Passeggiate con i bambini,
Perri: «Bene ma rimaniamo distanti»
L'ESPERTO - L'ex primario del reparto di Pediatria all'ospedale di Macerata commenta le indicazioni del Ministero dell'Interno e suggerisce particolare attenzione all'aspetto psicologico
di Francesca Marsili
Portare fuori casa i propri figli oramai stanchi per un lockdown imposto dall’emergenza Covid-19 e che dura da quasi quattro settimane è consentito. Dopo tanti dubbi e pressioni, una circolare del 31 marzo del Ministero dell’Interno inviata ai Prefetti, chiarisce esplicitamente anche questo tema. Ok quindi a brevi passeggiate. Ma a delle condizioni, come riportato nel documento: che i figli siano minorenni, che sia presente un solo genitore, che si rimanga “in prossimità della propria abitazione”, che si rispetti il divieto generale di assembramento e si mantenga come sempre “la distanza di sicurezza minima di un metro da ogni altra persona”. Non viene modificata alcuna norma in vigore, la circolare è stata diffusa per chiarire l’interpretazione che di quella norma va data, da parte delle forze dell’ordine. Ai più piccoli, sarà quindi concesso qualche sprazzo di luce e di aria ma saranno i genitori a dover gestire al meglio questa piccola libertà. «Occorre richiamare al buon senso e alla responsabilità del papà o della mamma. Che questa norma non venga interpretata in maniera troppo permissiva rischiando di vanificare i sacrifici di tutti. – spiega il dottor Paolo Francesco Perri, ex primario di Pediatria e Neonatologia e del dipartimento materno-infantile dell’ospedale di Macerata – I bambini hanno bisogno di uscire e di stare all’aria aperta, sia per praticare un pochino di movimento sia per allentare la tensione assorbita all’interno del nucleo familiare le cui dinamiche a cui erano abituati, sono totalmente stravolte. Non si tratta di un ritorno alla vecchia passeggiata, né un modo per andare al supermercato. Attenzione ad evitare e prevenire situazioni in cui il bambino possa avvicinarsi per istinto ludico ad altri amichetti e si metta a giocare con loro. Uscire sì quindi, ma che non sia motivo di contatto con altri soggetti, mantenendo sempre le distanze». Il pediatra suggerisce anche ai genitori di prestare molta attenzione all’aspetto psicologico del bambino, invitando a filtrare le informazioni “negative” che quotidianamente e involontariamente i più piccoli, soprattutto figli del personale sanitario, ricevono a getto dai mezzi di comunicazione o dai discorsi di noi adulti: «Le loro abitudini sono radicalmente cambiate. Non vanno più a scuola o all’asilo e non vedono più i nonni ed il loro equilibrio psicologico, ha già subito uno scossone. Far ascoltare loro continui bollettini di decessi è inopportuno perché potrebbero involontariamente fare delle associazioni che possono sfociare in rabbia, aggressività e /o perdita del sonno. Sarebbe meglio evitare». Ai tanti dubbi che affollano la mente dei genitori in questo particolare momento, l’ex primario indica alcuni siti dove esperti di pediatria forniscono indicazioni riguardo l’attività motoria, l’alimentazione, il gioco: www.uppa.it, www.natiperleggere.it, www.sips.it, www.epicentro.iss.it.









































Al di là delle valutazioni tecniche di Paolo Perri, rimane il fatto che questa circolare del Ministero dell’Interno costituisce un messaggio contraddittorio e devastante nell’attuale momento in cui, da un lato, per la gravità della situazione, si dice con certezza che le attuali limitazioni saranno prolungate quanto meno sino al 13 aprile prossimo e, dall’altro, si fanno uscire i bambini da casa accompagnati da un genitore.
La norma dice 200 metri da casa. In una città 200 metri da casa verso destra e altri 200 verso sisnistra fanno 400. In 400 metri se ne possono incontrare molte di persone e sarà difficile anche mantenere le distanze di sicurezza, in questo modo rischiamo di vanificare gli sforzi fatti fino ad oggi. Mha!
Non ci preoccupiamo dei bambini, loro hanno imparato a vivere di regole, anche in alcuni giochi non sono soggetti ma oggetti. Ora sanno che devono stare a casa con il vantaggio, i più fortunati, di avere i genitori intorno. Sono gli adulti che pur di uscire, con le nuove disposizioni, adotterebbero un bambino……
Le informazioni date dai media ci hanno portati a raggiungere uno scopo: capire che dobbiamo rispettare delle misure.
Bene, ora dobbiamo gestirle le misure. Uscire soli e in assenza di sintomi, mantenendo le distanze, con la mascherina chirurgica, non è una cosa pericolosa.
L’invito è a incentivare comportamenti corretti e non esagerare le regole nella paura di non saperle rispettare.
Essere pronti alla chiusa “senza se e senza ma” andrebbe bene se in due settimane tutto potesse tornare alla normalità.
Non è così. Sarà un qualcosa di graduale e le regole ce le porteremo dietro per molto, molto tempo.
Quindi ben venga un giro attorno a casa, purché fatto in in sicurezza.
Nel 1957 l’asiatica in Italia fece 30.000 morti e nel mondo 2 milioni, ma all’epoca le autorità sdrammatizzavano, la paura era considerata nevrastenia…
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