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La vita di Pamela alla Pars:
«Difficoltà a rapportarsi con la realtà,
ci fu un episodio di autolesionismo»

PROCESSO OSEGHALE - In aula lo psichiatra Giovanni Di Giovanni, che ha seguito la 18enne uccisa mentre era ospite della comunità di Corridonia. «Ha avuto una crisi tra il 26 dicembre e il 7 gennaio 2018. In comunità ha avuto un rapporto con un altro ospite. Con la famiglia grandissimo affetto ma anche conflittualità». È il primo testimone sentito oggi in Corte d’assise
mercoledì 13 Marzo 2019 - Ore 12:09 - caricamento letture
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La madre e lo zio di Pamela: Alessandra e Marco Valerio Verni

 

«Pamela aveva una diagnosi borderline grave. Non aveva un rapporto realistico con la realtà. Il 7 gennaio del 2018 c’era stato un episodio autolesionistico. In comunità aveva avuto un rapporto con un ragazzo che era ospite». Lo psichiatra Giovanni Di Giovanni, che svolgeva attività di consulenza alla comunità Pars di Corridonia dove Pamela Mastropietro era stata ospite a partire dal 18 ottobre 2017, oggi in udienza al processo  per l’omicidio della ragazza romana, imputato il 30enne nigeriano Innocent Oseghale.

Giovanni Di Giovanni

Lo psichiatra è stato il primo testimone, sono 19 quelli in lista per l’udienza di oggi. Non sarà sentita la compagna di Oseghale che oggi non si è presentata al processo.  Di Giovanni ha raccontato la vita della 18enne in base ai suoi incontri con lei. Ha riferito che Pamela «ha avuto un periodo di crisi tra il 26 dicembre 2017 e il 7 gennaio del 2018». Lo psichiatra ha parlato di «discontrolli emotivi» in quel periodo e ha detto che «si era fatta delle autolesioni». Ha riferito inoltre che «mi diceva che aveva iniziato a consumare alcol a 12 anni e a 14 anni di aver assunto droga». Sui rapporti con la famiglia «Pamela aveva un grandissimo affetto per i genitori, con la mamma. Però mostrava anche grande conflittualità». Lo psichiatra ha parlato anche del racconto di Pamela che gli parlò «di un ragazzo con cui era fidanzata e che con questo ragazzo erano introdotti nel mondo della tossicodipendenza». Il procuratore Giovanni Giorgio ha anche chiesto se la ragazza avesse avuto delle relazioni con qualcuno all’interno della comunità. «Sì, si è saputo che ci sono stati rapporti sessuali con un ragazzo di Napoli che era un utente della comunità». Ha riferito anche che nel luglio 2017 aveva avuto una overdose e che «manifestava volontà di andare via dalla comunità ma poi ci ripensava e rimaneva». Secondo Di Giovanni «Pamela durante la crisi tra il 26 dicembre e il 7 gennaio aveva momenti di lucidità ma non sapeva rapportarsi alla realtà in cui viveva».

Gli avvocati della difesa: Simone Matraxia e Umberto Gramenzi

L’avvocato Marco Valerio Verni, zio della 18enne e legale dei genitori (parte civile al processo) ha chiesto dei farmaci che Pamela prendeva e sugli effetti. Inoltre ha parlato del fatto che Pamela «in base alle analisi risultava aver assunto stupefacenti nei due mesi precedenti alla morte, quando già era in comunità. È possibile che nella comunità entrasse droga?». «I controlli sono terribili per chi entra, viene controllato tutto ma non si può escludere che entri droga». Verni: «Perché Pamela si è allontanata?». «Difficile dirlo, magari anche questo contenzioso che aveva avuto con un operatore a pranzo» dice lo psichiatra. Il procuratore ha chiesto del colloquio avuto con la ragazza il 25 gennaio: «Lei ci disse – ha detto il procuratore – che la ragazza le parlò della denuncia della famiglia al fidanzato della ragazza e che questo potrebbe averla spinta ad allontanarsi». Lo psichiatra ha confermato di averlo detto. Il procuratore ha chiesto ancora «Pamela ha mai dato in escandescenze?». «È successo quando ha abbandonato la comunità, alzò la voce con un operatore con cui aveva avuto un diverbio». È inoltre emerso che la compagna di stanza di Pamela tentò di togliersi la vita e proprio l’intervento della 18enne servì a salvarle la vita. Sulle condizioni di Pamela ha detto «Chi ci si è relazionato, anche per un’ora o due ore con lei , ha potuto capire le difficoltà di questa ragazza». L’udienza sta continuando con l’ascolto degli esperti informatici Luca Russo e Daniele Peroni, che si sono occupati delle indagini. «La ragazza quando si è allontanata dalla Pars assumeva ancora farmaci – ha dichiarato l’avvocato Umberto Gramenzi, che assiste Oseghale con il collega Simone Matraxia – I Ris hanno trovato tracce di altri medicinali: tracce che potevano aumentare la lesività della sostanza stupefacente»

(Gian. Gin.)

(foto Fabio Falcioni)

Il procuratore Giovanni Giorgio

 

Umberto Gramenzi



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