Un pentimento in sei foglietti (Foto)
Le dichiarazioni di Traini in aula

MACERATA - Ecco le parole usate dal 29enne imputato di strage con l'aggravante razziale per scusarsi davanti alla Corte d'assise
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«Il pensiero di colpire chi potesse essere uno spacciatore, un venditore di morte era prevalente. Dopo il mio arresto per settimane, per mesi, ho mantenuto invariato questo pensiero. Per questo sono stato additato di razzismo, ad oggi posso però affermare dal profondo del mio animo, che questo termine non mi è mai appartenuto. Dopo 8 mesi di detenzione ho constatato che il male è insito nell’uomo, a prescindere dal colore della pelle». Questo è uno stralcio delle parole dette da Luca Traini in aula stamattina. Il 29enne si è scusato davanti alla Corte d’assise di Macerata per il raid del 3 febbraio, quando sparò a sei africani inermi per le strade della città. Sei foglietti scritti a mano e tirati fuori prima dell’inizio della requisitoria dell’accusa. Oggi infatti è iniziata la discussione del processo con rito abbreviato che lo vede imputato per i reati di strage con l’aggravante razziale, porto abusivo d’armi e di munizioni in luogo pubblico, esplosioni pericolose, danneggiamento. La procura per lui ha chiesto 12 anni (leggi la cronaca del processo). Ecco il testo integrale della sua dichiarazione spontanea.

Traini_Processo_FF-15-650x432«Più gli anni passavano, più il malessere interiore si accentuava. Ogni mio sforzo di trovare “una dimensione di normalità” veniva vanificato. L’efferata fine di Pamela, la cui notizia fu accresciuta dai mass-media con particolari raccapriccianti, che mai ho ricordato a memoria di cronache, mi toccò e mi tocca profondamente tutt’ora. Quella mattina del 3 febbraio, ho vissuto un conflitto interiore, mi sentivo investito: “di un dover agire”, fra mille pensieri che avevo, uno solo era un imperativo che non trovava risposta, se non nel dover punire quelle persone a cui la mia mente imputava una sorta di associazione con coloro i quali avevano commesso quello scempio, contro la povera giovane. Il pensiero di colpire chi potesse essere uno spacciatore, un venditore di morte era prevalente. Dopo il mio arresto per settimane, per mesi, ho mantenuto invariato questo pensiero. Per questo sono stato additato di razzismo, ad oggi posso però affermare dal profondo del mio animo, che questo termine non mi è mai appartenuto. Dopo 8 mesi di detenzione ho constatato che il male è insito nell’uomo, a prescindere dal colore della pelle. Ho compreso che a destabilizzarmi sono soprattutto notizie di cronaca nera, le cui vittime sono donne e bambini…siano essi italiani e stranieri. In carcere sto ricevendo cure mediche che mi permettono di controllare il mio stato d’animo, e per questo ringrazio la struttura penitenziaria. Nell’immediato delle mie dichiarazioni dopo l’arresto, il pentimento per il mio gesto, andò solo alla ragazza di colore, ma in seguito nel vedere foto e volti delle vittime…il sentimento si ampliò; recentemente ho provato profonda amarezza nel constatare che tra le vittime della mia follia, vi sono realmente spacciatori. Questo non giustifica in alcun modo il mio gesto. E’ giusto e doveroso scusarmi con le vittime per il male provocato loro, lo faccio, perché da uomo e cittadino sento in sincerità, di farlo. Signori, ho sentito il bisogno di rilasciare questa dichiarazione, perché voi in quanto donne e uomini di legge, possiate capire (non condividere) quello che io come essere umano ho provato in un tumulto di emozioni. Mi si permetta un ultimo passaggio, dopo “i fatti di Macerata”, è emerso in città e in provincia un sistema criminale ramificato e organizzato che le forze dell’ordine cercano di debellare con estrema difficoltà. A loro va il mio ringraziamento; uomini e donne che tutelano il futuro dei nostri giovani, affinché tragedie come quella di Pamela non si ripetano mai più. Grazie».

Traini ai giudici: «Ho sbagliato»

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