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«Traini, Traini» e «Viva Luca»
Quei cori nella città dei troppi “però”

RAZZISMO - Nel suo programma Gad Lerner si chiede se sia ormai sdoganato e affronta il caso Macerata dopo il raid del 3 febbraio. Dalle urla di incitamento dei bambini in una scuola vicino al tribunale prima dell'udienza del processo che vede imputato il neofascista 29enne per strage e tentato omicidio, fino all'intervista con lo psichiatra nominato dalla difesa. Quelle stesse grida che inneggiavano alla sparatoria contro i neri si sono sentite anche in un altro programma Rai, "Cartabianca"
lunedì 28 maggio 2018 - Ore 19:37 - caricamento letture
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L’interrogatorio di Luca Traini

 

«Il razzismo dunque è sdoganato oggi?». Parte da questa domanda Gad Lerner nell’affrontare, in una puntata della sua trasmissione su Rai 3 “La difesa della razza”, il caso Macerata. 

Lerner davanti al tribunale di Macerata

«Dall’orrore (l’omicidio di Pamela Mastropietro) – ha spiegato – è scaturita una pulsione d’odio, un vero e proprio salto di qualità nelle manifestazioni del razzismo. Culminato nella spedizione punitiva di Luca Traini, il vendicatore fascista dichiarato, che sabato 3 febbraio con la sua Glock ha sparato 30 proiettili, in dieci diversi punti di Macerata, mirando a casaccio contro le persone di colore che incontrava. Il partito con cui si era candidato appena un anno prima, la Lega, è diventato il primo partito di Macerata e come dimostra lui stesso nel suo interrogatorio, Luca Traini non si è pentito di quello che ha fatto. Luca Traini a Macerata lo conoscono tutti e gode di una generale indulgenza, se non addirittura di ammirazione. Non daremo troppa importanza alle grida “Viva Luca”, “Viva Traini”, lanciate dai bambini della scuola media inferiore limitrofa al tribunale quando è arrivato il furgone per la prima udienza del processo. Ma da qualche parte quell’approvazione devono averla orecchiata. “Un bravo ragazzo” lo definisce la sua ex insegnante Patrizia Meloni, che pure condanna il suo gesto».

Gad Lerner a Macerata

Che Traini a Macerata godesse della solidarietà e dell’ammirazione di una fetta della cittadinanza, lo ha dimostrato anche un servizio di Cartabianca, il programma sempre di Rai3 di Bianca Berlinguer. Mentre la giornalista intervista un immigrato in corso Cairoli, infatti, un’auto passa e dal finestrino qualcuno urla: “Traini, Traini”. In piazza della Llibertà, invece, un uomo sulla sessantina arriva a dire: «Il gesto di Traini l’avremmo voluto fare tutti, molti inter nos l’hanno pensato». E quello stesso modo di pensare, meno velato, legato ai “ma” e ai “però” che fin subito dopo il raid razzista era emerso in tutta la sua prepotenza: “Ha sbagliato, però” era stata la frase più ricorrente a Macerata. Insomma se la domanda iniziale era: il razzismo dunque è sdoganato oggi? La risposta più immediata sembrerebbe essere un sì. E così Lerner, dopo aver intervistato sia Tommaso Golini (ex Forza Nuova, ora di Macerata ai maceratesi) che pur condannando il gesto ricorda Traini come un bravo ragazzo e dall’altra Stefano Casulli del movimento antifascista che al contrario ne ricorda i saluti romani in palestra, parla con Giovanni Battista Camerini lo psichiatra nominato dalla difesa per una perizia.

Lo psichiatra Camerini

Lerner: «Uno va al bar e dice “vado a sparare ai neri”, ha sempre militato su posizioni ideologiche razziste e neofasciste e poi nel momento in cui compie la conseguenza di queste sue idee passa per matto».
Camerini: «L’idea in sé non configura la presenza di una patologia, neanche un’idea aberrante. Ho ravvisato in lui la presenza di una patologia di interesse psichiatrico, ho ritenuto che al momento del fatto ci fosse un momento di scompenso di questa patologia e che questo scompenso avesse influito sulla capacità di intendere e volere».
Lerner: «Quindi sarà stato anche momentaneamente incapace di intendere e volere quando è andato a sparare ai neri. Però il suo gesto ha suscitato addirittura consensi e solidarietà. Lui ne è consapevole, se ne compiace?».
Camerini: «Lui, avendo una personalità non solo disturbata ma estremamente fragile, ha acquistato attraverso questo gesto una sua identità. Ha acquistato una certa importanza agli occhi propri, e sicuramente è stato gratificato da questo consenso che ha ricevuto. Ha ricevuto credo centinaia di lettere».
Lerner«E anche il gesto di inviare un mazzo di fiori alla camera ardente di Pamela, che poi la madre ha portato al funerale, dimostra una certa capacità di seguire questo discorso».
Camerini: «Sì, lui in questo senso ha acquistato un’identità grandiosa. Che compensa, dal suo punto di vista, un enorme buco che ha a livello profondo nella sua personalità».
Lerner: «Paradossalmente quindi Traini potrebbe non essere contento che lei adombri il dubbio che abbia agito non lucidamente?».
Camerini: «Può essere».

(redazione CM)

 

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