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Traini, “L’uomo bianco” di Ezio Mauro:
«Macerata uno spaccato dell’Italia»

AL TEATRO della Filarmonica l'ex direttore di Repubblica e Stampa ha presentato il suo ultimo libro. Dal raid del 3 febbraio, al personaggio del 29enne condannato per strage, passando per il ruolo della politica, il razzismo e i rigurgiti fascisti, l'autore ha parlato della metamorfosi della nostra società. Con lui anche l'avvocato Giancarlo Giulianelli e il sindaco Romano Carancini: «I fatti di inizio anno sono una ferita che si rimarginerà, ma che resterà nella storia e nella memoria di questa comunità»
lunedì 12 Novembre 2018 - Ore 22:10 - caricamento letture
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Da sinistra: Giancarlo Giulianelli, Ezio Mauro, Lina Caraceni, Romano Carancini

 

di Giovanni De Franceschi (foto Fabio Falcioni)

«Superare quel “però” dipende da noi, da ognuno di noi. Non è difficile scardinare quel meccanismo, basta un gesto, basta alzarsi, basta non starci». Sono le parole di Ezio Mauro, già direttore de La Stampa e Repubblica. E il riferimento è al raid razzista di Luca Traini, o meglio, a quella approvazione strisciante e neanche troppo velata che che la sua pistola ha trovato in un’ampia fetta della popolazione. L’occasione per trattare l’argomento è stata la presentazione dell’ultimo libro di Mauro “L’uomo bianco”.  Un testo che come ha spiegato l’autore «ha un doppio registro, da una parte racconta la cronaca con Traini e Macerata come spaccato dell’Italia e dall’altra cerca di interpretare questo e rispondere alla domanda “perché è successo?”».  Sul palco del teatro della Filarmonica a Macerata, c’erano anche il sindaco Romano Carancini e l’avvocato del 29enne condannato per strage Giancarlo Giulianelli. A moderare la prof di Unimc Lina Caraceni. In platea anche i vertici delle forze dell’ordine e il prefetto.

Romano Carancini

«I fatti di inizio anno – ha esordito Carancini – sono una ferita che si rimarginerà, ma che resterà nella storia e nella memoria di questa comunità. Macerata non è il centro dei tanti problemi del Paese, ma è un pezzo della metamorfosi culturale che l’Italia e il mondo stanno subendo. Questo libro inquieta per un verso, ma dà anche speranza, perché credo che possa aiutare la città a raggiungere la consapevolezza. Macerata ha vissuto fatti significativi ma non ha perso e non deve perdere la sua identità».  Ed è proprio a questa metamorfosi della società che fa riferimento Mauro. Una metamorfosi dove l’individualismo ha preso il posto della solidarietà, dove il senso di precarietà attanaglia, dove la paura acceca e il diverso diventa nemico.

Ezio Mauro

«A me – ha spiegato l’autore – interessava capire la metamorfosi della società in cui siamo immersi. Oggi permettiamo a noi stessi cose e atteggiamenti che solo qualche anno fa non avremmo mai permesso. E Traini è un caso limite. Chi va a prendere un caffè dicendo “vado ad ammazzare i negri” non può che essere un caso limite. Ma non è un caso isolato penso a Rosarno o al ragazzo ucciso a San Calogero. Eppure Traini è emblematico, perché dietro c’è solitudine, emarginazione, isolamento, i problemi di famiglia e con le ragazze, il voler salvare le sue ex fidanzate dalla droga. Lui arriva in via Dei Velini con tutta la sua vita precedente e si erge e giustiziere postumo di Pamela. Non per questo ho cercato di edulcorarlo come uomo buono, ma neanche come uomo cattivo. Ho cercato di fare in modo che sia il lettore a giudicare».

Giancarlo Giulianelli

L’avvocato Giulianelli ha quindi ricordato un’altra metamorfosi, quello dello stesso Traini. Del suo pentimento. «La lettura del libro – ha sottolineato – consente di comprendere meglio questo ragazzo con le sue ambizioni, i suoi stati d’animo, le sue dafaillance. Per questo penso che ci siano due immagini simbolo. La prima il giorno dell’arresto, quando una volta in caserma Traini cerca di stringere la mano al procuratore che però giustamente si rifiuta. L’altra è il giorno della sentenza, Traini dà la mano alla Corte e poi tenta di darla nuovamente al procuratore che questa volta accetta. Il tema è il cambiamento di questo ragazzo. Mi pare che abbia scritto anche alla famiglia di Desireé. Però mi disturba vedere la gente che approva il suo gesto. Quando sento: “Ha fatto bene, però”, a me quel però già basta».

Giancarlo Giulianelli, Ezio Mauro

Quindi il discorso si è incentrato sul razzismo, sull’immigrazione, sugli errori della sinistra che non ha saputo più parlare agli ultimi, al forgotten man, sul ruolo della politica. «Qui – ha aggiunto Mauro – stiamo facendo precipitare tutte le paure. Se noi le analizzassimo capiremmo che la vera inquietudine di oggi è dovuta al lavoro, al senso di precarietà. Altro che problema dei migranti, nessuno sottolinea per esempio che nel 2018 le presenze sono calate di 55mila persone, cioè -77%. E allora a che serve tutta questa ferocia, questa crudeltà verbale? Quando sento dire di salvare tutto ciò che è italiano, rispondo: cosa c’è di più italiano delle origini dei nostri padri e delle nostre madri basate sulla solidarietà. Dipingersi una ruspa sulla felpa alludendo al fatto che possa servire per spostare persone come fossero rifiuti serve a qualcosa o è solo un modo per mettere fuori gioco la politica? Il fatto che Trani abbia avviato un percorso autonomo di riflessione ci dice che forse c’è altro rispetto alla ruspa nel nostro Paese». Siamo di fronte alla possibilità di un rigurgito fascista? «Del fascismo con la maiuscola no – ha risposto Mauro – i personaggi sono sproporzionati. Però non è stato conservato il significato profondo della resistenza nel nostro Paese. La democrazia in parte è stata riconquistata dal rifiuto patriottico e armato del fascismo e questo è un bene per la Repubblica italiana. Ma è un fatto che abbiamo fatto impallidire, non è diventato religione civile. E per questo oggi paghiamo con episodi sciolti di fascismo».

Il prefetto Iolanda Rolli, il questore Antonio Pignataro, il colonnello Michele Roberti e il maggiore Walter Fava

 

 

 

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