Pamela, il ricordo del sindaco:
«Dobbiamo sgominare gli spacciatori»

MACERATA - Finito il Consiglio comunale, Romano Carancini dedica un lungo intervento alla 18enne uccisa: «Le questioni sono droga, conflitti generazionali, odio, sfruttamento. E' un lungo cammino che dovrà avere come approdo la consapevolezza e la forte determinazione di tutti a combattere insieme questi mali che Pamela ci spinge ad affrontare»
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Il sindaco Romano Carancini prima del minuto di silenzio per Pamela Mastropietro

 

“Solo a scrivere il nome di Pamela la penna si ferma, la bava d’inchiostro segue una ruga, il segno di una cicatrice che non si cancella”. Il sindaco Romano Carancini affida alle toccanti parole della scrittrice Lucia Tancredi, tratte dal libro “Pamela” di Cronache Maceratesi, l’incipit della sua riflessione nel giorno del ricordo di Pamela Mastropietro in Consiglio comunale. Un’assise aperta proprio dal minuto di silenzio annunciato dal presidente Luciano Pantanetti (leggi l’articolo). Carancini non è intervenuto però in Consiglio. Il suo intervento è arrivato solo in serata, in una nota. «Un dolore e uno sgomento ancora vivi che il tempo lenirà ma non cancellerà – dice Carancini -.  Una storia che ha cambiato la città in conseguenza di quanto accaduto, con un riflesso naturale all’orrore di quanto vissuto un anno fa. Ma la città sta cambiando anche perché vuole essere diversa. Dopo la morte di Pamela, Macerata non si è lasciata irretire dalla comodità della indifferenza. Piuttosto appare volersi far carico, partecipare e considerare appartenenti ad ognuno i temi che direttamente o indirettamente seguono quel drammatico evento che ha visto vittima Pamela. Mali che si chiamano droga, conflitti generazionali, odio, sfruttamento. E’ un lungo cammino che dovrà avere come approdo la consapevolezza e la forte determinazione di tutti a combattere insieme quei mali sopra ricordati che Pamela ci spinge ad affrontare. Non sarà facile, avremo bisogno di tempo, partecipazione, assunzione di responsabilità e costanza. Dobbiamo immaginare che il sacrificio di Pamela come comunità cittadina possa renderci migliori, più consapevoli, più attenti, più comunità. Per questo il sentimento nei suoi confronti è di tenerezza, di pietà ma anche di impegno per il futuro ad essere meno distratti: dalle famiglie alla comunità cittadina. Per questo se sapremo cogliere e onorare il sacrificio di Pamela dovremmo esserle riconoscenti».

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Pamela Mastropietro

Carancini esprime vicinanza anche alla famiglia Mastropietro: «Voglio dire loro che Macerata, tutta la città, è vicina al loro dramma. Ed è una vicinanza sincera, intima, priva di giudizio, senza condizioni, sguardi diffidenti, anche capace di comprendere e giustificare l’amarezza e la durezza delle parole qualche volta espresse. Macerata aspetta insieme alla famiglia che la giustizia faccia il proprio corso che confida sia rigoroso e severo considerata la gravità di quanto accaduto. Macerata vuole bene a Pamela e la porta nel cuore, manifesta rispetto e silenzio. Le parole, le preghiere, la pietà restano sentimenti intimi che i maceratesi sentono e continueranno a sentire per sempre. Non la dimenticheranno mai. Soprattutto perché non si può accettare che una persona muoia nel modo in cui è capitato a Pamela. Bisogna sgominare gli spacciatori – prosegue Carancini -, e lottare per impedire i rifornimenti».

Ruolo chiave, d’altro canto è quello della prevenzione: «E’ fondamentale impegnarsi a costruire strade di consapevolezza per i nostri giovani. In questo un ruolo decisivo è quello delle agenzie di educazione e formazione. In famiglia occorre porre un’attenzione migliore, rigettando il rifiuto di credere che possa accadere anche a noi. A scuola è di vitale importanza la formazione e la sensibilità di docenti e la capacità di interessare i ragazzi. Infine le istituzioni hanno la funzione principale di fare da raccordo e adeguare una legge obsoleta che favorisce la commissione del reato di spaccio. Inoltre promuovere progetti in grado di entrare nelle scuole, dentro le famiglie, nelle parole di ogni giorno. Tutto questo è parte di un percorso che passa attraverso il protagonismo delle istituzioni che devono rafforzare il lavoro collegiale è coordinato come avviene ora nel Tavolo contro le dipendenze patologiche guidato dalla Prefettura e partecipato proficuamente dal Comune, dalle forze dell’ordine, dalle associazioni e dal contributo decisivo del Dipartimento Asur che si occupa delle dipendenze patologiche (alcol, gioco e droga). E’ solo con piccoli passi ma costanti, da cui nessuno può sentirsi fuori, che occorre ricostruire la consapevolezza di una comunità che non vuole rinunciare a combattere i semi del male».

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La manifestazione antirazzista dell’anno scorso

Ultimo punto l’integrazione: «Non è accettabile – dice Carancini -, che ragazze e ragazzi di colore abbiano paura o temano di girare per la città. Una città civile riparte da un punto fermo: che non può essere il colore della pelle a tracciare il pregiudizio dell’illegalità, della crisi, delle fasce deboli, della nostra sofferenza, delle nostre paure. So bene che queso tema è argomento scomodo da trattare. Ma un’istituzione non può abdicare, non può rinunciare al proprio compito di richiamarsi alla Costituzione ed alle regole. Un’istituzione ha il compito di trasmettere umanità, accoglienza, integrazione. Qui possiamo fare di meglio. Mai ritorneremo ad essere una comunità compiuta, solidale civile se non risolveremo questo tema. Dice Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte e dalla fame e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e degli abbandonati. A dare loro una speranza concreta, non soltanto a dire ‘coraggio, pazienza’”».

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