Focolaio nella Rsa di Recanati,
c’è una sesta vittima
Bravi: «Vanno rifatti i tamponi»

CORONAVIRUS - Odina Gambini aveva 85 anni e oggi era stata portata all'ospedale di Civitanova, dove è morta. Il sindaco chiede che siano eseguiti nuovamente i test anche sugli ospiti che all'inizio erano risultati negativi
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Odina Gambini

 

Nel focolaio della Rsa di Recanati è morta una sesta ospite. E’ Odina Gambini, 85 anni, che oggi era stata portata all’ospedale di Civitanova a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Nel pomeriggio però si è spenta. E’ l’ennesimo lutto nella città leopardiana, l’ennesimo nella casa di riposo (cinque quelli accertati come casi di Covid-19, mentre per una paziente c’è il sospetto nonostante l’esito sia stato negativo». Oggi il sindaco di Recanati, Antonio Bravi, ha chiarito che «la prima cosa che ritengo necessaria è rifare i tamponi anche ai pazienti che erano risultati negativi. Nella struttura hanno disposto da subito percorsi separati ma potrebbero comunque esserci stati altri contagi. Da ieri ci sono i medici di medicina generale che vanno nella struttura (gestita dall’Asur, ndr) che vanno ad assistere gli ospiti. Gli operatori stanno facendo del loro meglio». Il primo cittadino, dopo l’ennesima morte, ha scritto su Facebook un messaggio in cui dice «Abbiamo partecipato ai lutti delle tante famiglie che hanno perso un loro caro in questi giorni, abbassando a mezz’asta le bandiere poste sull’edificio del Municipio e osservando un minuto di silenzio, come in tutto il territorio nazionale. Anche nella nostra città le persone che ci hanno lasciato aumentano a seguito della pandemia e sono arrivate a 9. Di nuovo partecipiamo con la nostra vicinanza al dolore delle famiglie». Per quanto riguarda i contagi, il sindaco ha aggiunto che «Ad oggi abbiamo in città 42 casi di positività al Coronavirus e 68 persone in quarantena preventiva. Nella fatica che ci accomuna e ci è compagna, sono proseguite durante tutta la giornata le operazioni di consegna delle mascherine, raggiungendo ulteriori 1041 famiglie, perché proteggersi significa anche proteggere tutta la comunità. Le restanti saranno consegnate nei prossimi giorni perché vogliamo contattare tutte le famiglie possibili». La speranza sta anche nelle persone che sono guarite o stanno guarendo: «La vicinanza di chi sta riprendendo la normalità gradatamente, essendo ormai guarito o in convalescenza, ci aiuta a essere tenaci e ci incoraggia a vivere il presente in modo responsabile».

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