Inaugurato il centro “Dopo di noi”:
«Una casa per i nostri ragazzi,
per crescere con chi gli sta a cuore»
TREIA - Accoglierà fino a 16 persone maggiorenni con disabilità fisica, intellettiva o sensoriale, prive di validi riferimenti familiari o già inserite nel Centro diurno esistente. Matteo Cioci, presidente della Cooperativa Di Bolina: «Questa struttura è parte del nostro sogno». Il sindaco Franco Capponi: «Ci sono genitori che sono arrivati a una certa età e hanno paura di lasciare i figli da soli. La struttura va a risolvere il problema di queste famiglie»

Il taglio del nastro del centro Dopo di noi
di Francesca Marsili (Foto di Fabio Falcioni)
«Noi non siamo normali, e la normalità non ci interessa. Volevamo che i ragazzi facessero un’esperienza fondamentale: crescere e invecchiare insieme alle persone a cui vogliono bene, ai loro fratelli, ai loro amici che tutti i giorni vivono all’interno di questo spazio». Con questa dichiarazione di identità, Matteo Cioci, presidente della Cooperativa Di Bolina, questo pomeriggio ha tagliato il nastro del nuovo centro residenziale “Dopo di noi” di Treia, dedicato all’autonomia, all’accoglienza e alla dignità delle persone affette da disabilità. Un luogo immerso nella campagna in via Arno 22 a Santa Maria in Selva.

Tante le persone presenti all’inaugurazione, frutto di un sogno collettivo: istituzioni, partner del progetto, familiari dei ragazzi ospiti e tanta comunità. «Non stiamo inaugurando un nuovo servizio, ma case dei ragazzi di cui ci prendiamo cura tutti i giorni – ha concluso il presidente della coop che gestisce la struttura – Il centro è destinato per legge ai gravissimi, ma con i gravissimi di cui ci prendiamo cura siamo stati in giro per l’Italia, andati ai concerti e aperto pizzerie sotto le stelle. Non ci siamo fermati, abbiamo costruito delle storie, e la struttura è un pezzo importante di questo sogno».

Da sinistra: la senatrice Elena Leonardi, Fabrizio Bencini, Michela Menghi e Matteo Cioci
Un’opera di fondamentale importanza, realizzata in stretta collaborazione tra il comune di Treia e la Cooperativa sociale Di Bolina, che ne curerà direttamente la gestione.

Oggi, con quel nastro cade anche l’idea che la normalità sia un requisito indispensabile per vivere con dignità. Il Centro residenziale Dopo di Noi accoglierà fino a 16 persone maggiorenni con disabilità fisica, intellettiva o sensoriale, prive di validi riferimenti familiari o già inserite nel Centro diurno esistente.

Rappresenta un passo concreto verso il diritto all’autonomia e alla continuità di vita delle persone fragili, attraverso una struttura organizzata come una vera e propria abitazione residenziale, pensata per garantire assistenza, indipendenza e qualità della vita, sia di giorno che di notte. A credere nel progetto come partner Michela Menghi: «Mi chiedono spesso come mai ho deciso di appoggiare questo progetto: tendere la mano agli altri rende questo mondo migliore. Le opere migliori non si fanno da sole – ha concluso l’imprenditrice – l’insieme di idee e di cuori fanno la differenza».

Le ha fatto ecco Fabrizio Bencini, della Fondazione Kon, partner finanziario del progetto: «Se vi pensate a livello individuale tutti voi avete una casa, fatta da un letto, un cuscino, dal risveglio del mattino, abitudini che aiutano tutti. La possibilità di ospitare questi ragazzi e ragazze in delle case ci ha emozionato tantissimo».

Franco Capponi
Emozionato il sindaco di Treia Franco Capponi: «È la più bella inaugurazione che io abbia mai fatto – ha detto -. È da tanto tempo che cercavamo di raggiungere un obiettivo complicato, del Dopo di noi ne parliamo da dieci anni. Ci sono famiglie che sono arrivate a una certa età e hanno paura di lasciare i figli da soli. La struttura – ha concluso il primo cittadino – va a risolvere il problema di queste famiglie che hanno già deciso: sette ragazzi entreranno a breve». Il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, si è affidato all’ultima lettera scritta dal Papa “Magnifica humanitas” per sottolineare la bellezza del progetto: «L’umanità è magnifica, questa idea scardina il concetto di disabilità. Definire una persona disabile vuole dire ragionare con logiche economiche e produttive. Ma una persona è magnifica non per quello che produce, ma perché è una persona. Partire da questo è un atto di fede. E se venite qui lo vedete». C’è una parola che torna spesso quando si parla di Di Bolina: controvento. Andare di bolina significa proprio questo: non seguire la direzione del vento, ma usarla, abilmente, per avanzare lo stesso verso la propria meta.

Il vescovo Nazzareno Marconi, Michela Menghi, Fabrizio Bencini e Matteo Cioci
L’inaugurazione di questo pomeriggio è il risultato di anni di navigazione così: ostinata, creativa, autentica. Un centro residenziale che non vuole assomigliare a nessun altro luogo, perché non è un luogo qualunque. È una casa. È il futuro che qualcuno si era preoccupato di costruire prima che il tempo lo consumasse. È la risposta concreta a quella domanda semplice e devastante che ogni genitore di una persona con disabilità porta con sé nel silenzio: e dopo di noi, chi ci sarà? L’apertura del Centro residenziale Dopo di Noi non riguarda soltanto Treia: la struttura è pensata come presidio territoriale per l’intero Ambito sociale 15.

Presente anche la sottosegretaria alla presidenza della Giunta della Regione Marche Silvia Luconi: «Abbiamo bene a mente quali siano le reali necessità e anche cosa si fa in questo importante fazzoletto di terra. Questo è solo l’inizio di un cammino importante e sono certa che insieme faremo ancora tanta strada, a testa bassa, senza false promesse ma con un impegno: quello di dare merito a chi in questo luogo ci ha messo cuore, fatica, investimento in maniera disinteressata. Le istituzioni ci sono – ha concluso – prendiamoci per mano e portiamo a casa quello che serve ai ragazzi che sono l’anima di questo luogo».

Silvia Luconi
Il nuovo centro si sviluppa su circa 850 metri quadrati, all’interno di un’area verde di circa 9mila metri quadrati. L‘intero iter è stato portato avanti in stretta e proficua collaborazione con la struttura del Commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, guidata da Guido Castelli, presente all’evento, a testimonianza di come la rinascita post-terremoto passi prioritariamente attraverso la rigenerazione del tessuto sociale e dei servizi alla persona.Da oggi, quel soffio di vento ha una casa accogliente in via Arno, le cui luci rimarranno accese, finalmente, anche di notte.

Il commissario alla Ricostruzione Guido Castelli, Michela Menghi e Matteo Cioci






Gli interni delle case






Fabio Renzi Quarchioni


Francesco Prioglio