«Microfoni e telecamere in casa
per spiare la moglie.
Offese anche nel centro funerario»
POLLENZA - Un 59enne condannato a 2 anni e due mesi al tribunale di Macerata. Assolto dall'accusa di interferenze illecite nella vita privata

di Alessandro Luzi
Installa microfoni e telecamere in casa per spiare la moglie, la minaccia di finire sul giornale e la umilia davanti ad altre persone in una camera mortuaria. Queste in sintesi le accuse per un 59enne, residente a Pollenza, imputato per maltrattamenti e interferenze illecite nella vita privata. Ieri il Tribunale di Macerata lo ha condannato a due anni e due mesi per maltrattamenti e lo ha assolto dalla contestazione di interferenze illecite nella vita privata.
Per l’accusa, sostenuta dal pm Alessandra Alloggio, nel corso degli anni l’uomo avrebbe minacciato la moglie e, a volte anche le due figlie, con frasi del tipo «non mi fate andare il sangue alla testa» e anche «sono in modalità stand by, non mi fate andare in modalità guerra». Una volta l’imputato avrebbe discusso con la figlia, minorenne all’epoca dei fatti, e avrebbe scagliato un pugno verso la cappa di un camino a poca distanza dalla ragazza.

Alessio Matarazzi
L’uomo avrebbe anche accusato falsamente e ossessivamente la moglie di infedeltà. Per l’accusa il 59enne avrebbe installato nella casa dove viveva con la donna dei microfoni e delle telecamere per spiarla.
L’accusa parla anche di una volta in cui l’imputato, all’insaputa della moglie, le avrebbe ritirato la delega di firma su un conto corrente intestato a lui. Cosa che sarebbe accaduta tra il 14 e il 15 aprile del 2022.
Il 59enne, prosegue l’accusa, avrebbe scelto la notte tra il 17 e il 18 aprile per appostarsi fuori dall’abitazione dove la moglie era andata a vivere dopo aver lasciato la casa coniugale. Tra le contestazioni sarebbero finiti anche dei messaggi che il 59enne avrebbe inviato alla moglie. Le avrebbe scritto cose come «se non parli con me va a finire molto male» e anche «mi sa che ti conviene tornare a casa e fare poco la svelta» e poi «ti conviene che vieni a parlare con me tu, qui la situazione si sta mettendo tanto male» e l’avrebbe minacciata di finire sulla stampa «qui andiamo a finire tutti sul giornale e dentro il tribunale. Dammi retta…per il bene della famiglia. Andiamo a finire sul telegiornale, stavolta non mi fermo».
Si arriva all’estate 2022, al 22 giugno. Quel giorno, il 59enne, dopo essersi accorto che la moglie era riuscita a creare una copia degli archivi informatici con le registrazioni fatte dall’uomo clandestinamente nell’abitazione, avrebbe contattato la psicologa della donna e il suo datore di lavoro, definendola una ladra e una di facili costumi. Due giorni dopo l’uomo si sarebbe appostato davanti casa della moglie, cosa che avrebbe fatto anche tra luglio e il 22 agosto. Il 27 agosto, dice sempre l’accusa, il 59enne avrebbe pedinato fisicamente e con apparecchiature telematiche gli spostamenti di quella mattina della donna.
Il 3 luglio l’imputato si sarebbe presentato in un centro funerario e, davanti ad altre persone e ai parenti della persona morta, avrebbe apostrofato la moglie come «ladra» e l’avrebbe umiliata dicendo che frequentasse «un sacco di uomini». L’avrebbe definita anche «la rovina della famiglia» e poi l’avrebbe minacciata dicendo «ti do uno schiaffo e ti faccio sbattere la testa contro un lampione».
L’imputato, difeso dall’avvocato Mauro Chiariotti, contesta le accuse. La donna era parte civile, assistito dall’avvocato Alessio Matarazzi.
*A tutela della presunta vittima il nome dell’imputato non viene indicato
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