Il ricordo di Pamela, le accuse a Oseghale
Le arringhe delle tre parti civili
«Una sentenza che farà giurisprudenza»

PROCESSO - Lo zio Marco Valerio Verni: «Era una di noi, non una ragazza allo sbando. Aveva dentro il mostro del disturbo borderline. E' stata uccisa in modo demoniaco. L'imputato ha mentito sin dall'arrivo in Italia: chiese asilo dicendo che il padre fu assassinato per ragioni politiche. Nel gennaio del 2018 non avrebbe più dovuto essere in Italia perché la richiesta era stata respinta ma c'è stato un ritardo di mesi nella trasmissione degli atti alla commissione territoriale di Macerata». Oggi hanno tratto le conclusioni anche i legali del Comune e del proprietario della casa in cui fu uccisa la ragazza romana. La difesa sulla richiesta dell'ergastolo: «Ce l'aspettavamo. Riteniamo però che non ci sia stata la violenza sessuale. Inoltre il collaboratore di giustizia Marino cerca solo benefici penitenziari». VIDEO
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Marco Valerio Verni oggi in tribunale

 

di Gianluca Ginella (Foto di Fabio Falcioni)

«Fatti demoniaci quelli accaduti a Pamela, azioni così devastanti che non possono essere accettate dalla società anche per il rischio possano essere emulate. Innocent Oseghale ha sempre mentito, sin dal primo momento in cui è arrivato in Italia quando fece richiesta di asilo politico dicendo che il padre era stato ucciso in Nigeria perché esponente politico del partito Acn». L’avvocato Marco Valerio Verni ha tenuto oggi al processo la sua arringa per la parte civile. Il lega ha preso la parola dopo che hanno parlato il pm Stefania Ciccioli e il procuratore Giovanni Giorgio che hanno concluso la loro requisitoria con la richiesta dell’ergastolo e 18 mesi di isolamento diurno per Oseghale per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale (leggi l’articolo). La più lunga di quelle delle tre parti civili, durata alcune ore e che si è conclusa intorno alle 19 di oggi pomeriggio. Verni è lo zio di Pamela Mastropietro, la ragazza che secondo l’accusa al processo in corso davanti alla Corte d’assise di Macerata, venne uccisa dal nigeriano Oseghale il 30 gennaio del 2018. Verni è il legale della mamma della 18enne, Alessandra Verni e del papà, Stefano Mastropietro, entrambi parte civile al processo.

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Alessandra Verni

Ha raccontato di chi era Pamela: «Era una di noi, poteva essere la figlia, la nipote, la sorella di ciascuno di noi. La nonna, archeologa, la mamma parrucchiera, il papà piccolo imprenditore. Era cresciuta in un contesto di separazione famigliare ma mai le è mancato l’affetto. Non una ragazza cresciuta allo sbando, non una tossica, non una poco di buono – ha detto lo zio della 18enne –. E’ cresciuta tra arte e libri. Mai ha fatto del male ad altri e prima di andare verso la sua tragica fine salvò la sua compagna di stanza alla comunità Pars di Corridonia dopo che aveva tentato il suicidio». Sulla droga ha detto: «A 16 anni ha incontrato una persona più grande che spacciava droga, se ne era invaghita e voleva salvarla e invece ci è finita dentro lei alla droga – ha detto Verni –. Nel frattempo cresceva in lei il mostro del disturbo della personalità borderline grave. Un disturbo difficile da individuare». Ha detto che i genitori hanno cercato di aiutarla e che si sono rivolti, quando stava per diventare maggiorenne al giudice tutelare per avere un amministratore di sostegno (la nonna) che la guidasse in alcune scelte fondamentali, in particolare sulla sua salute.

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Il procuratore Giovanni Giorgio al suo arrivo in tribunale per l’udienza di oggi

Poi nell’ottobre del 2017 è entrata alla Pars «con diagnosi borderline grave. Lo stesso psichiatra che l’aveva in cura alla Pars confermerà la diagnosi. Diceva che Pamela poteva vivere momenti di lucidità anche se non sapeva rapportarsi con la realtà che viveva. Inoltre diceva che non era tanto presente a se stessa, e che aveva idee anche non collimanti con la cultura corrente. Il 29 gennaio 2018 la ragazza decide di allontanarsi. Poteva essere previsto, dalla sua patologia. Ci saremmo aspettati una indagine per capire come fosse stato possibile permetterle di andare via viste le patologie che aveva, i farmaci che assumeva e che aveva un amministratore di sostegno. Confido comunque che ci sia attento vaglio della procura su questo argomento». Poi ha parlato di Oseghale: «E’ venuto in Italia mentendo sin dall’inizio. Diceva di essere figlio di un membro di un partito, ucciso dopo le elezioni e si sarebbe allontanando da casa per non fare più ritorno. Ha mentito fin dall’inizio abusando – ha detto Verni –. Nonostante gli fosse stata respinta la richiesta di asilo e dovesse lasciare l’Italia, nel gennaio 2018 era ancora nel nostro Paese. Questo perché il provvedimento che respingeva la domanda, non appellato e quindi definitivo, mesi dopo non era ancora stato inviato alla commissione territoriale».

Ha poi sottolineato, in base a quanto affermato nel corso del processo dal medico legale Mariano Cingolani, che ha svolto l’autopsia per la procura: «Quello di Pamela è un unicum. In 50 anni solo 16 casi al mondo sono simili a quello accaduto a Pamela, disarticolazioni. Ma in nessuno di questi era stata staccata la testa dal tronco». Poi rivolto ai giudici ha detto «siete chiamati a fare una sentenza che farà giurisprudenza su di un caso il cui ricordo rimarrà per anni e anni». Ha anche chiesto alla Corte di immedesimarsi in ciò che era accaduto a Pamela e sottolineato: «Pensate all’abilità manuale avuta dall’imputato. Pensate all’abitudine che doveva avere l’imputato nel ridurre in quel modo un altro essere umano. D’altronde i suoi stessi connazionali dicono che era abituato e lo aveva fatto altre volte, in Nigeria». Ha riferito che andrebbe chiarita la posizione di Desmond Lucky citando il fatto che sarebbe stato presente nella casa di via Spalato 124 il 30 gennaio, e che avrebbe dato una spinta a Pamela facendole battere la testa prima di andarsene. Ha poi concluso che è «pacifico» la ragazza sia stata uccisa e che non vi sia stata overdose. Sulla richiesta della procura a 30 anni e 18 mesi di isolamento diurno per Oseghale: «Siamo soddisfatti, è ciò che ci aspettavamo» ha commentato Verni.

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Il legale Carlo Buongarzone

Altra parte civile il Comune di Macerata, tutelato dall’avvocato Carlo Buongarzone: «Pamela è morta per le lesioni in conseguenza dell’emorragia che ne è derivata – ha detto il legale –. La condotta di Oseghale ha causato gravissimo nocumento alla città e anche un danno di immagine e un danno per l’intera collettività maceratese. Similare a quella di questo processo è la domanda fatta nel processo Traini in cui è stata accolta. I due delitti sono intimamente legati in via fattuale, uno è stato conseguenza dell’altro. Senza la condotta di Oseghale non ci sarebbe stata l’azione di Traini. Due fatti che danno idea di città non sicura. Sia per temi di violenza di genere, di inclusione». L’avvocato Andrea Marchiori assiste invece la terza e ultima parte civile: il proprietario della casa di via Spalato. «Quanto ha fatto Oseghale farà passare l’appartamento come luogo dove è stato compiuto il delitto del secolo. Tutto ciò è dovuto all’imputato e tra l’altro l’immobile è ancora sotto sequestro. La conduttrice (la ex compagna di Oseghale, ndr) tra l’altro ha smesso di pagare l’affitto e non è possibile andare ad uno sfratto.

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L’avvocato Andrea Marchiori

Evidente il deprezzamento dell’immobile. Non ci siamo costituiti parte civile per un risarcimento che tanto sappiamo non verrà mai dato dall’imputato. Vogliamo che i famigliari possano trovare giustizia in una giusta condanna e nelle sue motivazioni. Spero che all’imputato venga dato l’ergastolo come chiesto dal procuratore Giovanni Giorgio». Sulla richiesta di condanna, è intervenuto l’avvocato Umberto Gramenzi, che assiste l’imputato insieme al legale Simone Matraxia: «Ci aspettavamo la richiesta della procura. Riteniamo però che non ci sia stata la violenza sessuale che contesta la procura – ha detto Gramenzi –. Per noi il nodo cruciale della prossima udienza sarà da chiarire se siano state vitali oppure no. Cercheremo di dimostrare che non c’è stata la violenza sessuale. Il consenso non è stato viziato. La procura dice che lo è stato per l’assunzione di sostanza stupefacente. Inoltre si è parlato a lungo nella requisitoria del collaboratore Vincenzo Marino il quale a nostro avviso è a caccia di benefici penitenziari». Prossima udienza, il 15 maggio: sarà il turno dell’arringa della difesa.

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Stefano Mastropietro

 

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Innocent Oseghale questa sera all’uscita dal tribunale

 

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