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Dalle aziende ai fondi pensione:
il vademecum di Chientaroli
per i 126mila lavoratori maceratesi

L'INTERVENTO sul calo demografico e la conseguente sfida del sistema pensionistico: dai vantaggi fiscali alla flessibilità. Tutto quello che cambia per il Tfr dal primo luglio

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Roberto-Chientaroli

 

di Roberto Chientaroli *

L’Italia – e la nostra provincia non fa eccezione – sta vivendo un fenomeno strutturale: viviamo molto più a lungo e nascono meno figli. È una questione puramente matematica: il sistema pensionistico si regge su un equilibrio tra chi versa i contributi e chi riceve l’assegno. Questo significa che il carico della previdenza pubblica diventerà nel tempo insostenibile per lo Stato. È dunque necessario pensare per tempo a una forma di integrazione privata.

Questo discorso non riguarda solo i giovani: anche per chi ha superato i 50 anni, esistono soluzioni estremamente efficaci per ottimizzare il reddito futuro. Non è mai troppo tardi per agire. Nella provincia di Macerata, la popolazione in età attiva è scesa al 61,6%, il dato più basso delle Marche (Fonte: Report Ires Cgil Marche – Indicatori Demografici basato su stime e censimenti Istat).

Nella nostra provincia operano oltre 30.000 aziende e contiamo circa 126.000 lavoratori occupati. Per questa platea vastissima, le strade per accantonare risorse sono diverse: dai Piani Individuali Pensionistici (Pip) ai Piani di Accumulo (Pac), ai Fondi Pensione. Analizzando il “combinato disposto” tra costi di gestione e qualità complessiva del servizio, proprio quest’ultimo emerge spesso come lo strumento più solido, purché si selezionino strumenti di alta qualità e costi bassi. Ogni caso va comunque sempre valutato in modo specifico. Sebbene il Fondo Pensione richieda il rispetto di regole specifiche per beneficiare della fiscalità agevolata, è proprio questa struttura a garantire che i risparmi siano protetti e valorizzati nel tempo

Le novità di luglio sul tema della previdenza: più flessibilità, più vantaggi  – Le norme che scatteranno tra poche settimane riguardano da vicino migliaia di lavoratori maceratesi e introducono benefici tangibili: Maggiore deducibilità: la possibilità di abbattere l’imponibile fiscale fino a 5.300 euro permette un risparmio immediato sulle imposte (Irpef), trasformando l’accantonamento in un maggiore vantaggio economico annuale. Più capitale in mano: la quota riscattabile sotto forma di capitale sale al 60% (fino al 100% in alcuni specifici casi), offrendo maggiore autonomia nel decidere come utilizzare i frutti del proprio risparmio. Le attuali norme, peraltro, consentono in casi di necessità un certo livello di flessibilità di prelievi parziali del capitale per specifiche motivazioni anche prima del momento della pensione. Portabilità totale: il diritto di spostare la propria posizione mantenendo i contributi del datore di lavoro aumenta la libertà del lavoratore, rendendo il fondo pensione un bene personale che “viaggia” con noi, indipendentemente dai cambi di azienda.

In finanza esiste un costo invisibile ma pesantissimo: il costo della non scelta. È importante sapere che, per i dipendenti di aziende con più di 50 addetti, l’indecisione ha un effetto immediato: il Tfr non scelto non resta in azienda, ma viene versato obbligatoriamente al Fondo di Tesoreria dell’Inps. Questo significa che quelle somme diventano di fatto indisponibili per l’azienda e, per il lavoratore, perdono la possibilità di essere investite con i rendimenti e i vantaggi fiscali tipici di un fondo pensione professionale. Con l’introduzione dei nuovi meccanismi di silenzio-assenso potenziati dal primo luglio, il legislatore ci sta inviando un messaggio chiaro: non scegliere è già una scelta, e spesso è la meno efficiente. Affrontare il tema oggi significa iniziare a governare il cambiamento e il proprio futuro finanziario anziché subire passivamente.

Navigare tra normative, coefficienti demografici e mercati finanziari è un’operazione complessa. In un ambito così delicato come il proprio futuro economico, affidarsi al “fai-da-te” o lasciarsi trascinare dall’inerzia è raramente una strategia vincente. Informarsi è il primo passo, ma il vero valore risiede nel confronto con professionisti qualificati e certificati, come i consulenti finanziari (siano essi legati a un istituto bancario o indipendenti). Si tratta di figure iscritte a precisi albi professionali e costantemente vigilate dagli organismi di controllo, gli unici in grado di supportare la scelta con competenza tecnica e trasparenza. Un consulente esperto non si limita a decifrare la burocrazia, ma aiuta a individuare soluzioni di valore a costi ragionevoli, costruendo una strategia su misura per le esigenze reali della persona e della famiglia. Prendersi cura del proprio domani oggi non è solo prudenza: è un atto di intelligenza finanziaria.

* Roberto Chientaroli, dirigente nella Divisione Wealth & Private Banking di Banca Finint. In precedenza Direttore Finanza di Banca Macerata per 19 anni, ha inoltre maturato una lunga esperienza in ruoli di rilievo presso il Gruppo Banca Generali. Esperto in tematiche finanziarie, assicurative e previdenziali. www.linkedin.com/in/roberto-chientaroli-5ab8b244


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