Omicidio di Pamela,
udienza a porte chiuse e proteste
I dubbi del medico legale

PROCESSO OSEGHALE - E' ripreso stamattina in Corte d'assise, il presidente ha deciso di impedire l'accesso in aula ai non addetti per le immagini choc che sono state proiettate. Striscioni fuori dal tribunale. Parola ai periti che si sono occupati degli accertamenti, per primo Antonio Tombolini che si occupò dei primi accertamenti sul corpo della 18enne e dell’autopsia parziale
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Striscioni fuori dal tribunale

 

di Gianluca Ginella (foto di Fabio Falcioni)

E’ ripreso stamattina il processo a Innocent Oseghale, accusato dell’omicidio di Pamela Mastropietro. Parola ai periti che si sono occupati degli accertamenti medico legali. Per primo Antonio Tombolini che si occupò dei primi accertamenti sul corpo della 18enne e dell’autopsia parziale che ha detto di aver sospeso per consentire a consulenti di eventuali indagati di partecipare.

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Alessandra Verni e Stefano Mastropietro

Un’udienza che si sta svolgendo a porte chiuse, su decisione del presidente della Corte d’assise, Roberto Evangelisti. Il motivo sono le immagini che dovevano essere proiettate in aula «che potrebbero essere di ostacolo al sereno svolgimento del processo e per tutela della giovane vittima». Chi voleva assistere al processo si è lamentato, qualcuno ha accennato un paio di applausi ironici. Fuori dal tribunale hanno esposto uno striscione: “Vogliamo vedere la verità”. Immagini fortissime, dal corpo di Pamela nelle valigie, alle parti anatomiche a pezzi, a quella forse più cruenta, il capo della 18enne. Immagini che i genitori di Pamela, Stefano Mastropietro e Alessandra Verni hanno guardato. Una delle udienze più difficili per la famiglia. L’imputato, Innocent Oseghale, non ha guardato le immagini, almeno per la prima ora e mezza del processo. Il primo testimone, appunto Tombolini, ha riferito che il 31 gennaio, ha lavorato dalle 11 del mattino fino alle 23 per occuparsi degli accertamenti medico legali, iniziati in strada e poi conclusi in obitorio. Il medico legale ha detto che il corpo era stato lavato «in modo estremamente accurato per cancellare tracce di Dna». Ha parlato di due ferite al fegato, «riferibili ad arma da punta e taglio» e di segni al braccio vicino al polso dove era stata trovata la puntura della siringa per iniettare la droga. «Non li ho approfonditi per consentire anche a consulenti di indagati di partecipare ma potrebbe trattarsi di qualcuno che aveva fatto pressione per fare l’iniezione oppure segni di gesti di autolesionismo». Ha parlato anche di «molti tagli fatti per mettere il cadavere nei trolley e per nascondere rapporti sessuali». Il cadavere «non è stato dissanguato ma c’era poco sangue», ha detto Tombolini.

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Roberta Bruzzone, perito per la famiglia di Pamela

Ha sottolineato che sul corpo «è stata fatta una disarticolazione» e che «per fare quel lavoro ci saranno volute 5 o 6 ore». Sull’abilità nel fare quel genere di operazione: «La prima impressione è che fosse stata fatta da qualcuno abituato a dissezionare il cadavere – ha aggiunto il medico – Un lavoro fatto in maniera estremamente intelligente, non ha amputato ma disarticolato». Sulle cause della morte ha spiegato: «Dagli esami preliminari poteva essere una overdose o dovuta a ferite di arma da taglio». Ha dato anche un parere sulle ferite al fegato e ha detto che se la ferita fosse stata inferta in vita doveva esserci molto più sangue. L’avvocato Simone Matraxia: “Un testimone riferisce che l’infiltrazione ematica è incompatibile con una coltellata rispetto alla zona in cui è stata rilevata, doveva essere più evidente se fosse stata inferta”.

L’avvocato Marco Valerio Verni: «Attendiamo di sentire altri consulenti, ci lascia perplessi che il consulente abbia anticipato un suo giudizio senza avere partecipato agli accertamenti successivi. In alcuni passaggi, consentitemi il termine, è stato imbarazzante. Vedere con quale competenza è stato smembrato il corpo è importante». I prossimi consulenti da sentire sono il medico legale Mariano Cingolani che ha svolto l’autopsia bis e il tossicologo Rino Froldi.

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Alessandra e Marco Valerio Verni

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L’arrivo di Oseghale in tribunale

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Il procuratore Giovanni Giorgio

 



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