Lettera di 8 sindaci ad Asur e Regione:
«Contagi nell’ospedale di San Severino,
i tamponi sono stati fatti?»

CORONAVIRUS - I primi cittadini di diversi comuni dell'entroterra chiedono di conoscere la situazione e come si intenda affrontarla. Stesso discorso per Rsa e case di riposo. Il presidente del Tribunale per i diritti del malato chiede siano fatti i test al personale
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L’ospedale di San Severino

 

Otto sindaci sono preoccupati per la presenza di operatori contagiati nell’ospedale di San Severino nelle varie Rsa. Da qui la decisione di scrivere una lettera al governatore Luca Ceriscioli, al direttore generale dell’Asur, Nadia Storti, al direttore dell’Area Vasta 3, Alessandro Maccioni, e al prefetto Iolanda Rolli. I sindaci Renzo Marinelli di Castelraimondo, Luigi Nazareno Bartocci di Esanatoglia, Vincenzo Felicioli di Fiuminata, Sandro Botticelli di Gagliole, Massimo Baldini di Matelica, Matteo Cicconi di Pioraco, Rosa Piermattei di San Severino, Pietro Tapanelli di Sefro nella lettera si dicono preoccupati per la presenza di contagi tra il personale dipendente dell’ospedale di San Severino, a cui fa riferimento per patologie ordinarie una vasta utenza dei loro comuni, e tra il personale dipendente ed ospite di varie Rsa e case di riposo. I sindaci chiedono: se il personale medico, paramedico e amministrativo è stato sottoposto a verifica con tampone. E in caso quanti sono risultati positivi e quali misure saranno messe in atto per evitare il contagio. E se non è stato fatto il tampone, se è previsto o meno l’esecuzione del test al personale. E ancora: quali siano le iniziative, data la fragilità delle persone anziane ed avendo recepito l’allarme del comitato Scientifico Nazionale, che saranno assunte nelle Rsa per impedire il diffondersi dell’infezione e se è prevista l’esecuzione dei tamponi al personale. Sulla vicenda dell’ospedale interviene anche il presidente del Tribunale per i diritti del malato di San Severino, Veros Bartoloni: «Chiediamo ai nostri responsabili sanitari che venga fornito a sufficienza materiale e attrezzature idonee al personale medico e paramedico per la salvaguardia della loro sicurezza e del paziente, poi dal momento che l’ospedale è stata definita una struttura ospedaliera non Covid si faccia in modo di visitare i pazienti con dubbi sintomi di Coronavirus, possibilmente in luoghi distaccati dalla nostra struttura ospedaliera e nei centri ospedalieri appositi, della nostra Regione. Questo per fare in modo di poter prevenire il contagio di tale malattia, prima che si vada ad infettare il personale medico, paramedico e pazienti presenti nella nostra struttura ospedaliera, in prevalenza anziani, come già accaduto. Si facesse anche in modo di sottoporre ai tamponi tutti gli operatori della struttura ospedaliera».

«Ospedale San Severino strategico ma vanno fatti i tamponi, ci sono già medici contagiati»

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