle provvisionali concesse alle parti civili. Tra queste, le sei persone di colore (cinque uomini e una donna) ferite da Traini per le vie di Macerata, il Pd (la sede era stata colpita), due ragazzi che erano sfuggiti ai proiettili e i proprietari degli immobili danneggiati dai colpi della Glock impugnata dal 30enne. Il difensore Giancarlo Giulianelli ha già preannunciato il ricorso in Cassazione dopo la lettura delle motivazioni della sentenza, attese tra 90 giorni. «Certamente mi aspettavo un esito diverso – ha detto -. Ritengo che sul reato di configurabilità di strage si possa discutere molto. Traini è stato sempre molto tranquillo durante le fasi del processo». Il raid razzista è datato 3 febbraio 2018. Quella mattina, Traini iniziò a sparare a casaccio contro gli africani che incontrava per strada, secondo l’equazione neri uguale spacciatori. Il suo intento, dichiarato, era quello di vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa e fatta a pezzi tre giorni prima del raid razzista. Per quell’assassinio è stato condannato all’ergastolo il nigeriano Innocent Oseghale. Proprio a Pamela è dedicato il libro che il 30enne ha scritto in carcere con la collaborazione di un altro detenuto. Parla della sparatoria che per quasi due ore ha tenuto sotto scacco Macerata.

(Ultimo aggiornamento alle 20)

 

 

Nicola Perfetti, avvocato del Pd di Macerata che si è costituito parte civile, Stefano Di Pietro, segretario del partito e Giancarlo Giulianelli

L’arrivo di Traini

 

Stefano Di Pietro

 

 

 

 

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